Il 24 aprile si commemora il genocidio armeno. È il 108° anniversario

Nel 1915 una serie di massacri compiuti dal governo ottomano ai danni della comunità cristiana armena, causò un milione e mezzo di vittime e originò la diaspora.

Ogni 24 aprile a Erevan, capitale dell’Armenia, armeni provenienti da tutto il mondo marciano fino al  Tsitsernakaberd, il memoriale del genocidio, dove arde la fiamma eterna in ricordo delle vittime.

Il giorno della commemorazione si rifà alla storica notte tra il 23 e il 24 aprile del 1915, quando i Giovani Turchi, al governo dal 1908, avviarono il Genocidio con l’arresto e la deportazione della classe intellettuale armena di Costantinopoli (l’attuale Istanbul), allora capitale dell’Impero Ottomano.

La persecuzione proseguì fino al 1919, causò un’ondata di migrazione che oggi va dai 6 ai 7 milioni di persone insediate soprattutto in Francia (una comunità di circa 500mila persone) e negli Stati Uniti.

In Italia ne vivono poco più di 1300, concentrate in Veneto (dall’antico rapporto con la Repubblica dei Dogi), Lombardia,  Piemonte, Lazio (Roma), in Campania (Napoli) e in Puglia, dove negli anni ’20  Bari concesse ai primi esuli un terreno dove vi edificarono il villaggio di Nor Arax, ancora esistente.

Antonia Arslan, la voce armena in Italia

Veneta è  Antonia Arslan, già professoressa di Letteratura italiana dell’Università di Padova, scrittrice e traduttrice italiana di origini armene, voce dei suoi avi in Italia: in merito ricordiamo il suo Il canto del pane e Mari di grano, traduzioni delle silloge del poeta armeno Daniel Varujan (1884 – 1915); Hushèr. La memoria. Voci italiane, raccolta di sopravvissuti rifugiati in Italia; La masseria delle allodole, il suo primo e premiato romanzo, pubblicato nel 2004 da Rizzoli e portato al cinema dai fratelli Taviani nel 2007, dove, partendo dai ricordi familiari, racconta la tragedia del popolo armeno, tema ripreso nel nuovo romanzo Il destino di Aghavnì” (edizioni Ares).

La commemorazione a Padova

Il 24 aprile 2023 Antonia Arslan ha partecipato alla commemorazione del 108° anniversario del Genocidio – che gli Armeni chiamano Grande Male, organizzato a Padova dal Comune, nella propria sede di Palazzo Moroni, dove è stata deposta una corona di alloro presso il bassorilievo in bronzo in ricordo del massacro armeno.

Oltre al sindaco Sergio Giordani, hanno partecipato alla cerimonia anche Flavia Randi presidente dell’Associazione Italiarmenia  e padre Hamazasp Kechichian della Congregazione Mechitarista dell’Isola di San Lazzaro degli Armeni di Venezia.

Successivamente nella Chiesa di Sant’Andrea è stata celebrata la liturgia in rito armeno, officiata dai Padri della Congregazione Mechitarista dell’isola di San Lazzaro degli Armeni di Venezia.

Genocidio negato. L’Armenia oggi

Era ancora impero ottomano quando iniziò il negazionismo nei confronti del genocidio, riconfermato anche quest’anno dal Governo turco che ne ha contestato le commemorazioni.

Mentre nella piccola Armenia caucasica, indipendente dal 1991 con la caduta dell’Unione Sovietica, risparmiata dal Grande Male  perché parte dell’Impero dello Zar di tutte le Russie, oggi il suo  popolo vive una situazione molto difficile a causa dell’ attacco della vicina Azerbaijan dello scorso settembre e che da allora ha bloccato l’enclave  Nagorno-Karabakh, popolato dagli esclusivamente dagli armeni, secondo l’Associazione  Oevre d’Orient, completamente isolati dal mondo e sotto la scure che la tragica storia possa ripetersi.

 

 

Immagine: 1) Aprile 1915 – civili armeni in marcia forzata verso il campo di prigionia di Mezireh, sorvegliati da soldati turchi armati (photo by WikiCommons); 2-4 copertine (a sinistra e a destra) dei libri della scrittrice Antonia Arslan, al centro un fotogramma dal film dei fratelli Taviani, tratto dal suo libro ‘La masseria delle allodole’; 5) Erevan (Armenia) la fiamma eterna del memoriale Tsitsernakaberd, in memoria delle vittime del genocidio ((photo by WikiCommons)

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