15 luglio, la giornata del futuro che nessuno festeggia

Passa quasi inosservata, ma dal 2014 il 15 luglio è la Giornata mondiale delle competenze dei giovani (World Youth Skills Day).

Si tratta di una ricorrenza ancora poco popolare, percepita, forse. come un appuntamento burocratico e, spesso, limitato ai soli confini dell’ONU, tra tavole rotonde, conferenze e lunghi rapporti dell’UNESCO. Di fatto, l’evento si consuma dietro le quinte, con il nobile obiettivo di influenzare le politiche educative e orientare gli investimenti globali.

In Italia

Eppure in Italia il 15 luglio dovrebbe richiamare l’attenzione generale, considerato lo stato di emergenza in cui si trova il lavoro giovanile: a maggio 2026, l’ISTAT ha registrato un tasso di disoccupazione del 15,1% nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni. Chi lavora deve vedersela con il precariato e con i salari troppo bassi.

Inoltre, il nostro Paese mantiene una delle quote più alte in Europa di NEET (Not in Education, Employment or Training), ovvero giovani che non studiano, non lavorano e non frequentano percorsi di formazione.

Questo scenario è stato messo chiaramente in evidenza dal recente studio del laboratorio permanente Dedalo, presentato a Roma dalla Fondazione Gi Group e intitolato NEET, giovani non invisibili: tra cura e rinuncia. Una lettura di genere del fenomeno. Dal rapporto emerge, tra le altre cose, come le giovani donne rappresentino una criticità nella criticità, risultando le più escluse dai percorsi formativi e lavorativi.

Il tema del 2026

Il tema del 2026 è incentrato esattamente sui sistemi di formazione. Dietro il macro-tema Skills for a Shared Future (Competenze per un futuro condiviso), si comprende immediatamente che l’UNESCO si riferisce all’integrazione tra Intelligenza Artificiale – economia digitale e competenze umane e trasversali e conoscenza della transizione ecologica.

Competenze tecnologiche, umanistiche e trasversali

I giovani devono essere preparati a rispondere alle trasformazioni dello studio e del lavoro ridefiniti dall’Intelligenza Artificiale. Pertanto, tutti devono poter accedere agli strumenti digitali necessari, bilanciati  con la cultura umanistica, per non perdere la dimensione umana basata sull’empatia e sul pensiero critico.

Questo equilibrio serve a evitare che si crei, all’interno delle singole nazioni e tra i diversi Paesi del mondo, un divario sociale ed economico insormontabile. Diventa fondamentale, dunque, promuovere le competenze trasversali (soft skills) utili a sviluppare comunità inclusive e pacifiche che sappiano affrontare e superare le complessità sociali. Per questo motivo non è sufficiente preparare i giovani all’inserimento aziendale, ma servono programmi innovativi che li rendano leader capaci di guidare il cambiamento.

Competenze verdi 

La formazione giovanile non può prescindere dall’apprendimento dei lavori legati alla sostenibilità ambientale e all’economia circolare. Questi settori rappresentano sia una modalità per rispondere alla crisi climatica, sia un’opportunità per occupare i nuovi posti di lavoro generati dall’economia verde.

Formazione tecnica e professionale e apprendimento continuo

Per azzerare il rischio di un divario digitale, e al contempo favorire l’inclusione dei NEET e la parità di genere, l’UNESCO spinge per un accesso equo alla formazione tecnica e professionale (TVET). L’organizzazione sottolinea inoltre che le sole competenze imparate a scuola non bastano più: serve un modello di apprendimento continuo (lifelong learning).

La giornata del 15 luglio è stata istituita proprio per sollecitare il dialogo costante fra governi, scuole, imprese e i giovani stessi, in modo da strutturare programmi di studio coerenti con i cambiamenti epocali in corso.

 

Immagine by freepik.com

 

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