Come trasformare un grande evento in un’opportunità di ricerca, formazione e innovazione

Musica, tecnologia, ricerca, formazione e impresa si sono incontrate, per la progettazione condivisa del concerto Una favola per sempre di Ultimo che si è svolto lo scorso 4 luglio 2026.

Dalle misurazioni dell’impatto acustico al monitoraggio delle reti 4G e 5G: la sinergia tra l’Università Tor Vergata, e la produzione dello show ha trasformato un evento da 250mila spettatori in un’occasione unica per fare ricerca sul campo, innovare la gestione dei grandi flussi e offrire agli studenti un’esperienza formativa sul terreno.

Ne abbiamo parlato con il professore Mauro De Sanctis, Dipartimento di Ingegneria Elettronica, Università Tor Vergata

In che modo è nata e si è sviluppata la collaborazione tra l’Università di Roma Tor Vergata e la produzione del concerto di Ultimo, trasformando l’evento in un progetto interdisciplinare capace di unire cultura, ricerca scientifica e innovazione?

La collaborazione è nata dalla consapevolezza che un evento di queste dimensioni rappresentasse un’opportunità straordinaria per svolgere attività di ricerca e di didattica in un contesto reale di particolare interesse.

Un concerto con circa 250.000 spettatori concentra, nello stesso luogo e nello stesso momento, condizioni tecnologiche e logistiche di grande complessità, molto difficili da riprodurre in un laboratorio universitario. La produzione ha mostrato grande disponibilità nel consentire lo svolgimento delle attività sperimentali, purché queste non interferissero in alcun modo con l’organizzazione e lo svolgimento dell’evento.

Da questa collaborazione sono nati due distinti progetti di ricerca. Il primo, dedicato all’acustica, ha coinvolto docenti e studenti del Master in Ingegneria del Suono e dello Spettacolo ed è stato finalizzato allo studio della propagazione sonora nelle aree di backstage e in direzione del Policlinico Tor Vergata. Il secondo, dedicato alle telecomunicazioni, ha coinvolto docenti e studenti del Corso di Laurea in Ingegneria di Internet ed è stato rivolto allo studio del comportamento delle reti 4G, 5G e WiFi in presenza di un’elevatissima concentrazione di utenti.

L’iniziativa mostra come un grande evento possa rappresentare non solo un’importante sfida organizzativa e tecnologica, ma anche un’occasione di ricerca, formazione e collaborazione tra università, imprese e mondo della produzione.

Questo “grande laboratorio sul campo” ha permesso di studiare due fenomeni molto diversi, ma accomunati dalla presenza di un pubblico molto vasto. Per quanto riguarda l’impatto acustico, è stato analizzato anche il modo in cui il suono si propaga nelle aree laterali e retrostanti il palco. In che modo questo tipo di rilevazione può contribuire a comprendere meglio l’impatto acustico dei grandi eventi sull’ambiente circostante e la loro dimensione di sostenibilità?

Lo studio della propagazione sonora nelle aree laterali e retrostanti il palco rappresenta un ambito di particolare interesse, generalmente meno investigato rispetto alla propagazione del suono nell’area destinata al pubblico. Normalmente l’attenzione si concentra sull’area destinata al pubblico, mentre è altrettanto importante comprendere come il suono si propaghi verso le aree esterne, soprattutto quando nelle vicinanze sono presenti strutture sensibili come un ospedale.

Le misure effettuate ci consentiranno di validare i modelli di simulazione utilizzati nella progettazione acustica degli eventi e di migliorarne l’affidabilità, in particolare nella previsione della propagazione delle basse frequenze, che rappresentano l’aspetto più complesso da modellare.

L’obiettivo non era quello di valutare genericamente la sostenibilità dell’evento, ma di contribuire a una progettazione sempre più accurata degli impianti di diffusione sonora, affinché sia possibile garantire un’elevata qualità dell’ascolto per il pubblico limitando, al tempo stesso, l’impatto acustico nelle aree circostanti.

Per quanto riguarda invece l’attività di ricerca sulle telecomunicazioni, come si è svolta la raccolta e l’analisi dei dati, garantendo al tempo stesso il rispetto delle comunicazioni e della privacy degli utenti?

