L’intelligenza artificiale, un artifizio umano a “uso” dell’Orientamento
Ormai è consuetudine comune considerare l’Intelligenza Artificiale uno strumento utilizzabile da più fronti, dunque una realtà che ridefinisce i confini dell’agire umano. In questo senso numerose professioni risentono del contagio degli algoritmi.
Da questa epidemia non è immune il settore dell’orientamento in ogni sua declinazione. Ecco che orientatori e orientatrici si trovano ad affrontare un dilemma etico: adottare l’IA come strumento operativo lasciando tuttavia spazio all’intervento umano e ai suoi corollari: il pensiero critico, l’empatia, la capacità analitica, l’empatia, la consapevolezza, la responsabilità.
Per tracciare una prima mappa di questa fenomenologia, l’associazione ADIFOR ha lanciato un’indagine conoscitiva rivolta ad orientatrici ed orientatori senior (il 61,8% dei rispondenti vanta oltre 5 anni di esperienza sul campo e il 26,5% che supera i 20 anni di attività).
La ricerca e a cura di a cura di Gabriella Glorioso, esperta di Orientamento e di Consulenza di Carriera.
Per la maggior parte gli esperti coinvolti risultano operanti nei diversi contesti: scolastico. universitario, professionale. Pertanto l’indagine offre una pluralità di punti di vista.
I risultati mostrano con chiarezza estrema che sul piano dell’adozione tecnologica, l’orientamento non è uno spettatore passivo: il 41,2% utilizza strumenti di IA “spesso” e il 14,7% “quotidianamente”, mentre il 35,3% vi ricorre “qualche volta”. Solo una quota residuale dichiara di non farne uso. Reazionari o rivoluzionari?
Ancora, i dati evidenziano che l’Intelligenza Artificiale è percepita primariamente come un potente ausilio soprattutto per velocizzare la preparazione di materiali (67,6%) e la raccolta di informazioni e dati (67,6%).
Quando si passa, però dai professionisti agli utenti finali, ovvero studenti, lavoratori e disoccupati la fotografia evidenzia delicate sfumature degne di nota e il il quadro si complica. Per la maggiore I beneficiari vi ricorrono soprattutto per cercare informazioni (73,5%), scrivere il Curriculum Vitae (52,9%) o svolgere elaborati (52,9%).
Quindi la macchina si sostituisce quasi del tutto alla riflessone critica, alla coscienza di sè, alla scoperta dei propri nei e punti di forza. E senza consapevolezza come si può scegliere?
Problematica ben evidente al gruppo di orientatori che, sebbene attribuiscano all’IA un punteggio di opportunità elevato (≥ 8 su 10), non escludono la complessità legata alle questioni pedagogiche: il 70% degli intervistati considera l’uso dell’IA un problema rilevante da gestire (voto tra 6 e 10), e nessun rispondente ha affermato che l’IA sia esente da complicanze etiche e teoretiche. L’algoritmo è una potente droga che può dare dipendenza creando zombi della conoscenza.
Ci sarà bisogno di comunità di recupero? Forse come indica l’indagine, si dovrà porre una maggiore attenzione alla costruzione di relazioni umane, alla gestione delle emozioni, all’ascolto attivo, all’empatia e a tutte quelle competenze che il gergo definisce soft, ma che rimandano sempre più alla solidità della loro natura.
Di fronte al dilagare degli algoritmi, l’indagine ADIFOR definisce con netta chiarezza il confine tra ciò che la macchina può ottimizzare e ciò che deve rimanere rigorosamente umano.
Per la quasi totalità del campione, la tecnologia non potrà mai sostituire la componente relazionale ed emotiva del percorso orientativo. Ed in effetti, seppur d’intelligenza si tratti, l’aggettivo artificiale ne indica la struttura. Il potere delle parole.
L’indagine rimane aperta fino al 31 dicembre 2026.

