Sudan. La più grave emergenza umanitaria del pianeta

In Sudan c’è la più grave emergenza umanitaria del pianeta. Due forze militari in lotta per il potere, hanno fatto sprofondare il Paese in una spirale di violenza, fame e sfollamenti di massa. Chi non viene ammazzato, muore di fame: è un massacro quotidiano, denuncia la romana Associazione Baobab Experience

Tra il 27 e 28 ottobre 2025 El Fasher, capitale del Darfur settentrionale, è caduta nelle mani dei ribelli ed è già in corso la nuova mattanza di donne, uomini e bambini.

Tutto questo grazie agli aiuti finanziari e all’invio di armamenti che le potenze straniere, come la Russia, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, l’Egitto, riporta l’Associazione, che forniscono all’uno o l’altro contendente per assicurarsi il controllo delle risorse energetiche e minerarie del Paese.

Storia di Wol

Baobab Experience cita la storia del ventiduenne Wo,l il cui unico desiderio è stato sempre studiare, ma finora è stato costretto soltanto a fuggire per “non finire ucciso o con un fucile in mano”.

“In Sudan gli studenti come me li catturano per obbligarli ad arruolarsi” ha raccontato il giovane sudanese cristiano, dove in Egitto è stato costretto a cambiare il nome per nascondere la sua fede, in Libia ha conosciuto le atrocità compiute contro i migranti, ha visto i propri amici massacrati e/o venduti come schiavi, come è accaduto a lui stesso.

Ma anche dal Libano Wol è riuscito a scappare, ad imbarcarsi, attraversare il Mediterraneo e ad approdare in Italia, trovando ospitalità nel centro Baobab Experience di Roma.

Il 62% delle persone di origine sudanese che sbarcano sulle coste italiane è accolto al Presidio umanitario dell’Associazione romana, la denuncia della quale di catastrofe umanitaria nel Paese africano è stata lanciata da varie altre Ong compresa l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati – UNHCR.

La guerra civile

La guerra civile in Sudan è iniziata nel 2023 per la contrapposizione di due gruppi militari le Forze armate sudanese e le Rapid Support Forces (sopra designati come “ribelli”), i cui capi sono generali e politici, già membri dal Consiglio sovrano – il principale organo esecutivo del Paese – e i cui nomi sono, rispettivamente Abdel Fattat Abdelrahman Burhan e Mohamed Hamdan Dagalo

Le cause dello scontro tra le due fazioni sono dovute oltre alle divergenze politiche alla grave crisi economica. Crisi che dopo anni di combattimenti è germinata in una crisi umanitaria gravissima che già a gennaio 2025 stimava 60mila vittime e la migrazione di 11 milioni di persone.

La situazione attuale

Dopo la caduta di El – Fhasher  nelle mani delle Rapid Support Forces (RSF),  secondo il rapporto Displacement Tracking Matrix dell’OIM, la pubblicazione più recente dopo il 28 ottobre, più di 33 mila sono le persone fuggite della capitale.

Dalle immagini satellitari

Dall’analisi delle immagini satellitari realizzata dall’Humanitarian Research Lab (HRL) della Yale School of Public Health, emergono violenze di massa sui civili.

Riporta Sky tg24 che dall’esame delle immagini risultano “oggetti di dimensioni compatibili con corpi umani adagiati sul terreno vicino a veicoli delle RSF, in alcune delle zone della città; individuati ‘almeno cinque casi di scolorimento rossastro della terra’ e questo potrebbe indicare la presenza di fosse comuni’.  In alcune immagini HRL  dichiara di aver identificato come possibili corpi ‘raggruppati lungo una strada sterrata che corre da nord a sud parallela alla città'”.

Accessi bloccati

Per l’UHCR “a causa delle gravi interruzioni delle comunicazioni, è stato difficile ottenere aggiornamenti dai civili ancora presenti a El Fasher.

L’attuale situazione di insicurezza continua a bloccare l’accesso, impedendo la consegna di aiuti salvavita a coloro che sono intrappolati nella città senza cibo, acqua e cure mediche”.

La carenza di fondi delle Organizzazioni umanitarie

Ma l’Agenzia ONU ha anche dichiarato “che tutti i nostri partner devono affrontare una grave carenza di fondi. L’appello umanitario per il 2025 per il Sudan, la più grande crisi di sfollati e rifugiati al mondo, è finanziato solo al 27%, mentre i bisogni continuano ad aumentare”.

Della gravissima situazione sudanese si è sempre puntualmente riferito dalle ong e dagli organi di informazione. Nello scorso settembre,  pubblicavamo le opere di Ohaj – Mohammed Ahmed Ali  che come tanti suoi colleghi artisti nativi sfollati  si affida all’arte sia come sia per mantenere viva la memoria sia come forma di resistenza.

Ma soltanto escalation di questi ultimi giorni ha destato il dovuto interesse generale sul Sudan che può salvarsi soltanto se tale interesse si manterrà vivo. E non verrà scemando come sembra già stia accadendo.

 

Immagine di sfondo: Immagini satellitari di El Fasher da Yale HRL. Immagine in primo piano: Combattenti RSF nella base militare catturata dai social media – photo by operationbrikensilence.org

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