L’attività è stata svolta esclusivamente mediante monitoraggio passivo: sono stati registrati i segnali radio trasmessi dai telefoni cellulari presenti nell’area dell’evento, senza trasmettere alcun segnale e senza interagire con i dispositivi degli utenti o con le reti degli operatori. L’obiettivo non era analizzare le singole comunicazioni, ma misurare complessivamente quanto e come venissero utilizzate le risorse radio disponibili nelle diverse bande 4G e 5G.

La modalità di acquisizione utilizzata non consente di decodificare le informazioni trasmesse o ricevute dal pubblico e, quindi, di accedere al contenuto di telefonate, messaggi, dati o altre comunicazioni. L’analisi riguarda esclusivamente caratteristiche fisiche, spettrali e statistiche dei segnali, dalle quali è possibile ricavare indicatori aggregati dell’occupazione delle risorse radio e del livello di congestione della rete.

L’obiettivo della ricerca è, infatti, comprendere meglio che cosa accade alle reti mobili quando, in un’area relativamente circoscritta, si concentrano centinaia di migliaia di utenti. Evitare o limitare la saturazione delle reti è sempre più importante, perché molti servizi utilizzati quotidianamente dal pubblico dipendono dalla disponibilità della connettività mobile: dai pagamenti elettronici alle applicazioni di navigazione, fino ai servizi di mobilità condivisa e a numerose altre applicazioni digitali. I dati raccolti potranno quindi contribuire allo sviluppo di modelli statistici del traffico e, più in generale, allo studio di soluzioni per progettare e dimensionare in modo sempre più efficace le reti mobili in occasione di grandi eventi.

Quali sono state le sfide più interessanti o complesse che avete dovuto affrontare? Che cosa avete osservato sul campo e quali sono gli aspetti che vi hanno colpito maggiormente?

La principale sfida è stata integrare le attività di ricerca all’interno di un evento estremamente complesso, rispettando tempi molto rigorosi e senza interferire in alcun modo con l’organizzazione del concerto.

Come sono stati selezionati gli studenti e quale ruolo hanno avuto concretamente nelle diverse fasi del progetto?

Il coinvolgimento degli studenti è stato pensato in stretta relazione con i rispettivi percorsi formativi: gli studenti del Master in Ingegneria del Suono e dello Spettacolo hanno partecipato alla campagna di misure acustiche, mentre gli studenti del Corso di Laurea in Ingegneria di Internet sono stati coinvolti nelle attività sperimentali dedicate alle telecomunicazioni. In entrambi i casi, l’obiettivo è stato offrire loro l’opportunità di applicare sul campo le conoscenze e le competenze sviluppate durante il percorso di studi, partecipando direttamente a un’attività di ricerca in un contesto operativo di particolare complessità.

Il loro contributo è stato concreto in tutte le fasi del progetto: preparazione della strumentazione, installazione dei sistemi di misura, acquisizione dei dati durante l’evento e successiva analisi dei risultati. Per molti di loro è stata la prima occasione di lavorare su un progetto di ricerca sviluppato in un contesto operativo reale.

Che cosa significa, per chi studia Ingegneria, trovarsi a lavorare all’interno di un evento di questa portata? 

Significa poter osservare come le conoscenze acquisite durante il percorso universitario trovino applicazione in un contesto reale e particolarmente complesso.

Gli studenti hanno avuto l’opportunità di utilizzare strumentazione professionale, pianificare campagne di misura, raccogliere dati sperimentali e confrontarsi con problematiche che richiedono competenze multidisciplinari. Hanno inoltre lavorato insieme a docenti, ricercatori e professionisti del settore, sperimentando modalità di collaborazione che caratterizzano abitualmente i progetti di ricerca e sviluppo.

Quali competenze gli studenti e le studentesse hanno avuto l’opportunità di mettere alla prova e sperimentare sul campo?

Uno degli aspetti che emerge frequentemente nel confronto con gli studenti è proprio il desiderio di avere maggiori occasioni per mettere alla prova sul campo ciò che apprendono durante gli insegnamenti. La preparazione teorica è fondamentale, ma acquista ancora più valore quando può essere affiancata da esperienze pratiche che consentano di misurarsi con strumenti, vincoli, imprevisti e problemi reali.

Esperienze di questo tipo rappresentano quindi un’importante integrazione della formazione universitaria, perché permettono di creare un collegamento diretto tra conoscenze teoriche, attività sperimentale e applicazioni concrete.

