Gli investimenti statunitensi e europei per la ricerca sull’autismo

Tra le risorse convogliate nello studio della condizione autistica, l’ultimo investimento di cui siamo a conoscenza è statunitense: 20 milioni di dollari destinati alla ricerca sulla biologia dell’autismo che sarà realizzata dai ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) e dell’Harvard University condotto dal Centro di ricerca sull’Autismo Hock e. Tant e K. Lisa Young, presso l’Harvard Medical School che ricoprirà il ruolo di coordinatore fra l’interdisciplinarietà degli scienziati impegnati.

I donatori Yang e Tang, fondatori del Centro di Ricerca, hanno complessivamente investito nella ricerca sull’autismo 70 milioni di dollari. Questo nuovo lavoro scientifico che mira all’individuazione della biologia fondamentale dell’autismo potrà, raggiungendo il suo scopo, migliorare la capacità diagnostica e realizzare nuove terapie.

Nel 2018, invece, in Europa è stato avviato lo studio Autism Inovative Medicine Studies 2 Trials, ricerca internazionale promossa da un consorzio guidato dall’Istituto di Psichiatria, Psicologia e Neuroscienze (IoPPN) del King’s College di Londra, con un finanziamento di 115 milioni di euro, ad oggi il più grande a livello mondiale mai dato dalla ricerca scientifica nell’ambito della condizione dello spettro autistico. L’Italia fa parte del consorzio con l’equipe guidata da Filippo Muratori, professore dell’Università di Pisa e direttore dell’Unità Operativa di Psichiatria dell’IRCCS.

Anche la ricerca europea, dunque, è rivolta alla biologia di base dell’autismo per raggiungere un approccio medico di precisione e migliorare la vita dalle persone autistiche, adattando i trattamenti al loro profilo biologico.

Entrambe le ricerche convogliano verso la biologia della condizione perché è un aspetto ancora ammantato di mistero; un mistero che – unito al fatto che le persone autistiche sono diverse fra loro – ha impedito finora lo sviluppo di trattamenti farmacologici per i sintomi fondamentali. Sintomi che sono deficit nella comunicazione sociale e comportamenti e interessi ripetitivi e limitati, accompagnati spesso da gravi comorbilità come l’epilessia, l’ansia e depressione, fattori che complessivamente possono abbreviare la vita di una persona autistica.

Pur avendo ormai la certezza che l’origine dello sviluppo neurologico eterogeneo, che determina l’autismo, è di natura genetica, esistono fattori chiave – spiegano i ricercatori europei – che ostacolano i progressi.

I fattori chiave includono:

1) comprensione limitata del patofisiologico sottostante;

2) mancanza di traduzione da modelli animali a esseri umani;

3) test di farmaci con azioni specifiche in popolazioni biologicamente eterogenee;

4) competenza limitata di molti centri ASD europei nell’esecuzione di studi clinici su larga scala;

5) progetti di sperimentazione (ad es. effetti placebo).

Questi finanziamenti vanno a colmare i limiti d’investimento verso l’autismo, come denunciato dal responsabile del progetto europeo, Declan Marphy, che nel 2018 ha sostenuto che esiste un divario  con gli investimenti che riceve “la ricerca per il cancro o la demenza” sebbene le persone autistiche, in ugual misura, vadano incontro “ad una bassa qualità e aspettativa di vita”.

Negli Stati Uniti l’ASD colpisce un bambino ogni 59, in Europa ci calcola che le persone autistiche superino i 5 milioni.

Ad oggi l’unico farmaco studiato specificamente per le persone affette da autismo è il balovaptan, che sta per essere sperimentato anche in Italia nelle Asl di Torino, Catania, Pavia e Piacenza.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.