A volte non basta una vita per una risposta

Rubrica: Tempo e Sentimento

I pastelli Caran d’Ache nel loro astuccio di metallo, di latta credo, piatto, rosso fiammante, nella vetrina della cartoleria. E ricordarli oggi mi dà un colpo alla testa che va giù alla bocca dello stomaco, mi prende la gola, gli occhi che bruciano e rimango senza fiato.

Ero con te che mi spiegavi con pazienza, ma io, con te, ne avrò mai avuta abbastanza di pazienza? A volte non basta una vita per una risposta. E ho paura, della risposta. Mi spiegavi con pazienza, quindi, che quelli erano i pastelli migliori al mondo per disegnare, per colorare.

Io naturalmente, capivo che grazie a quei pastelli sarei diventato bravo a disegnare e a colorare. Finalmente! Ma ho continuato a disegnare e a colorare da schifo. E ancora, strana cosa la testa, il cuore? Ancora noi due, nel grande letto di Corso Garibaldi dove mi addormentavo guardando filtrato dalle persiane, il riflesso dei fari delle rare auto che scorreva sul soffitto della camera.

Era un mondo piccolo, allora, e tu ne occupavi la maggior parte. È stato un attimo, pensare a te e rivedere il tuo riflesso nella vetrina della cartoleria, il tuo viso nella casa di Chiavari. È stato un attimo, qui in questo salone, con questo caldo spesso, caldo appiccicoso di città, ad aspettare l’esame di laurea di Benedetta.

Oggi che non puoi essere con noi, mi restano il tuo dolce sorriso, le mie incazzature, i tuoi insegnamenti, le mie incomprensioni, la tua pazienza, quella che non ho saputo darti, il tuo coraggio, la mia viltà. Il mio non coraggio ad accettare la tua malattia. Il mio rifiuto a riconoscere in te, nella tua malattia, mia madre.

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