Un’esperienza di questo tipo può rappresentare anche un’importante occasione di orientamento verso il mondo professionale in modo più specifico, poiché permette di comprendere meglio le proprie attitudini e a individuare con maggiore consapevolezza l’ambito professionale di maggiore interesse?

Senza dubbio. Lavorare in un progetto reale permette agli studenti di confrontarsi direttamente con attività, responsabilità e modalità operative che acquistano una dimensione diversa quando vengono sperimentate sul campo. Alcuni possono scoprire una maggiore inclinazione verso la ricerca scientifica, altri verso la progettazione e la sperimentazione di sistemi complessi, altri ancora verso settori specifici come le telecomunicazioni, l’acustica o le tecnologie applicate ai grandi eventi.

Un aspetto particolarmente importante è stato inoltre il confronto diretto con tecnici, aziende e professionisti che operano quotidianamente in questi ambiti. Questo permette agli studenti di conoscere più da vicino figure e percorsi professionali diversi e di comprendere quali competenze, anche trasversali, siano effettivamente richieste nel mondo del lavoro.

Esperienze di questo tipo aiutano quindi a maturare una maggiore consapevolezza non soltanto delle proprie attitudini, ma anche del tipo di attività e di ambiente professionale nel quale ci si immagina di lavorare in futuro.

Rappresentano, in questo senso, un’importante occasione di orientamento, perché consentono di iniziare a costruire le proprie scelte professionali sulla base di un’esperienza concreta e del confronto diretto con il mondo della ricerca e dell’industria.

Il concerto è stato progettato prestando particolare attenzione anche ai temi dell’accessibilità e dell’inclusione, con prove generali dedicate a 1.500 persone con disabilità. Dal suo punto di vista, quale ruolo può svolgere la tecnologia nel rendere un grande evento realmente accessibile e permettere a tutti di viverlo pienamente?

Ritengo che la scelta di dedicare le prove generali a 1.500 persone con disabilità abbia avuto un valore particolarmente significativo, perché ha posto concretamente il tema dell’accessibilità al centro di un evento di grandissime dimensioni.

Pur trattandosi di un’iniziativa distinta dai nostri progetti di ricerca, credo che rappresenti un messaggio importante: rendere un evento realmente inclusivo significa impegnarsi attivamente per individuare e abbattere le barriere che possono limitarne la piena partecipazione.

La tecnologia può offrire un contributo fondamentale in questa direzione, a condizione che venga progettata a partire dalle esigenze delle persone.

Nello specifico quali strumenti possono rendere particolarmente accessibile un evento?

Sistemi audio e video, strumenti di comunicazione, informazioni in tempo reale, servizi digitali e soluzioni per la mobilità possono contribuire a superare barriere fisiche, sensoriali e informative, favorendo una partecipazione più autonoma e completa.

La sfida è quindi progettare fin dall’inizio un evento per tutti, nel quale l’accessibilità non sia un elemento aggiuntivo o una soluzione introdotta a posteriori, ma uno dei criteri alla base delle scelte organizzative e tecnologiche.

Significa mettere competenze, organizzazione e innovazione al servizio delle persone, lavorando concretamente per rimuovere le barriere e permettere a ciascuno di vivere pienamente l’esperienza dell’evento.

Secondo lei, che cosa dovrebbe cambiare nel modo in cui oggi progettiamo gli eventi e gli spazi destinati ad accogliere un pubblico così numeroso, affinché siano sempre più accessibili, inclusivi e sostenibili?

Credo che i grandi eventi debbano essere progettati sempre più come sistemi complessi, nei quali acustica, telecomunicazioni, sicurezza, mobilità e accessibilità siano affrontate in modo integrato fin dalle prime fasi della progettazione. Quando centinaia di migliaia di persone si concentrano nello stesso luogo, infatti, non è sufficiente progettare ciò che avviene all’interno dell’area dell’evento: è altrettanto importante garantire che l’arrivo, l’ingresso e, soprattutto, il deflusso del pubblico possano avvenire nel modo più fluido, ordinato e sicuro possibile.

Come si può garantire ordine e fluidità nella gestione di eventi caratterizzati da una grande partecipazione?

Si può garantire attraverso una pianificazione molto attenta della mobilità, dei percorsi di accesso e uscita, del trasporto pubblico, delle aree di attesa e dei servizi a disposizione degli spettatori. In questo contesto, la tecnologia può fornire un contributo importante, permettendo di monitorare i flussi, fornire informazioni aggiornate e supportare le persone nelle diverse fasi della loro esperienza, dall’arrivo fino al rientro a casa.

