Un farmaco per ricostituire la massa ossea

Un farmaco in grado di curare l’osteoporosi: questo potrebbe essere il traguardo a breve termine dopo l’individuazione della responsabilità del recettore A2b dell’adenosina e alla sua capacità (fra le tante) di favorire la crescita ossea.  Il risultato, che ha superato positivamente la sperimentazione sui roditori, è stato ottenuto da un gruppo di ricerca della Duke University (Nord Caroline – Usa) e della Nation Institutes of Health, guidato dalla professoressa d’ingegneria biomedica Shyni Varghese.

L’osteoporosi, l’indebolimento delle ossa che colpisce il 23% delle donne e il 14% degli uomini dopo i 40 anni, causa fratture spontanee e in Italia è, spesso, sotto diagnosticata. Secondo i dati trasmessi dagli esperti di patologie osteoarticolari – riunitesi a Parma in occasione della XI edizione di Osteoday (aprile 2019) – la fragilità ossea, caratteristica dell’infermità, determina ogni anno il 90% delle fratture del femore nelle donne di età superiore ai 50 anni e il 20% delle fratture vertebrali negli over 65 di entrambi i sessi.

La patologia è causata all’azione ridotta degli osteoblasti (le cellule che permanentemente ricostruiscono l’osso) a causa di un calo di produzione degli ormoni  estrogeni dovuto all’avanzare dell’età o a una malattia.  Stabilita la causa, restava da comprendere il nesso tra la scarsità degli estrogeni e l’osteoporosi.  Nesso arguito e documentato dal gruppo scientifico nel 2014 quando ha dimostrato che la ricrescita ossea è stimolata dalla molecola adenosina. Quest’ultima però svolge molti ruoli fisiologici nell’organismo umano, per cui è pericoloso somministrarla dall’esterno sommariamente.

Da questa difficoltà l’intuizione dei ricercatori di provare un farmaco (il Bay 60-6583, in fase di test contro l’ischemia) per stimolare direttamente i ricettori A2B imitando l’effetto della adenosina.
Praticata l’intuizione, sui roditori “i risultati sono stati straordinari” ha spiegato la professoressa Varghese. “Le femmine – precedentemente indotte alla menopausa – in 2 mesi “hanno ripreso la massa ossea normale”,  contro i farmaci in uso per l’osteoporosi, in grado di fermare il processo di deterioramento osseo ma non di riportare la massa ossea ai livelli normali.

“Adesso – ha concluso la professoressa- stiamo studiando cerotti che rilascino il Bay 60-6583 direttamente sopra le ossa indebolite, così da avere un’azione locale, senza dover iniettarlo”  evitando, così, le controindicazioni della somministrazione sommaria dell’adenosina.

La ricerca è stata pubblicata dal giornale scientifico Science Advances.

 

Immagine: Shyni Varghese, professoressa d’ingegneria biomedica della Duke University (Usa), prima firma della ricerca

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