Vespa Piaggio. Inutile tentare di imitare l’inimitabile

La Vespa Piaggio è unica e inimitabile. L’ha stabilito l’Europa o meglio l’Euipo (European Union Intellectual Property Office) che regola la Proprietà Intellettuale e che ha dichiarato nullo il design (già registrato) dello scooter simil Vespa che un signore cinese aveva esposto all’EICMA (il Salone delle 2 ruote) di Milano, nel 2019.

In quell’occasione il Gruppo Piaggio era intervenuto prontamente presso le autorità della manifestazione milanese, chiedendo e ottenendo la rimozione dello scooter cinese. Ora l’azienda con una nota comunica la decisione dell’Ufficio europeo di annullare la registrazione del mezzo cinese ritenendolo “incapace di suscitare un’impressione generale differente rispetto al design registrato della Vespa Primavera” che è, dunque , nient’altro che “un illecito tentativo di riproduzione dei suoi fregi estetici”.

“Vespa Primavera – dichiara ancora la nota – è protetta dal design registrato dal Gruppo Piaggio nel 2013, dal marchio tridimensionale relativo allo scooter Vespa e dal diritto d’autore che tutela il valore artistico della forma di Vespa”; una tutela che ha portato negli ultimi anni “a ottenere la cancellazione di oltre 50 marchi registrati da terzi”. Tutti tentativi falliti di imitare l’inimitabile.

La Vespa è nata nel 1946, quando Enrico Piaggio, subito dopo la Seconda guerra mondiale si dedicò alla ricostruzione del grande stabilimento omonimo di Pontedera (Pisa).

La Piaggio era stata fondata nel 1884 a Genova dal padre Rinaldo. Dapprima dedita alla costruzione di arredamenti navali, successivamente estese la sua produzione alle carrozze e vagoni ferroviari, motori, tram e carrozzerie speciali per autocarri, fino ad arrivare, con la Prima guerra mondiale, a essere protagonista nel settore aereonautico, costruendo idrovolanti e aeroplani con tale successo da acquistare 2 fabbriche di aeri toscani, la prima a Pisa nel 1917, la seconda, più piccola, nel 1921 a Pontedera. Alla fine degli anni Venti gli stabilimenti della Piaggio & C. erano 4: i liguri a Sestri Ponente e Finale Ligure dedicati ai settori navali e ferroviari e i toscani per l’industria aeronautica. L’inizio della Seconda guerra mondiale vedeva la Piaggio  tra i più grandi produttori italiani di aeri ma come tale durante il conflitto  fu per il nemico un obiettivo militare strategico.  E, infatti,  gli stabilimenti di Genova, Finale Ligure e Pontedera vennero pressoché distrutti.   E i figli di Rinaldo (morto nel 1938), Armando ed Enrico, a guerra conclusa, dovettero occuparsi di risollevare e riavviare la produzione industriale: il primo in Liguria, il secondo in Toscana.

Per risollevare le sorti dell’azienda, Enrico Piaggio puntò alla riconversione industriale,  pensando alla produzione di un mezzo di trasporto totalmente nuovo: su 2 ruote, economico, a basso consumo, agile, leggero, adatto alla guida di tutti. Nacque cosi il prototipo MP5, chiamato dagli operai Paperino, per la sua forma. Un primo tentativo che non soddisfece Enrico che chiese all’ingegner Corradino D’Ascanio di rivedere il progetto e fu realizzato il prototipo MP6, un mezzo che con Paperino non aveva più nulla a che fare e che centrava il bersaglio.  Il nome questa volta glielo diede lo stesso Enrico Piaggio, il quale quando vide il nuovo modello esclamò: “Sembra una vespa!”.  Era nato lo scooter.

Il brevetto della Vespa venne depositato dalla Piaggio & C. Spa il 23 aprile del 1946; il modello venne presentato al Circolo del Golf di Roma e poi alla Fiera di Milano nello stesso anno. E piacque. Già nel 1950 si avviava la produzione della prima Licenziataria all’estero, in Germania, alla quale seguirono quelle in Gran Bretagna e Francia nel 1954: lo stesso anno in cui iniziava la produzione spagnola con la Moto Vespa S.A. di Madrid, fondata nel 1952. Pochi anni dopo la Vespa varcava i confini europei per essere prodotta in 13 Paesi e commercializzata in 114. Nel 1960 superò il traguardo di 2 milioni di scooter prodotti, di 4 milioni nel 1970, di oltre 10 nel 1988 fino agli attuali 18 milioni e oltre.

Nel 1964 Enrico Piaggio – che già precedentemente si era separato dalle aziende liguri dedite all’aereonautica – comprò dal fratello Armando la parte restante della Piaggio & C. Spa.

La Vespa è diventata un’icona del design italiano nel mondo anche grazie al cinema. Non si può raccontare la sua storia senza citare il film Vacanze Romane del 1953, film del regista William Wyler . dove lo scooter è protagonista guidato da Gregory Peck che insegna a condurlo ad Audrey Hepburn – e qualche decennio dopo, Caro Diario del 1994 che vede Nanni Moretti scorrazzare sulla Vespa per le semi-deserte vie di una Roma agostana.

Recentemente la storia di Enrico Piaggio nel periodo post-bellico e dell’ideazione della Vespa sono state raccontate dal film televisivo trasmesso da Rai 1, Un sogno italiano, dove l’industriale è interpretato dall’attore Alessio Boni.

 

 

Immagini 1) Museo Piaggio – Pontedera (Pisa); 2) Enrico Piaggio; 3) 1959, Bologna; 4) da sinistra gli attori Alessio Boni e Roberto Ciufoli, rispettivamente Enrico Piaggio e l’ingegner Corradino D’Ascanio nel film televisivo ‘Un sogno italiano’, trasmesso da Rai 1 nell’autunno 2019

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