La fusione nucleare. Possibilità di energia pulita per il futuro?

Dove un tempo si costruivano lavatrici, oggi si producono potenti magneti. L’antico stabilimento della San Giorgio di La Spezia si è trasformato in un’industria ad altissima tecnologia, l’ASG  Superconductors impegnata nella costruzione di 10 dei 18 mega magneti che accenderanno l’ITER.

ITER (acronimo di International Thermonuclear Experimental Reactor, inteso anche nel significato originale latino di “percorso”, o “cammino”) è un progetto internazionale che si propone di realizzare un reattore a fusione nucleare che sta sorgendo in Provenza (Cadarache) e che si propone di dimostrare come la fusione nucleare (replica del processo del sole e delle stelle) possa essere considerata la fonte energetica del futuro.

Un progetto, come leggiamo nel sito dell’ENEA, che vede impegnate l’Unione Europea, il Giappone, la Federazione Russa, gli Stati Uniti, la Cina, la Corea del Sud e l’India  che hanno siglato l’accordo per la realizzazione di ITER il 28 giugno 2005 a Mosca e la cui  costruzione è iniziata nel 2007.

Secondo  la tabella di marcia il mega reattore sarà acceso il 2025 e  la prima reazione di fusione è prevista per il 2035. Mentre Demo, discendente di ITER,  la centrale elettrica vera e propria, la prima di questo tipo al mondo, sarà pronta, se non ci saranno imprevisti, per metà del secolo in corso.

La compianta  astrofica e divulgatrice Margherita Hack, ecologista convinta, sosteneva che il futuro dell’energia nucleare risiede nella realizzazione “del nucleare a fusione”, ossia dell’uso dello stesso processo che si genera all’interno delle stelle e del sole e che non lascia scorie, ma che necessitava studi più approfonditi per affermarsi come nucleare sostenibile di terza generazione.

Favorevole alle energie rinnovabili da sviluppare al massimo, la Hack poneva l’accento, però, sulla loro impossibilità di rispondere  al fabbisogno energetico crescente per la domanda delle grandi economie emergenti come la Cina e l’India e l’intera Africa che “sta ancora dormendo” scriveva nel 2011 sulla rivista Micromega online “ma anch’essa si sveglierà grazie a quel potente fattore di globalizzazione che è Internet”.

Metano e petrolio sono altamente inquinanti e, comunque, esauribili,  il fotovoltaico e l’ eolico affermava l’astrofisica “richiedono grandi estensioni di terreno che sarebbero sottratte all’agricoltura”. Inoltre agiscono in modo intermittente, per ovvie ragioni,  soprattutto  l’eolico che dipende “dai venti costanti e abbastanza forti perché mettano in funzione le pale”.

Le considerazioni della Hack prendono oggi forma a Cadarache, dove i fisici al lavoro le ribadiscono, rassicurando, inoltre, che non  si corrono i  rischi d’incidenti come quelli delle centrali di Chernobyl negli anni Ottanta del Novecento o del recente di Fukushima  in Giappone. Perché il processo di fusione è molto più sicuro di quello di fissione:  nel caso si verifichino irregolarità,  la reazione, semplicemente, si ferma. Non sono emessi gas serra, le materie prime necessarie sono isotopi d’idrogeno, estratto dall’acqua del mare e  litio, quindi disponibili  in grande abbondanza e, infine, il materiale radioattivo è presente in misura limitata e con  tempi di decadimento relativamente brevi.

La fusione nucleare andrà a sostituire gli attuali 85% di consumo garantito oggi dai combustibili fossili (prima causa dei cambiamenti climatici). Almeno così sperano a Cadarache. Perché secondo gli scienziati, sostenitori dell’energia a fusione, è  l’unica via percorribile per ottenere, prossimamente, un’energia pulita  pari al fabbisogno dell’intera umanità.

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