In questo quadro, anche le infrastrutture di telecomunicazione devono essere considerate parte integrante della progettazione di un grande evento. Una concentrazione così elevata di utenti può portare le reti mobili a condizioni di forte congestione proprio quando il pubblico ha maggiore necessità di accedere ai servizi digitali: per effettuare pagamenti, comunicare, utilizzare applicazioni di navigazione, consultare informazioni sui trasporti o accedere ai servizi di mobilità condivisa.

Dunque, per eventi di queste dimensioni può essere necessario prevedere, già in fase di pianificazione, un adeguato potenziamento temporaneo delle infrastrutture esistenti. In che modo?

Si può procedere anche attraverso l’installazione di stazioni radio base aggiuntive e di reti wireless temporanee dedicate. L’obiettivo è aumentare la capacità disponibile nelle aree e nelle fasce orarie di maggiore concentrazione del pubblico, tenendo conto non soltanto dell’area del concerto, ma anche dei percorsi di ingresso e di deflusso e delle zone circostanti.

Il dimensionamento di queste infrastrutture dovrebbe essere parte integrante della progettazione dell’evento, così come lo sono la mobilità, la sicurezza o l’impianto di diffusione sonora.

Come si possono utilizzare le informazioni rilevate, per migliorare la progettazione di eventi futuri?

Le tecnologie oggi disponibili consentono di acquisire dati sul comportamento reale delle infrastrutture e di utilizzare queste informazioni per migliorare progressivamente la progettazione degli eventi successivi.

Ed è proprio qui che la ricerca scientifica può offrire un contributo importante: trasformare ciò che viene osservato sul campo in dati, modelli e strumenti quantitativi che permettano anche di stimare preventivamente la capacità di rete necessaria e di individuare dove e quando sia opportuno introdurre infrastrutture wireless aggiuntive.

Come si garantisce un’esperienza positiva, fluida e sicura per gli spettatori durante manifestazioni di questa portata?

L’obiettivo dovrebbe essere quello di progettare l’evento nel suo insieme, considerando l’intero percorso dello spettatore e facendo in modo che anche manifestazioni con una densità di pubblico eccezionale possano essere vissute in maniera fluida, sicura e accessibile, riducendo al tempo stesso l’impatto sulla vita quotidiana delle aree circostanti.

In un progetto di questa dimensione, in cui università, studenti, aziende e produzione lavorano insieme, quali competenze fondamentali emergono per una collaborazione efficace? 

La collaborazione tra realtà così diverse richiede prima di tutto capacità di dialogo, condivisione degli obiettivi e disponibilità a comprendere esigenze e linguaggi differenti. Ognuno porta infatti competenze specifiche: l’Università contribuisce con la ricerca e il metodo scientifico, le aziende con le proprie tecnologie e competenze specialistiche, mentre la  produzione mette a disposizione una straordinaria esperienza organizzativa e una conoscenza approfondita delle esigenze operative di un grande evento.

Per gli studenti un evento con le suddette caratteristiche rappresenta un’importante occasione per sviluppare competenze trasversali quali il lavoro di squadra, la pianificazione delle attività, la gestione del tempo e la capacità di comunicare e collaborare con figure professionali provenienti da ambiti diversi.

Rispetto alle competenze trasversali, quali ulteriori abilità trasversali e, al tempo stesso tecniche sono emerse in modo significativo per un/una futuro/a ingegnere?

Un aspetto particolarmente formativo è  la capacità di affrontare situazioni nuove e gestire gli imprevisti. In un contesto operativo reale non tutto può essere previsto in anticipo: possono cambiare le condizioni di lavoro, possono emergere vincoli tecnici o organizzativi e può essere necessario modificare rapidamente quanto pianificato.

Imparare ad analizzare un problema, individuare una soluzione praticabile e prendere decisioni in tempi brevi, senza perdere di vista gli obiettivi e operando sempre in condizioni di sicurezza, rappresenta una competenza fondamentale per un/un’ ingegnere.

È proprio il confronto con situazioni non completamente prevedibili che permette agli studenti di sviluppare autonomia, capacità di adattamento e attitudine al problem solving. Sono competenze che completano la preparazione tecnica e che assumono un’importanza fondamentale tanto nella ricerca quanto nel successivo percorso professionale.

