Diventare senzatetto. Simulazione empatica

Tecnologia a servizio del sociale. Vivere l’esperienza dei senzatetto, attraverso la realtà virtuale, crea un’empatia profonda e duratura.

È questa la conclusione cui sono pervenuti i ricercatori del progetto Becoming Homeless, realizzato dal Virtual Human Interaction Lab della Stanford University, autore di 2 ricerche sulle reazioni emotive di un campione di oltre 550 persone (dai 18 agli 88 anni di 8 etnie diverse) sottoposto al sistema di tecnologia di realtà virtuale che consente di immedesimarsi in una condizione di vita aliena alla propria.

Secondo gli studi le persone che si sono sottoposte all’esperimento, rendendosi consapevoli di cosa significhi perdere tutto, hanno sviluppato nei confronti dei senzatetto una maggiore e più duratura compassione rispetto a coloro che hanno visto la loro situazione attraverso lo scenario offerto dai media, inclusi testo e immagini televisive.  Una presa di coscienza tangibile. L’83% dei partecipanti al campione di studio ha firmato una petizione a sostegno dell’assegnazione di alloggi a prezzi accessibili, rispetto al 65% dei partecipanti alla quali è stato chiesto loro di immaginare com’è la vita dei senza tetto, dopo aver letto storie inerenti al tema.

“Essere in grado di immaginare se stessi nella condizione di diventare un senzatetto abbatte la barriera tra ‘noi’ e ‘loro’ e apre la strada a maggiori possibilità di giustizia sociale” ha dichiarato Samuel Sharkey, un partecipante allo studio. Parole che prendono consistenza con la testimonianza del consigliere speciale per la contea di Santa Clara, Steve Preminger, che dopo aver vissuto l’esperienza virtuale Becoming Homeless si è dichiarato “profondamente scosso” e “determinato a trovare soluzioni”.

La ricerca Becoming Homless, pubblicato nell’ ottobre 2018 dalla rivista Plos One, è stato condotta da Fernanda Herrera (ritratta nella foto a lato, durante una prova di simulazione), presso il Dipartimento di comunicazione della californiana Stanford University.

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