Cambiamenti climatici. Il futuro dei siti Unesco sulle coste del Mediterraneo

Uno studio pubblicato sulla rivista on line Nature Communications sostiene che l’integrità di dei siti dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità del Mediterraneo è in pericolo a causa dei cambiamenti climatici.

Due sono i fenomeni (conseguenti al surriscaldamento globale che provocherà l’innalzamento del livello del mare), che minacciano 47 dei 49 luoghi analizzati dalla ricercatrice Lena Reimann (e dai suoi colleghi) della tedesca Kiel University, prima firmataria dello studio: l’aumento delle alluvioni e l’erosione.

Alcuni di questi luoghi subiscono già l’impatto negativo determinato dal cambiamento climatico e per questo lo studio tedesco sollecita i Governi affinché aiutino “la ricerca su scala locale per elaborare strategie di adattamento adeguate per ogni specifico luogo”. 

42 dei siti Unesco sono minacciati dall’erosione costiera, mentre 37 sono a rischio di essere sommersi dalle alluvioni entro il 2100. Un arco di tempo, quest’ultimo, durante il quale, nella zona del Mediterraneo, l’aumento del livello del mare (nello scenario peggiore) potrebbe raggiungere 1 metro e 46 centimetri, incrementando il rischio di alluvione del 50% e il rischio di erosione del 13%.

La ricerca presenta 4 possibili scenari entro il 2100, dove è possibile si verifichi la combinazione dell’aumento del livello del mare con eventi estremi. Per ciascuno dei siti analizzati e per ogni scenario prefigurato, la ricerca parte dalle situazioni delle coste dell’anno 2000 per arrivare a un secolo dopo.

Italia, Croazia, Grecia e Tunisia dove si concentra il maggior numero di siti Unesco

Se parliamo di siti patrimonio dell’Umanità sulle coste del Mediterraneo, parliamo soprattutto d’Italia che, infatti, la ricercatrice Leda Reimann raggiunta dal quotidiano spagnolo El Pais, cita spesso come caso esemplare.  Seguono la Croazia, la Grecia e la Tunisia. Insieme queste nazioni rappresentano la regione del Mondo dove si concentra la percentuale più alta di luoghi Patrimoni dell’Umanità a rischio.

Sono le inondazioni costiere a rappresentare il pericolo maggiore, spiega la ricercatrice, mentre l’erosione avanza più lentamente ma potrebbe danneggiare le caratteristiche del paesaggio, come già accade al delta del Po. Infatti,  “le condizioni più estreme si potrebbero verificare nel nord del Mar Adriatico che ospita: Venezia e la sua laguna, Ferrara, la Cattedrale San Giacomo a Sibenik,  in Croazia”.

Riguardo ai pericoli prodotti dall’erosione, oltre alla già citata delta del Po sono particolarmente vulnerabili i siti archeologici di Tiro (Libano), Tarragona (Spagna) ed Efeso (Turchia).

Non corrono pericoli di sorta, invece, la Medina di Tunisi e le rovine di Xantos-Letoon (Turchia).

“Una soluzione che funzioni per ogni sito – conclude Lena Reimann    – non è plausibile. Si può solo immaginare una classificazione di siti dove possono essere applicate strategie simili”. Servono tempestivamente “pianificazione, adattamento proattivo e soluzioni innovative per siti diversi”.

Ma per l’Unesco il vero pericolo sono le emissioni di CO2

Per l’Unesco, invece, l’innalzamento del livello del mare è soltanto uno dei problemi derivanti dal cambiamento climatico. Il problema di fondo per l’organizzazione, rimane l’aumento della temperatura media su scala mondiale. Pertanto la misura prima è la riduzione delle emissioni di CO2, limitando l’aumento medio della temperatura globale entro (meglio se al di sotto) dell’1.5° C, come stabilito dagli Accordi di Parigi.  Se i Governi non raggiungeranno questo obiettivo “il futuro di molti dei nostri siti dichiarati Patrimonio dell’Umanità è incerto”.

 

Fotografia: Delta del Po – Ferrara

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