Le sfilate di moda. Oggi Ieri Domani

La moda è divenuta peraltro uno dei mezzi più potenti di comunicazione di massa ed è forse il più indicativo esponente di una civiltà dei consumi (Rosanna Pistolese, “La moda nella storia del costume”)

Alberta Ferretti PE 2016

Alberta Ferretti PE 2016

Non essere ridicola Andrea, tutti vogliono questa vita, tutti vorrebbero essere noi..” dice Miranda a Andy nel celebre film “Il diavolo veste Prada”. E la vita che tutti desiderano raggiunge il suo apogeo nel corso delle settimane della moda, che si celebrano nelle big four, ossia le quattro capitali della moda: New York, Londra, Milano e Parigi.

Stiamo parlando delle sfilate di moda femminile e maschile dei grandi marchi internazionali che presentano le loro collezioni due volte l’anno: a febbraio e marzo per la stagione autunno- inverno e settembre – ottobre per la stagione primavera – estate. Le collezioni presentate in passerella, sono in vendita l’anno successivo.

Il primo febbraio 2016 New York ha inaugurato la propria settimana della moda con la collezione uomo, per proseguire fino al 18, con la collezione donna. Seguono a ruota, Londra dal 19 al 23 febbraio, Milano dal 24 febbraio al primo marzo e Parigi dall’1 al 9 marzo 2016.

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Charles Frederick Worth, seconda metà dell’800

E sfilata di moda fu: Worth il primo sarto-designer

La sfilata di moda, ossia la presentazione periodica degli abiti indossati dalle modelle, nasce a Parigi nella seconda metà dell’800. Fino allora ogni modello veniva presentato al committente, realizzato in miniatura, su appositi pupazzi.

La tradizione è concorde nel riconoscere Charles Frederick Worth, inglese trapianto a Parigi nel 1845, come il pioniere dello stilismo e del sistema moda, com’è inteso ancora oggi.

Fu Worth, infatti, a ideare la sfilata delle sue creazioni, indossate dalle modelle, in anticipo rispetto alla stagione, cambiando per ogni stagione fogge, tessuti e accessori. A lui appartiene l’idea di applicare a ogni capo l’etichetta con il nome della propria Maison, di fornire al mercato i cartamodelli dei suoi modelli per evitare le imitazioni, a rendere ogni capo da lui creato unico, realizzando un’impresa creativa, molto redditizia.

Con Worth nasce il concetto del sarto – artista, capace di dettare le sue idee di abbigliamento alle signore del suo tempo, a fare della presentazione dei suoi modelli, degli autentici eventi mondani e promozionali all Haute Couture o, sarebbe forse più giusto dire, alla Moda che va di moda.

Le sfilate dell’Italy at work

Moda italiana, anni '50

Moda italiana, anni ’50

In Italia, gli storici del settore sono concordi nel riconoscere il 1951, come data fondativa delle sfilate di moda nazionali, quando Giovanni Battista Giorgini, riesce a riunire a Firenze gli atelier romani, la moda pronta milanese, la stampa specializzata e i compratori.

Per anni Firenze rappresenta la capitale della moda italiana femminile per poi diventare l’icona della moda maschile con Pitti Uomo, manifestazione di risonanza internazionale.

Nei primi anni 70 si affaccia sul panorama della moda, Milano, già centro creativo e produttivo del prêt á porter italiano; nel giro di pochi anni nelle passarelle della città, iniziano a sfilare nomi che sarebbero diventati il simbolo stesso del Made in Italia, come Krizia e Missoni. E, infatti, negli anni 80 Milano si guadagna lo scettro di capitale della moda internazionale, seconda solo a Parigi.

Dalla Haute Couture al prêt á porter: le sfilate al tempo del web

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Pitti Uomo, manifestazione internazionale della moda maschile

Importanti novità si vanno profilando nell’ambito della moda e del suo sistema. L’Haute Couture (abiti di alta moda, realizzati dai sarti in modo artigianale), è riuscita a resistere all’incalzante industria del prêt á porter, ma sfila solo a Parigi due volte l’anno, a gennaio e a luglio, proponendo capi per la stagione successiva. La sua produzione a mano, con tessuti pregiati e la massima attenzione ai dettagli, inevitabilmente, ha dei costi molto elevati e si rivolge a una clientela molto ristretta.

Nell’ambito del prêt á porter, il sistema delle sfilate così com’è stato concepito nel tempo, si sta dimostrando non adatto a fronteggiare le nuove logiche del mercato e, soprattutto, la rivoluzione dell’informazione determinata da internet e dai social media.

Primo dell’avvento del web, la moda aveva i suoi tempi precisi, per cui dalla presentazione dei modelli in passerella, passando per l’informazione e la pubblicità, aveva circa sei mesi di tempo per provvedere alla produzione. E i clienti aspettavano che i capi arrivassero in boutique.

L’informazione in tempo reale del web, che permette di vedere all’istante le collezioni di moda, ha accelerato anche la domanda, al punto che gli appuntamenti fissi delle settimane della moda, non sono più sufficienti.

gonne AI 2016

gonne AI 2016

Il sistema della moda, cerca di rispondere a questo fenomeno, con varie iniziative. Da qualche anno organizza delle pre-collezioni; ossia qualche mese prima delle settimane della moda ufficiali, presenta delle collezioni, solo nell’ambito moda-donna, dove anticipa alcune delle linee di moda, in modo da coprire la richiesta continua di novità, lasciando agli appuntamenti “storici” il compito di evento mondano e altamente pubblicitario.

Altra iniziativa per tenere il passo dei tempi è mettere in vendita on line i capi della collezione, contemporaneamente o subito dopo la sfilata, come fa ad esempio Versus (seconda linea di Gianni Versace) dal 2014 e, come si accingono a fare anche altri importanti brand.

Non è peregrina, quindi, la domanda che si pongono alcune testate del settore, ossia se le settimane della moda così concepite servano ancora.

Ma questa domanda oltre che i produttori del settore coinvolge anche le Camere della Moda che organizzano le sfilate. Anche per loro scatta la sfida di riuscire a concepire un’offerta innovativa che sappia rispondere alle nuove esigenze dei nostri tempi.

Fonti consigliate

La moda nella storia del costume di Rosanna Pistolese

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