La mappa della mente di Eco custodita a Palazzo Poggi
Umberto Eco e l’Università di Bologna: una storia più lunga di una vita. L’autore de Il nome della rosa – un bestseller da oltre 50 milioni di copie vendute nel mondo, ormai diventato un classico – iniziò a insegnarvi nel 1971 e continuò fino al 2007, quando lasciò l’Ateneo per sopraggiunti limiti di età.
Nel 1971 Eco aveva contribuito alla fondazione del corso di laurea in DAMS (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) affiancando l’ideatore, il grecista Benedetto Marzullo, mentre nel 1993 creò il corso in Scienze della Comunicazione.
Nel 1975 divenne professore ordinario di Semiotica, più tardi direttore dell’Istituto di Comunicazione e Spettacolo del DAMS e, nel 2000, figura apicale della Scuola Superiore di Studi Umanistici (SSSUB). Quest’ultima, istituzione di alta formazione e piattaforma per la ricerca avanzata nelle scienze umane, fu un’ennesima “creatura” di Eco, tanto che alla sua scomparsa, nel 2016, l’UniBo ne ha cambiato il nome in Centro Internazionale di Studi Umanistici “Umberto Eco” (CUE).
Quale luogo migliore se non Palazzo Poggi
Quale luogo ideale poteva, allora, ospitare la sua biblioteca, costituita da 32mila volumi, provenienti dalla casa-studio milanese, se non Palazzo Poggi, il superbo edificio del XVI secolo, sede centrale e rettorato dell’Università di Bologna – Alma Mater Studiorum.
Ed eccoli qui quasi tutti, in occasione del decimo anniversario della scomparsa dell’illustre semiologo e massmediologo, nell’ala novecentesca del rettorato, sede anche del polo museale, dopo la donazione che gli eredi ne hanno fatto allo Stato.
Il buon vicino
I libri rispettano la stessa disposizione voluta da Eco, in modo da trasmettere, oltre al patrimonio culturale, anche i criteri di organizzazione autoriale della biblioteca originaria. Questa disposizione segue il principio del buon vicino, teorizzato dallo storico e critico d’arte Aby Warburg e sottoscritto dallo stesso Eco; come spiegato dal Comune di Bologna trattasi di un’organizzazione che valorizza le relazioni interdisciplinari, i rimandi tra i testi e le affinità tematiche e che costituivano parte integrante del suo metodo di lavoro.
Completeranno il fondo gli oltre 11mila testi provenienti dalla casa di campagna a Monte Cerignone, nelle Marche, che saranno integrati rispettando la medesima logica originaria.
C’è anche Linus nella biblioteca del mondo
A lavoro completato, il fondo sfiorerà i 45mila volumi contemporanei, la cui sistemazione ha richiesto un sofisticato lavoro di documentazione e mappatura di una collezione a dir poco enciclopedica, che include anche la raccolta completa della rivista Linus, co-fondata da Eco nel 1965.
Questo immenso patrimonio culturale, al quale il regista Davide Ferrario ha dedicato, nel 2022, il documentario Umberto Eco – La biblioteca del mondo, è ora a disposizione di tutti, previa prenotazione tramite email all’indirizzo: bliotecaeco@unibo.it.
Tutte le informazioni sono disponibili sul sito: site.unibo.it – eco.
Immagine: Umberto Eco fra i libri della sua biblioteca personale, da luglio 2026 all’Università di Bologna e alla quale nel 2022 il regista Davide Ferrario ha dedicato il documentario ‘La biblioteca del mondo’, disponibile su RaiPlay

