Appello SIPPS. Per salvare un medico, un collega, un uomo
La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), presieduta da Giuseppe Di Mauro, ha indirizzato una lettera-appello al Presidente della Repubblica, alla Presidente del Consiglio dei Ministri, al ministro degli Affari Esteri e al ministro della Salute per chiedere un’iniziativa diplomatica dell’Italia a favore della scarcerazione del dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Beit Lahia, nella Striscia di Gaza, detenuto in Israele senza accusa dal 27 dicembre 2024.
La lettera resta aperta all’adesione delle organizzazioni del terzo settore, invitate a sottoscriverla e a unire la propria voce a quella della comunità medico-scientifica.
580 giorni, senza alcuna accusa formale né processo
Abu Safiya è recluso da oltre 580 giorni, senza alcuna accusa formale né processo, dopo aver rifiutato di abbandonare i bambini ricoverati in terapia intensiva durante l’assedio dell’ultimo grande presidio sanitario funzionante nel nord di Gaza.
Il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria, con l’Opinione n. 14/2026, ne ha dichiarato la carcerazione priva di base legale e discriminatoria; ciononostante, il 16 giugno 2026 la Corte Suprema israeliana ne ha confermato la custodia almeno fino a ottobre.
Destano particolare allarme le sue condizioni nelle ultime settimane: secondo quanto documentato da Amnesty International e riferito dal suo legale, dal 3 giugno è tenuto in isolamento oltre il limite fissato dalle Regole Mandela, privato di cure adeguate e gravemente debilitato, con segni di ripetuti maltrattamenti. Un medico che ha dedicato la vita a proteggere i più fragili versa oggi in pericolo di vita.
Adesione aperta le associazioni e gli enti del terzo settore
Con la lettera, SiPPS chiede alle istituzioni della Repubblica, ciascuna secondo le proprie attribuzioni, di sollevare formalmente il caso presso le autorità israeliane in sede bilaterale, di promuovere un’iniziativa coordinata nei consessi europei e internazionali per la liberazione del dottore e del personale sanitario arbitrariamente detenuto, di sollecitare garanzie immediate di cure e la cessazione dell’isolamento e di riferire alle Camere sulle iniziative assunte.
L’adesione resta aperta: le associazioni e gli enti del terzo settore che intendono sottoscrivere l’appello possono scrivere a presidenza@sipps.it.
La petizione promossa da Amnesty Italia
Sipps invita inoltre a sostenere la petizione promossa da Amnesty Italia – che ha già raccolto oltre 100.000 firme – l’appello internazionale promosso da Movimento per la Giustizia e la Pace per il Medioriente per la liberazione del dottor Abu Safiya, e continuerà a promuovere il coordinamento con le società scientifiche, gli ordini professionali e le organizzazioni del terzo settore affinché la voce della comunità medica italiana si traduca in azioni concrete a tutela di un collega, dei suoi pazienti e del diritto universale alla salute.
Difendere Abu Safiya significa difendere il dovere di cura e la dignità stessa della professione medica
“Difendere il dottor Abu Safiya significa difendere il dovere di cura e la dignità stessa della professione medica – dichiara Giuseppe Di Mauro, presidente Sipps -. Non è una questione di parte: è un principio deontologico che appartiene a ogni medico e a ogni essere umano. Un collega che ha rifiutato di abbandonare i suoi piccoli pazienti versa oggi in condizioni gravissime in una cella. Non possiamo celebrarne l’eroismo quando sarà troppo tardi: dobbiamo agire finché è in vita. Per questo ci siamo rivolti alle più alte cariche dello Stato e invitiamo la società civile a unirsi a noi”.
Immagine: Gaza, da sinistra i dottori Eid Sabbah e Hussam Abu Safiya

