Tracce di rotta per il nucleare del futuro

Il 23 settembre 2026, il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega Pichetto sul nucleare, già ratificato dalla Camera nel giugno precedente.

Il provvedimento ha l’obiettivo di consentire la ripresa della produzione e dell’uso dell’energia nucleare – dismessa in Italia per decisione referendaria nel 1987 – e conferisce al governo la delega per emanare decreti che disciplinino la materia. Nello specifico, i decreti ne definiranno i campi d’intervento, quali: la costruzione e l’esercizio delle centrali, la produzione di idrogeno tramite energia nucleare, la gestione delle scorie e l’istituzione degli organi di controllo.

Entro un anno dall’entrata in vigore del provvedimento, il governo dovrà adottare i decreti legislativi per regolamentare la produzione e l’utilizzo di energia da fonte nucleare sostenibile, in linea con la tassonomia dell’Unione europea. La delega coprirà la fabbricazione e il riprocessamento del combustibile nucleare, la disattivazione e lo smantellamento degli impianti esistenti, la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito, nonché la ricerca, lo sviluppo e l’utilizzo dell’energia da fusione.

In merito alla realizzazione dei prossimi nuovi impianti, il testo cita in particolare gli Small Modular Reactors (SMR – Piccoli reattori a fissione nucleare) e gli Advanced Modular Reactors (AMR – Reattori modulari avanzati), classificati come strumenti di produzione sostenibile nell’ambito della cosiddetta “quarta generazione”.

Per il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin – da cui prende il nome il DDL –, il nucleare sostenibile sarà disponibile entro il 2033-2034. Non comporterà la riattivazione delle grandi centrali del passato e, unito alle fonti rinnovabili, garantirà all’Italia il fabbisogno energetica.

La quarta generazione, decisamente più sicura rispetto al passato, si basa ancora sulla fissione (ossia sulla scissione degli atomi) e non va confusa con la fusione nucleare, che invece gli atomi li unisce, proprio come fa il Sole. Quest’ultima è ancora in fase di progettazione e richiede tempi di realizzazione molto più lunghi.

L’ITER, il progetto governativo globale in costruzione in Francia – come abbiamo già riportato su queste pagine –, prevede i primi test avanzati con deuterio e trizio a metà dei prossimi anni Trenta, per poi arrivare al reattore dimostrativo DEMO intorno al 2050 e alle centrali commerciali pubbliche su larga scala verso il 2060.

 

 

 

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