Il soffio della memoria: a 75 anni dalla Convenzione di Ginevra
Il 28 luglio 1951 veniva adottata a Ginevra, dalla Conferenza dei plenipotenziari delle Nazioni Unite, la Convenzione sullo status dei rifugiati. L’Organizzazione delle Nazioni Unite era nata nel 1945 proprio per prevenire i conflitti globali, promuovendo la cooperazione internazionale tra gli Stati.
Appare, dunque, naturale che in quel luglio del 1951, a pochi anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, si avvertisse l’urgenza di porre rimedio a dolori indicibili, rendendo non negoziabili e universalmente inviolabili i principi fondati sul rispetto della persona.
La Convenzione di Ginevra del 1951 (oggi sottoscritta da più di 140 Stati) definiva lo status di rifugiato, specificando chi fosse da ritenere tale, e stabiliva sia i diritti dei migranti forzati, sia gli obblighi legali di protezione in capo agli Stati.
Basato sui principi di non discriminazione e non penalizzazione, il Trattato fissava il caposaldo del non-refoulement, il divieto di respingimento verso un Paese in cui la vita o la libertà della persona possano essere seriamente minacciate.
Nel 1967 il testo è stato integrato dal Protocollo di New York, che ha rimosso i limiti geografici e temporali originari, estendendo la validità globale del trattato. Inizialmente, infatti, la Convenzione si applicava soltanto agli eventi accaduti prima del 1° gennaio 1951 e legati ai fatti avvenuti in Europa.
Lo scopo fondante del testo fin dalla prima firma era garantire che le atrocità compiute durante il secondo conflitto mondiale non potessero ripetersi mai più, attraverso Il garante e supervisore dell’applicazione del Trattato e del successivo Protocollo: l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR).
Pur essendo un trattato multilaterale, la Convenzione costituisce ancora oggi la pietra miliare del diritto internazionale in materia di asilo.
Ma a 75 anni di distanza – un soffio temporale che sembra però aver già cancellato il ricordo di quegli orrori – il diritto internazionale viene eluso, rischiando il totale svuotamento della sua efficacia giuridica.
Il nuovo patto europeo
Il 12 giugno 2026 è entrato in vigore il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo dell’Unione Europea. Nel documento ufficiale della Commissione Europea si legge che le nuove norme mirano a ottenere risultati concreti, rimanendo ancorate ai valori comunitari.
Tuttavia, fonti giornalistiche raccontano che alcuni eurodeputati di estrema destra hanno esultato all’approvazione del testo al grido di “send them back” (rimandateli indietro), anticipando il tema della “re-migrazione”, concetto cardine della loro propaganda.
I fatti di Ceuda
La fragilità del sistema si è manifestata drammaticamente tra il 30 e il 31 luglio 2026, quando più di 70mila persone hanno attraversato il confine con il Marocco per raggiungere l’enclave spagnola di Ceuta, in Nordafrica.
Come dichiarato dai diretti interessati, la spinta è arrivata da messaggi e video circolati sui social media che esortavano a varcare la frontiera, descrivendo favorevoli condizioni di accoglienza in Spagna. Alcuni hanno superato le barriere di confine, molti hanno tentato il passaggio a nuoto attraverso il frangiflutti del Tarajal; il bilancio è tragico, con oltre 80 vittime accertate, mentre gran parte dei migranti è stata respinta in Marocco nel giro di poche ore.
Da più parti è stata evidenziata la tendenza del Marocco a una gestione interessata dei flussi migratori.
Persone come pedine della scacchiera geopolitica. A rischio il governo stesso del fenomeno migratorio
Si tratta di un dramma che si consuma in varie parti del mondo, dove le esistenze vengono ridotte a semplici pedine e la dignità umana viene completamente ignorata. Questa strumentalizzazione delle vite umane, trattate come ingranaggi in giochi di potere per convenienza politica o elettorale, non solo sacrifica i diritti fondamentali, ma compromette il governo stesso del fenomeno migratorio.
I numeri odierni dei conflitti armati
I numeri odierni restituiscono una fotografia di realtà spietate: nel 2025 il Comitato internazionale della Croce Rossa ha censito più di 130 conflitti attivi nel mondo, che costringono alla fuga oltre 41 milioni di rifugiati e generano circa 117 milioni di sfollati interni.
Qual è il valore della Convenzione oggi?
Di fronte a questa complessa realtà geopolitica e a un mondo globalizzato, c’è chi sostiene che la Convenzione di Ginevra sia ormai superata.
Di parere opposto è Federico Fossi dell’UNHCR Italia, che in occasione di questo 75° anniversario ha ribadito la piena validità di norme che ancora oggi consentono di distinguere chi necessita realmente di protezione internazionale, garantendo al contempo rimpatri flessibili e sicuri verso i Paesi d’origine.
Immagine: Ginevra 1951, sottoscrizione della Convenzione sui rifugiati – photo by UN Archives
