Il primo trapianto combinato da donatore vivente in Italia
Un cittadino serbo di 37 anni è la prima persona nel nostro Paese ad aver donato in vita due organi in simultanea (trapianto combinato). Sua figlia Sofija (il nome è di fantasia), di 7 anni, ha ricevuto un rene e una porzione di fegato dal papà lo scorso dicembre.
Padre e figlia stanno bene e sono già stati dimessi dall’Ospedale Papa Giovanni XXIII lunedì 19 gennaio, come riferisce la nota del nosocomio.
La piccola resterà a Bergamo per i controlli per i prossimi mesi, ma potrà condurre una vita regolare.
Guarita da una rara malattia genetica
La bimba soffriva da tempo di una rara malattia genetica che colpisce sia il fegato che i reni, e che la costringeva alla dialisi fin dall’età di 4 anni. La dialisi peritoneale domiciliare durava dalle 13 alle 18 ore al giorno, poi la necessità di ricorrere all’emodialisi ha limitato i movimenti della piccola, legata a sedute di dialisi eseguite a giorni alterni. Il quadro si è complicato dallo sviluppo di cirrosi epatica, che non consentiva l’esecuzione di un trapianto renale isolato.
Padre e figlia sono cittadini della Repubblica Serba e sono giunti al Papa Giovanni previa richiesta del Ministero della Salute Serbo. L’iter di un trapianto da donatore vivente in Italia è rigoroso e volto a garantire sia il donatore (che sceglie di donare senza condizionamenti esterni e bene informato sui rischi) ed il ricevente. Alla valutazione di idoneità della coppia è seguito il parere favorevole della Commissione Regionale di Parte Terza ed infine il nulla osta della Procura di Bergamo.
La bimba è arrivata a Bergamo ad ottobre con il papà e la mamma. Quando una malattia cronica colpisce sia il fegato che il rene, è importante stabilire una strategia che solitamente prevede il trapianto dell’organo più compromesso seguita a distanza di tempo dal trapianto del secondo organo. Nel caso della bambina serba entrambi gli organi erano compromessi e l’opzione di trapiantare simultaneamente il fegato ed il rene, nel corso dello stesso intervento comportava notevoli benefici. La bimba avrebbe potuto evitare di rimanere in dialisi per lungo tempo dopo il trapianto di solo fegato, organo salva vita, ed il padre avrebbe evitato un secondo intervento in anestesia generale. Il caso è stato discusso, come per tutti i trapianti, da un’équipe multidisciplinare.
Prima volta in Italia
L’intervento non era mai stato realizzato nel nostro Paese.
Esistono solo rari casi riportati in letteratura eseguiti in altri Paesi europei. Nelle fasi preparatorie del trapianto, la bimba è rimasta a lungo ricoverata nel reparto di Pediatria diretto dal prof. Lorenzo D’Antiga, dove ha proseguito la dialisi gestita con i colleghi della Nefrologia. La valutazione preliminare del padre donatore è stata eseguita nella Gastroenterologia 1 – epatologia e trapiantologia, diretta da Stefano Fagiuoli e nella Nefrologia diretta da Pierluigi Ruggenenti, con il centro trapianti renali di cui è responsabile Anna Rita Plati. Gli aspetti clinico-amministrativi sono stati seguiti dal Coordinamento prelievo e trapianto d’organo, di cui è responsabile Sergio Vedovati.
L’intervento
L’intervento ha avuto inizio alle ore 9.30 del 18 dicembre 20205, per concludersi 18 ore dopo.
In due sale chirurgiche attigue si sono alternati 6 chirurghi, 7 anestesisti e 20 figure infermieristiche. L’équipe chirurgica responsabile del prelievo d’organi nel padre era composta dai medici Stefania Camagni, Annalisa Amaduzzi, Flavia Neri e Martina Sala e per la parte anestesiologica dai medici Andrea Minini, Giusi Starita e Anna Zeduri.
L’intervento della bambina è iniziato con il trapianto di fegato eseguito dai chirurghi Domenico Pinelli e Marco Zambelli ed è proseguito con il trapianto di rene eseguito da Annalisa Amaduzzi e Flavia Neri. L’assistenza anestesiologica è stata eseguita da Emanuele Capaccio, Carlo Pirola ed Emanuela Cadei e dal responsabile del servizio Alberto Benigni. Gli infermieri strumentisti, di anestesia, di sala operatoria e gli OSS sono stati coordinati da Corrado Colombo. (fonte: Giovanni XXIII – Ospedale di Bergamo).
Immagine di un trapianto – foto di archivio dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo

