Neurodiritti. I pionieri della tutela della mente

Mentre si dibatte sulla governabilità dell’intelligenza artificiale, sul transumanesimo e sugli algoritmi che creano dipendenza, c’è chi prende provvedimenti esemplari per evitare che la potenza delle tecnologie superi quella umana. L’obiettivo è impedire che si metta a repentaglio la dignità e l’autonomia individuale, evitando che terzi si appropino o manipolino i pensieri e i dati cerebrali delle persone.

È accaduto in Cile dove, nell’ottobre del 2021, è stata approvata la Legge N° 21.383. Si tratta di un emendamento costituzionale che ha reso il Paese il primo al mondo a inserire i neurodiritti all’interno della propria Carta Fondamentale.

Cosa dice la norma costituzionale

Questa riforma ha portato il Paese sudamericano nella storia del diritto internazionale. Fortemente voluta dal senatore cileno Guido Girardi e supportata dalla consulenza scientifica del neurobiologo Rafael Yuste (tra i pionieri della materia), la norma ha modificato l’Articolo 19, Numero 1 della Costituzione cilena, che tutela il diritto alla vita e all’integrità fisica e psichica.

La norma stabilisce che lo sviluppo scientifico e tecnologico deve rimanere al servizio delle persone, nel rispetto della loro interezza corporea e mentale.

Fissa, inoltre, i requisiti, le condizioni e le restrizioni per l’utilizzo delle neurotecnologie, e impone la protezione delle attività cerebrali e delle informazioni che ne derivano, i dati neurali, equiparandoli agli organi del corpo umano, per impedirne il commercio, la manipolazione e il tracciamento non autorizzato.

Dalla teoria alla pratica

L’emendamento non è rimasto un principio teorico, ma è stato impiegato nel 2023 dalla Corte Suprema cilena per emettere una storica sentenza a favore di un ricorrente.

L’uomo aveva acquistato un dispositivo per l’encefalografia da un’azienda statunitense; i giudici hanno ordinato alla compagnia di cancellare tutti i dati cerebrali raccolti dall’utente cileno, decretando che un dispositivo commerciale non può raccogliere, profilare o conservare i dati della mente umana.

La proposta di legge ordinaria di dettaglio

Accanto alla modifica della Costituzione, è stato presentato un disegno di legge ordinaria di dettaglio e complementare. Questo secondo testo è ancora parzialmente in discussione nel Parlamento cileno e il suo scopo è definire gli aspetti tecnici e operativi della tutela.

La norma stabilisce, per esempio, protocolli precisi per il consenso informato e scritto prima di indossare qualsiasi dispositivo neurale, sanzioni commerciali specifiche per le aziende informatiche e i confini netti tra i dati medici e quelli estratti dai dispositivi commerciali per il consumatore comune.

I 5  neurodiritti

L’insieme di questi principi etici e giuridici, concepiti per proteggere la mente e il cervello dall’abuso delle neurotecnologie, è stato istituito da giuristi, scienziati e accademici.

Tra questi spiccano il citato neurobiologo Rafael Yuste, fondatore della Neurorights Foundation, l’italiano Marcello Ienca, professore di Etica dell’Intelligenza Artificiale e delle Neuroscienze presso la TUM (Università Tecnica di Monaco), e il giurista specializzato in bioetica, l’argentino Roberto Andorno.

La struttura dei neurodiritti, all’attuale stato dell’arte, si basa sui seguenti cinque principi fondamentali 

 libertà cognitiva: vale a dire il diritto di autodeterminazione. Ogni persona deve poter decidere liberamente se utilizzare o rifiutare gli strumenti di alterazione, potenziamento o monitoraggio neurologico;

privacy mentale: la garanzia di protezione per le informazioni cerebrali delle persone, affinché non vengano registrate da un dispositivo neurologico e condivise in un ecosistema digitale senza controllo;

integrità mentale: la tutela da modifiche nocive e da manipolazioni illecite o dannose della propria attività cerebrale;

continuità psicologica: il diritto a conservare la propria identità e il senso di sé nel tempo, evitando che la propria personalità sia alterata dalle tecnologie;

protezione dai pregiudizi algoritmici: il diritto di non subire discriminazioni basate su decisioni o interpretazioni scorrette elaborate da algoritmi applicati ai dati neurali.

Il concetto di neurodiritti è stato introdotto da Roberto Andorno e Marcello Ienca, autori dei primi quattro principi (esposti nel saggio Towards new human rights in the age of neuroscience and neurotechnology, 2017), ai quali nel 2019 Rafael Yuste, con la sua Fondazione, ha aggiunto il quinto.

Un passo avanti fondamentale

Lucia Bellon, nella sua tesi Proteggere la mente umana: i neurodiritti come frontiera giuridica nell’era delle neurotecnologie  evidenzia come il dibattito attuale si divida tra chi considera i neurodiritti come una semplice estensione dei diritti umani già esistenti, da inserire nella Carta Universale del 1948, chi li considera nuovi, e chi assume una posizione intermedia, valutando se, e in quale misura, sia necessario introdurre nuove norme per rispondere alle sfide poste dalle neurotecnologie.

In questo scenario Bellon cita il ruolo fondamentale che deve essere svolto dagli Stati: il lavoro compiuto dal Cile, per quanto da alcuni considerato imperfetto, resta un passo in avanti fondamentale.

 

Immagine: Marcello Ienca, professore di Etica dell’Intelligenza Artificiale e delle Neuroscienze presso la TUM 

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