900 milioni di ettari da riforestare. La miglior soluzione per salvare il pianeta

Riforestare significa salvare il Pianeta. E sono tante le iniziative che vanno in tal senso, dalla Forest landscape restoration nell’ambito del programma tedesco Bonn Challenge del 2011, passando per l’Italia con Plant for the Planet e in ordine di tempo la recente Uno per ogni italiano, l’appello delle comunità Laudato sì, di cui si sono fatti promotori fra gli altri Carlo Petrini, presidente di Slow Food e lo scienziato Stefano Mancuso che propone di piantare in Italia 60 milioni di alberi.

Piantare è tassativo perché l’unanime convinzione del mondo scientifico ci dice che gli alberi assorbono l’anidride carbonica (CO2), la principale causa dell’aumento dei gas serra e, quindi, del riscaldamento climatico.

Ma piantare dove? Urbanizzazione, cementificazione, deforestazione, allevamenti e piantagioni intensive e chi più ne ha più ne metta, posto che tante sono le cause dello sfruttamento selvaggio del suolo. Eppure abbiamo ancora lo spazio per salvare l’ambiente.

La ricerca

E quanto sostiene lo studio realizzato dall’ETH, il Politecnico Federale di Zurigo, giungendo alla conclusione che il nostro pianeta ha ancora 900 milioni di ettari a disposizione per aumentare di un terzo la superficie forestale senza invadere le zone agricole e/o abitative.  Un’area grande quanto gli Stati Uniti per far crescere alberi e piante autoctone, creando nuove foreste che sarebbero, una volta cresciute, in grado di assorbire 205 miliardi di tonnellate di CO2 che corrisponderebbe a circa i 2/3 dei 300 miliardi di tonnellate rilasciate nell’atmosfera per colpa delle attività umane dalla Rivoluzione industriale in poi.

Spiega Thomas Crowther, coautore dello studio con Jean-François Bastin e fondatore del Crowther Lab presso l’ETH: “Conoscevamo l’importanza del ripristino della vegetazione per contrastare i mutamenti climatici ma non sapevamo quanto fosse grande il suo impatto. Il nostro studio dimostra chiaramente che ricreare il tessuto boschivo è la migliore soluzione di cui oggi disponiamo”.

“Ma dobbiamo fare in fretta – prosegue Crowther – perché le nuove foreste impiegherebbero decenni per maturare e raggiungere il loro completo potenziale di stoccaggio naturale del carbonio”.

I 6 Paesi più adatti

Lo studio ci mostra le parti del mondo più adatte per il ripristino delle foreste: una lista di 6 Paesi capeggiati dalla Russia (151 milioni di ettari), seguono gli Stati Uniti (103 milioni di ettari), il Canada (78,4 milioni di ettari), l’Australia (58 milioni di ettari), il Brasile (49,7 milioni di ettari) e infine la Cina con 40,2 milioni di ettari.

L’errore da evitare

Molti modelli climatici, conclude lo studio, commettono l’errore di attendere che la copertura boschiva necessaria sia fornita dall’avanzamento delle foreste, un fenomeno reale attribuito in gran parte all’effetto fertilizzante del carbonio.

In realtà i ricercatori del Politecnico svizzero precisano che il probabile aumento riguarderebbe “soltanto l’area delle foreste boreali settentrionali (Siberia) con una percentuale non maggiore al 40%” e, comunque, si tratta di un valore “sovrastimato” perché non proporzionabile con le perdite del patrimonio boschivo subite nelle fitte foreste tropicali che in genere hanno “una copertura arborea compresa tra il 90 e il 100%.

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