L’Università ha definito questa esperienza un caso di studio “senza precedenti”. Che cosa pensa rimanga del progetto? Una metodologia di lavoro? Un nuovo modello di collaborazione tra università, imprese e industria culturale? Nuove opportunità di formazione e orientamento per studenti e studentesse?

Credo che il risultato più importante sia aver dimostrato come un grande evento possa diventare anche un’opportunità di ricerca e formazione, integrando attività sperimentali complesse all’interno della macchina organizzativa senza interferire con il suo svolgimento.

Questo è stato possibile grazie alla disponibilità della produzione e alla capacità dei diversi soggetti coinvolti di individuare obiettivi comuni, conciliando le esigenze della ricerca e della didattica con quelle operative dell’evento.

Rimane innanzitutto un patrimonio di dati sperimentali di grande valore, raccolti in condizioni difficilmente riproducibili su questa scala in un laboratorio universitario. Questi dati continueranno a essere analizzati e potranno alimentare pubblicazioni scientifiche, attività didattiche, tesi e nuovi progetti di ricerca.

Quali sono le innovazioni che potranno apportare questi dati nel campo delle telecomunicazioni?

Potranno ad esempio, contribuire allo sviluppo di modelli statistici del traffico e allo studio di soluzioni per dimensionare meglio le reti in occasione di eventi ad altissima densità di pubblico. Nel campo dell’acustica consentiranno di confrontare le misure con i modelli previsionali e di migliorarne l’affidabilità, soprattutto nelle aree laterali e retrostanti il palco.

Ma credo rimanga soprattutto un modello di collaborazione. Università e imprese che non svolgono abitualmente attività di ricerca operano spesso con obiettivi, tempi, metodi e linguaggi differenti e non sempre hanno occasioni concrete per confrontarsi. In questo progetto, invece, il dialogo è avvenuto sul campo, intorno a problemi reali e obiettivi condivisi.

Quali sono le diverse competenze che l’Università e l’impresa hanno apportato a questo progetto multidisciplinare e multiprofessionale?

L’Università ha portato il metodo scientifico e la capacità di trasformare un problema in una domanda di ricerca; le aziende hanno messo a disposizione tecnologie, competenze specialistiche ed esperienza applicativa; la produzione ha contribuito con una capacità organizzativa indispensabile per operare all’interno di un evento di questa complessità.

La ricerca può aiutare le imprese e la produzione a comprendere e misurare fenomeni che emergono sul campo; allo stesso tempo, il confronto con problemi concreti, vincoli operativi e tecnologie realmente utilizzate può suggerire all’Università nuove domande di ricerca. È proprio in questo spazio di confronto che possono nascere idee, metodologie e soluzioni che difficilmente emergerebbero lavorando separatamente.

Rispetto alla dimensione puramente formativa che cosa ritiene che sia stata maggiormente efficace e arricchente per gli studenti?

Gli studenti hanno potuto vedere direttamente come competenze scientifiche, tecnologiche e organizzative diverse concorrano alla realizzazione di un progetto complesso. Hanno lavorato accanto a docenti, aziende e professionisti, confrontandosi non soltanto con gli aspetti tecnici, ma anche con tempi, responsabilità, imprevisti e necessità di coordinamento proprie di un contesto professionale reale.

È un’esperienza che arricchisce la formazione e, nello stesso tempo, offre strumenti importanti per orientare con maggiore consapevolezza le proprie scelte future.

Quale eredità spera che lasci questa esperienza al territorio e alle istituzioni coinvolte?

Mi piacerebbe  che una delle eredità di questa esperienza fosse proprio la capacità di creare occasioni nelle quali Università, imprese e produzione possano incontrarsi intorno a problemi concreti, imparare a parlare un linguaggio comune e trasformare un grande evento in un’opportunità condivisa di ricerca, formazione e innovazione.

 

 

 

Immagini: Roma – 1) il professore Mauro De Sanctis del Dipartimento di Ingegneria Elettronica, Università Tor Vergata a capo del team formato da studentesse e studenti che durante il concerto del cantante Ultimo hanno svolte una ricerca sulle tecnologie dello spettacolo, nello specifico riferita all’impatto acustico e delle telecomunicazioni; 2 -3) rivelazione dati per le ricerca durante il concerto con un pubblico di 250mila persone

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