Mollo tutto e vado a Tristan da Cuhna

“Mollo tutto e vado a Tristan da Cuhna” si è detto un giorno Gianfranco Repetto, guardia parco del Parco di Portofino. Ma cos’è e dov’è questa isola situata laggiù, in mezzo all’oceano Atlantico, pressa poco ove le carte geografiche fanno fatica ad individuarla? E poi perché attraversare buona parte del mondo, affrontare molte difficoltà sia nell’ottenere permessi che per organizzare quel viaggio con mezzi di vario genere?

Si dice, faccia parte di un gruppo di isole che non “servono a niente” perché è una grande formazione rocciosa formatesi nel tempo dall’eruzione di un vulcano, e così Tristan quando ti appare davanti agli occhi a te che arrivi dal mare, ti sembra una montagna con un cappello nero, tipo panama, con un nastro bianco simile ad una cascata di panna, ma che altro non è che una nuvola che la cinge. Un isolotto di 12 km di grandezza abitato da poco meno di 300 anime, posto al 37° parallelo di latitudine in mezzo ad un letto di mare dai colori indescrivibili.

Ritorniamo al nostro protagonista narratore di questa avventura, nato in quella cittadina, Camogli, il cui nome oltre ad essere sinonimo di case “ammucchiate” è pure il simbolo della fedeltà muliebre perché molte delle donne restano, o forse è giusto dire restavano, sole per buona parte della loro vita perché i loro uomini navigavano per lunghi periodi e talvolta anche anni. Famoso è il detto che ha oramai origini antichissime: “La donna di qui con una mano davanti ed una di dietro si governa”

Che cosa ha dunque spinto Repetto ad andare laggiù quasi alla fine del mondo? La voglia di scoprire se la storia che fin da piccolo gli raccontavano i suoi nonni fosse vera o semplicemente una favola.  Quella storia parlava di un naufragio, avvenuto il 3 ottobre del 1892, del brigantino a palo “Italia” in un’isola sperduta il cui equipaggio composto da 16 marinai vedeva tra questi anche due camogliesi, Andrea Repetto e Gaetano Lavarello. Sapere da dove veniamo è una curiosità che alberga in tutti noi, e così avviati i primi contatti con il consolato, con i responsabili dell’isola, riallacciati i contatti epistolari con le famiglie Repetto e Lavarello, il nostro protagonista si è messo in viaggio ed il 13 gennaio scorso è partito alla scoperta di questa isola e dei suoi abitanti partendo su di un aereo a Genova ha fatto scalo a Monaco di Baviera ed è atterrato a Capetown in Sudafrica per poi proseguire il viaggio su di un peschereccio fino a Tristan.

La storia di quel naufragio, dunque, non era inventata, i naufraghi restarono su quell’arido terreno diversi mesi, il 21 gennaio del 1893 alcuni rientrarono a Città del Capo, ma due camogliesi si fermarono lì perché vincolati da un voto che avevano fatto, al momento del pericolo corso, verso la Madonna del Boschetto, patrona di Camogli. Formarono la loro famiglia, Andrea sposò Frances Green ed ebbe 7 figli, Gaetano sposò Jane Glass ed ebbe 6 figli, un fratello Agostino tornato a Camogli scoprì dopo molti anni che Mary Green gli aveva inviato molte lettere d’amore nascoste dalla madre perché non voleva tornasse a Tristan.

Che festa fu riservata a Gianfranco al suo arrivo! E quale gioia incontrare i discendenti della sua famiglia! Tutti facevano a gara nel volergli parlare e raccontare tante storie del passato dei suoi avi. E poi quella prima parola genovese che ascoltò e lo ricollegò a tutte le volte che l’aveva sentita pronunciare dalla nonna “Ratatuia”.

Il nostro protagonista si è così reso conto del modo di vivere di quegli isolani, il cui prodotto della terra, la patata, è il loro cibo indispensabile oltre alla pesca, tutti possiedono un pollaio o una vacca da latte, e cosa che sorprende è che ogni cane è senza ….moglie.

La natura è incontaminata, vi sono foche, pinguini, albatros e tutti gli animali sono mansueti, ha scoperto molti tipi di vegetali ove molte biodiversità sono davvero singolari. Se c’è un funerale vi partecipa tutto il paese come del resto accade per i matrimoni e le feste. Insomma la solidarietà vi regna sovrana, si aiutano tra di loro come era vera comunità, anche perché il dio denaro è sbarcato sull’isola da non molto tempo, in causa delle 4/5 navi da crociera che attraccano.  Vi è un solo poliziotto, vi è una chiesa S. Maria costruita dal missionario E. Dodgson fratello di Lewis Carrol autore di Alice nel paese delle meraviglie perché in effetti il suo vero nome era Charles Lutwige Dodgson. Ma ciò che rende orgoglioso il Repetto è che la struttura medica del luogo e stata chiamata nel 1971, Hospital Camogli. Oggi nell’isola vivono 42 persone che portano il cognome di Repetto e 13 quello di Lavarello.

Tutti i popoli si assomigliano, si dice, ma  sono le culture che li differenziano tra loro.   Per questo quello che non si deve perdere e che gli anni non potranno mai cancellare è la forza della memoria posto che anche chi è un giorno partito ha lasciato la sua impronta e la sua immagine e la potremo sempre ritrovare se in noi c’è la voglia di guardarci alle spalle ed allungare l’ombra della nostra vita che non si staccherà mai più da noi.

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