Come salvare il rinoceronte bianco del nord

Rischio severo di estinzione per il rinoceronte bianco settentrionale. Dopo la morte dell’ultimo esemplare maschile, avvenuta nel maggio 2018, oggi al mondo sono rimaste soltanto 2 femmine anziane, Najin e Fatu.  Il rinoceronte bianco del nord era molto diffuso nell’Africa centrale e orientale, ma attratti dai suoi corni d’avorio i bracconieri hanno decimato la specie in pochi decenni: dei 2mila animali censiti nel 1960, ne rimanevano soltanto 15 nel 1984. Per arrivare man mano ai 4 del 2014 e ai 2 esemplari odierni.

Quindi, come accaduto per il leone asiatico, per il salvare la specie ci si rivolge all’inseminazione artificiale e allo specialista Thomas B Hildebrandt, responsabile del Dipartimento della Gestione della Riproduzione dell’Istituto Leibniz (IZW) per la ricerca della fauna selvatica di Berlino.

Hildebrandt guida il consorzio scientifico internazionale di esperti provenienti da Germania, Italia, Repubblica Ceca, Giappone e Stati Uniti, formatosi per eseguire l’operazione di salvataggio della specie, denominato Progetto BioRescue.  Per l’Italia, scende in campo il ricercatore Cesare Galli, che già negli anni scorsi ha fatto parte di squadre di ricerca che hanno tentato di salvare la specie attraverso le tecniche più moderne della riproduzione assistita.

Il team di ricerca utilizzerà due metodologie e interverrà in 2 fasi

La prima fase riguarda un trattamento di fecondazione in vitro: gli ovociti delle due femmine di rinoceronte del nord verranno raccolti per poi essere fecondati in Italia con lo sperma scongelato dei rinoceronti bianchi deceduti.  La fecondazione e la maturazione degli embrioni sarà realizzata da Cesare Galli presso il Centro Avantea (laboratorio di tecnologie avanzate per la riproduzione animale e la ricerca biotecnologica), utilizzando l’incubatore e il sistema di visualizzazione e valutazione remota delle informazioni provenienti dai dispositivi distribuiti dalla tedesca Merck (azienda chimica e farmaceutica), per assicurare il massimo delle possibilità di successo. L’embrione che si formerà sarà quindi trasferito nell’utero di un rinoceronte bianco del sud che porterà avanti la gravidanza: Najin e Fatu sono troppo anziane perché affrontino la gestazione. Si tratta di una procedura innovativa, testata nel maggio 2019 dal team di Hildebrandt quando, con successo ha trasferito un embrione nell’utero di un rinoceronte bianco del sud.

La seconda fase prevede, invece, l’utilizzo di staminali pluripotenti provenienti dalle cellule della pelle e trasformate in cellule germinali primordiali. Quest’approccio, nonostante il numero limitato di uova e spermatozoi disponibili, consentirà di aumentare la variabilità genetica della specie e di raggiungere l’obiettivo finale, ossia arrivare a una popolazione autosufficiente e geneticamente sana di rinoceronti bianchi del nord che possano sopravvivere in natura.

Il dibattito pubblico sui motivi etici

Considerata la procedura innovativa, il Progetto BioRescue terrà in debito conto anche le questioni etiche che potrebbero sollevarsi a seguito di un approccio di questo tipo. Tali questioni saranno affrontate apertamente dal consorzio, attraverso la promozione del dibattito pubblico per individuare le giuste risposte alle responsabilità etiche di scienziati, governi e cittadini riguardo alle attività di conservazione della biodiversità.

I partecipanti e il finanziamento

Oltre alle squadre di Hildebrandt e di Galli, la seconda fase impegnerà: Katsuhiko Hayashi (Università Kyushu, Giappone), Sebastian Diecke (Centro Max Delbrück per la Medicina Molecolare a Berlino), Micha Drukker (Helmholtz Zentrum München) e Vasil Galat (Reproductive Genetics Institute, USA).

Il progetto BioRescue, ha ricevuto un finanziamento di circa 4 milioni di euro da parte del Ministero Federale dell’Istruzione e della Ricerca (BMBF) tedesco, in quanto parte dell’iniziativa di ricerca sulla conservazione della biodiversità dello stesso Ministero.

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