Dispersione scolastica, il banco vuoto che interroga il Paese
La dispersione scolastica è solo un fallimento da imputare all’incapacità del corpo docente e del personale scolastico? O apre delle falde nel nostro sistema istituzionale? Senza dubbio, il fenomeno della dispersione scolastica è un fenomeno paragonabile a quelle ferite che faticano a rimarginarsi.
Talvolta, il tasso d’abbandono non fa rumore e viene spesso trattato come una variabile statistica, una percentuale da limare nei report europei per raggiungere i target prefissati dal Consiglio dell’Unione europea. Tuttavia, i costi dell’abbandono scolastico hanno un peso enorme e ricadono pesantemente sull’intero sistema paese.
Un giovane che abbandona precocemente il percorso formativo va incontro alla difficoltà di trovare lavoro, alla precarietà ed all’emarginazione sociale. Sul piano sociale, la dispersione scolastica mina le basi della convivenza civile, alimentando sentimenti di sfiducia nelle istituzioni e aumentando il rischio di devianza nelle aree più fragili.
L’eco di un banco vuoto richiama una narrativa complessa fatta di storie, di umanità diverse eppure unite da un denominatore comune: la fuga dal sistema scolastico.
L’Italia continua a registrare tassi di defezione scolastica superiori alla media europea. Perché i nostri ragazzi rinunciano al diritto agli studi? Di certo, il contesto familiare e sociale influenza talune scelte formative. Come se determinate strade siano di fatto obbligatorie per chi vive nelle periferie e nei sobborghi! E qui la questione geografica si fa oltremodo onerosa soprattutto se pensiamo al divario fra nord e sud. Come da tradizione, il Mezzogiorno supera lo storico antagonista (il settentrione) nella decisione di lasciare il percorso di studi. Dunque, la questione è solo geo- economica. Non si direbbe,
Prima di tutto, sarebbe riduttivo ricondurre la questione esclusivamente a fattori di natura materiale, anche se è innegabile che il sistema d’istruzione italiano si trovi ad affrontare alcune sfide significative.
I programmi scolastici, spesso condizionati da tempi e procedure di aggiornamento complessi, non sempre riescono a evolversi con la rapidità richiesta dai cambiamenti della società e delle modalità di comunicazione.
La sfida consiste nel trovare un equilibrio tra innovazione e solidità educativa, rimanendo al passo con i tempi senza cedere a forzature dettate dalle mode del momento.
In questa prospettiva, un ulteriore margine di sviluppo potrebbe risiedere in una più ampia diffusione di metodologie ispirate all’educazione non formale, che, attraverso laboratori e attività interattive, favoriscono un apprendimento maggiormente centrato sullo studente e sulla studentessa, integrando e arricchendo la didattica tradizionale . E viaggiando in lungo e in largo per il nostro amato stivale si possono raccogliere un ventaglio molto ampio di buone pratiche.
Un rafforzamento in tale direzione è stato avviato dal supporto Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza( PNRR ) che ha sostenuto attività di orientamento e tutoring nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Laboratori volti alla scoperta e valorizzazione di talenti, attitudini e passioni.
Ed è proprio con questo spirito che da anni si promuovono corsi di aggiornamento e di formazione continua rivolta al personale docente e a tutte quelle figure che gravitano intorno alla scuola.
Una scuola che mira ad aprirsi al territorio e al contesto lavorativo. Per dirla altrimenti: una scuola in rete, connessa con I cambiamenti repentini dei tempi Correnti.
Abba consiglia:
La dispersione scolastica in Italia: un’analisi multifattoriale (giugno 2022)
Rapporto Invalsi (2024)

