Gaza senza parole. Trame di perdita, fili di resistenza

Il Palestine Museum US presenterà alla Biennale di Venezia la mostra Senza parole, formata da 100 pannelli ricamati in tatreez, realizzati da donne che vivono nei campi profughi e nei villaggi in Libano, Giordania e Cisgiordania – oltre che in altre parti del mondo – come testimonianza della strage e devastazione di Gaza.

Mentre cadevano le bombe da qualche parte una donna “tirava un filo rosso attraverso un tessuto bianco – riporta il Museo – e la sua mano commemorava meticolosamente la memoria di ogni anima persa, ogni ospedale bombardato, ogni casa rasa al suolo”.

La mostra, il cui titolo completo è Gaza – No Words – See the Exhibit, è stata annunciata come evento collaterale ufficiale del festival, della durata di sei mesi.

La valenza simbolica del Tatreez

Tatreez è il termine arabo che indica il ricamo, ma nel tempo è divenuto sinonimo della tradizione palestinese del punto croce. Storicamente realizzato principalmente su abiti e tessuti, i suoi motivi, colori e disegni sono segni distintivi dell’identità regionale, delle radici familiari e dello status sociale.

Nel 2021 questa pratica è stata riconosciuta come Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO e, nel corso degli anni, ha assunto un significato ancora più ampio, diventando simbolo della memoria collettiva e della continuità culturale del popolo palestinese.

L’Arazzo della Storia Palestinese: 5,5 milioni di punti

Il Palestine Museum US – fondato nel 2018 dall’imprenditore palestinese-americano Faisal Saleh a Woodbridge nel Connecticut -, con questa esposizione racconta la distruzione di Gaza avvenuta tra il 2023 e il 2025. Definita l’Arazzo della Storia Palestinese”, è composta da opere, la cui dimensione di ciascuna misura 50 × 80 centimetri e ha richiesto fino a 55.000 punti, per un totale complessivo di 5,5 milioni di punti.

Per il Museo si tratta di una testimonianza collettiva a punto croce “che si rifiuta di lasciare che il mondo dimentichi ciò che viene fatto e a chi”.

L’arte del tatreez, quindi, è qui capovolta: se un tempo adornava abiti da sposa come simbolo della vita, oggi documenta rovine e carestia e vuole sollecitare la giustizia da parte della comunità internazionale. Si offre, inoltre, come opportunità di sostegno materiale: il visitatore anche virtuale potrà, infatti, con un contributo, adottare un’opera e ottenere il proprio nome ricamato accanto a quello dell’autrice.

 

Mostra: Gaza, senza parole (Gaza – No Words – See the Exhibit) – Palestine Museum US

dove: Palazzo Mora, Venezia;

quando: dal 9 maggio al 22 novembre 2026;

ingresso gratuito

 

Immagine: locandina della mostra ‘Gaza, senza parole’  a Venezia nell’ambito della Biennale

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