Medicina personalizzata, eccellenza italiana non in Italia

Le cure e i farmaci personalizzati, la chimera della medicina prossima ventura, si ottengono ricreando in laboratorio la fisiologia degli organi e le patologie umane.  Di questo si occupa BIOND Solutions (BI/OND) la start-up di bioingegneria  fondata  in Olanda dal costaricano William Quiros Solano e da 2 giovani  italiani che mantengono alto il nome del nostro Paese: Nikolas Gaio e Cinzia Silvestri.

Novembre e Dicembre appena trascorsi, sono stati 2 mesi felici sia per l’azienda sia per i 2 co-fondatori nostrani: il 14 novembre alla BI/OND è assegnato l’  Accenture Innovation Award 2018, come la startup più innovativa nel settore sanitario; passano 48 ore e Nikolas Gaio vince il Lush Prize, mentre il 4 dicembre è la volta di Cinzia Silvestri, inserita nella lista della prima edizione italiana di Inspiring Fifty del 2018, l’iniziativa europea che ogni anno seleziona le 50 donne che si distinguono per il loro lavoro nel settore tecnologico.

Cinzia Silvestri ha 32 anni; nata in Puglia, dopo la laurea in ingegneria elettronica, conseguita presso la romana Università di Tor Vergata, ha svolto il dottorato in microelettronica   presso la Technical University of Delft (Olanda), come sta facendo Nikolas Gaio, prima laureatosi presso il Politecnico di Milano.

Con la loro azienda  ricreano avatar di organi umani, ovverosia un micro chip  combinato con le cellule del paziente, detto organ -on-a- chip, da cui l’anagramma OOC. Nel piccolo dispositivo elettronico, che imita le funzioni di un organo,  vengono inserite le cellule del paziente: il microchip è allora in grado di simulare il funzionamento dell’organo malato ottenendo il duplice risultato per il medico di averlo sempre sotto osservazione e di ricevere dalle cellule una risposta certa e in tempo reale della loro reazione  nel momento in cui viene somministrato il farmaco. Si giunge, così, a individuare la cura personalizzata:  più sicura,  efficace, in grado di  ridurre  costi, tempi e, come ha dimostrato il Lush Prize a Nikolas Gaio, l’uso di cavie animali nella sperimentazione tradizionale.

Attualmente la Bi/Ond sta provando i micro chip in tre campi: cardiologico, con riproduzione del cuore utilizzando cellule staminali umane; per sviluppare un cancro al seno e testare diversi tipi di chemioterapia e individuare il più adatto al paziente; ed, infine, per simulare modelli di cervello affetti dal Parkinson, sempre con l’intento di trovare la cura appropriata.  Già attiva negli ospedali olandesi, l’Erasmus Medical Centre e il Leiden University Medical Centre, la  loro tecnologia  è utilizzata e studiata da altre università per lo sviluppo di cure contro il cancro e le malattie neurodegenerative.

Depauperamento nazionale o arricchimento di un unico sistema?

Nikolas Gaio e Cinzia Silvestri sono, dunque, 2 eccellenti cervelli in fuga? La risposta di Cinzia Silvestri, raggiunta da adnkronos, non è netta; se da un lato afferma l’importanza per ogni ricercatore di fare un’esperienza all’estero, dall’altra dichiara che, pur provando il desiderio di portare la Bi/Ond in Italia, non vede “l’ambiente giusto per farlo”. Nella Technical University ol Delft operano in prevalenza scienziati italiani, approdati in Olanda solo per avere “opportunità migliori”,  perché, sostiene Cinzia Silvestri, in realtà non c’è nulla che “non avremmo potuto fare anche in Italia”.   Ci sono, infatti,  anche nell’ambito della bioingegneria, cervelli che ritornano, come Alessandro Polini, altro Lush Prize 2018, il quale dopo anni trascorsi negli Usa e in Olanda,  oggi è impegnato nel Laboratorio Nazionale di Nanotecnologie di Lecce, sua città natale,  con il  suo progetto basato sull’utilizzo degli OOC per trovare una cura personalizzata per i malati di SLA.

Certo, l’Olanda  crede molto nella medicina personalizzata,  oltre ai fondi  che riceve dall’ UE investe nel campo risorse proprie, e proliferano gli istituti di ricerca con professori che sostengono le giovani menti: habitat ideale per gli scienziati che possono dedicarsi interamente alle loro ricerche, senza  spendere tempo nella gestione del budget e spendendone poco, grazie alla burocrazia snella,   nel fondare un’eventuale start up e mettere in atto i risultati raggiunti con i propri studi.

Premessa l’eccellenza olandese,  l’Europa unita  rimane per Cinzia Silvestri  “una grande occasione”, ed è riduttivo considerarsi solo della nazione in cui si è nati, perché l’UE significa  “poter investire non in un solo Paese ma nell’intero sistema”.

L’UE intesa come  sistema unico – il sogno di ogni europeista –  è una visione molto diffusa nelle generazioni più giovani, nonostante la Brexit imminente e i partiti sovranisti  antieuropeisti che sembrano avere sempre più appeal  presso l’elettorato. E nonostante (va detto) la stessa Olanda che  fu, con la Francia, il Paese che bloccò l’adozione della Costituzione per l’Europa, dopo i no dei locali referendum popolari;  e sono in  molti, oggi, a scorgere  in quel momento l’inizio dell’odierna crisi dell’Unione. E da lì che si può ripartire per trovare il bandolo della matassa che mina il comune sentire e il comune agire? Ma questa (forse) è un’altra storia.

 

Fotografie dall’alto: 1) da sinistra, Nikolas Gaio, Cinzia Silvestri e William Quiros Solano; 2) tecnologia OOC; 3) terzo e quarto da sinistra, Nikolas Gaio e Alessandro Polini al Lush Prize 2018; 4) Cinzia Silvestri

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