Si stava meglio, quando si stava peggio? 

Un dato incontrovertibile che risulta da ricerche socio-pedagogiche è che l’essere umano durante la sua fase di crescita perde, o almeno, attenua, la capacità di pensiero divergente.
Nella mia attività professionale incontro migliaia di studenti della scuola secondaria di II grado; ultimamente mi sono ritrovata in un istituto di una città del Nord di Italia, in cui gli studenti del IV anno erano (ex terzo, siamo all’inizio dell’anno) erano molto più attivi da un punto di vista cognitivo ed emozionale rispetto agli studenti e studentesse del V anno.Un fenomeno che mi colpisce ogni qualvolta mi trovo ad affrontarlo.
La perdita di motivazione, nei confronti della scuola si perde negli anni, probabilmente per la natura stessa del sistema scuola, collettiva e verticistica che, inevitabilmente, non favorisce la creatività. Perdere interesse per la scuola, non equivale alla perdita di interesse per la conoscenza, m questa equazione non sempre è leggibile in età adolescenziale.
Ben vengano dunque quelle attività  che “deviano” (nel senso etimologico della parola) dalle attività “tradizionali” con una valenza formativo-professionale in senso lato, quale l’alternanza scuola lavoro – ora PCTO- percorso competenze trasversali orientamento – e altre tipologie di progetti, così come la didattica per competenze).
I docenti, genitori, dirigenti che evidenziano come ai loro tempi (stessi tempi della sottoscritta) non vi erano queste nuove metodologie e strategie didattiche e le cose andavano bene, probabilmente non considerano elementi sostanziali, quali:
– A quanti è andata bene?
– Quante persone (a prescindere dalla contingenza socio-economica, culturale personale) è soddisfatto della propria scelta formativo-professionale?
–  Quanti docenti durante la formazione primaria e secondaria hanno inibito il processo di apprendimento se non rispecchiava il loro metodo e le loro credenze?
– Quanti adulti alla domanda: “Se dovesse tornare indietro, che tipo di scuola sceglierebbe/corso di laurea? Rispondono: “Farei…..”
Allora, il quesito-ricerca che si pongono gli educatori è il seguente: “Perché non potenziare il processo di apprendimento, andando a modificare la didattica, l’organizzazione scolastica come accade in ogni settore professionale?”.
Potenziare il sistema educativo non significa operare tabula rasa dei sistemi attuali, ma studiare con attenzione i fabbisogni educativi attuali in una dimensione individuale e sociale e cercare di individuare soluzioni strategiche per migliorare il processo di apprendimento, senza tralasciare il contesto in ogni sua piega.
Si stava meglio quando si stava peggio o si può semplicemente stare meglio?
La risposta la troviamo in tutte quelle organizzazioni scolastiche aperte al territorio e ai fabbisogni formativo-professionali di studenti, docenti, personale scolastico, genitori che, nonostante gli ostacoli economico-gestionali, sociali, culturali, procedono verso il rafforzamento delle potenzialità del sistema scuola.
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