Progetto Great Life. Agricoltura resiliente per un’Italia vulnerabile

Great Life è il progetto coordinato dall’Alma Mater di Bologna che mira a sperimentare nuove colture resilienti per ridurre l’impatto del cambiamento climatico sulle attività agricole.

Culture biologiche prodotte con tecniche sostenibili, un obiettivo che si ottiene sostituendo colture tradizionali, come ad esempio il mais, con piantagioni resilienti come il sorgo africano e il miglio, cereali che, come spiega Giovanni Dinelli, docente del Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’Università di Bologna, “riducono i consumi idrici e, quindi, gli impatti sui territori, aumentano la biodiversità, sostenendo il reddito degli agricoltori”.

Rientra nel progetto, poi, creare una comunità, aperta a chiunque sia interessato al tema della sostenibilità, per parlare di scelte alimentari e del loro impatto sull’ambiente, sulla salute e sull’economia; con il coinvolgimento dell’intera filiera agro-alimentare si vuole ipotizzare tutti insieme un nuovo modello di produzione e di consumo. Partner dell’Università di Bologna, infatti, sono Kilowatt, Alce Nero, Comune di Cento e Life Cycle Engineering.

Il progetto Great Life (finanziato nell’ambito del Programma Life dell’UE) si fa particolarmente interessante dopo la pubblicazione della prima edizione del rapporto Territorio. Processi e trasformazioni in Italia, elaborato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), che descrive un’Italia con sempre più alberi e sempre meno aree agricole o adibite al pascolo.

Dal 2012 al 2017, gli anni presi in considerazione dal Rapporto, in Italia si è verificata una crescita di alberi del 4,7%, pari a 14 milioni di ettari concentrati, nelle zone marginali del Paese (non nelle città dove servirebbero) e una riduzione del 4% delle aree un tempo agricole, oggi urbanizzate o trasformatosi per abbandono in aree boschive che, spesso, ospitano specie aliene, che non garantiscono la biodiversità e compromettono la sicurezza alimentare.

La progressiva diminuzione della superficie a uso agricolo o a pascolo è avvenuta nelle zone pianeggianti  a prescindere dalla fertilità e dalla produttività dei terreni, provocata, dicevamo, dall’espansione urbana.

Il risultato del territorio italiano è un’alternanza di zone spopolate con altre ormai sovra sfruttate, intensamente popolate, con raggruppamento di infrastrutture e di agricoltura intensiva: una trasformazione delle superfici naturali o agricole o, per meglio dire, un degrado delle superfici, dove, oltre a essere arduo il loro ripristino allo stato preesistente,  il territorio è più vulnerabile ai cambiamenti climatici in atto.

Per tornare al progetto dell’Alma Mater, Great Life è l’acronimo della versione inglese di Crescita dell’agricoltura sostenibile, dove per crescita s’intende, anche quella di una comunità che “generi un cambiamento” quanto mai urgente se consideriamo i dati dell’ISPRA, “partendo da un immaginario collettivo” dice ancora il professor Dinelli “affinché la sostenibilità diventi atto creativo capace di diventare sistema”.

 

Fotografie dall’alto: piantagione di sorgo; ISPRA; professor Giovanni Dinelli

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