L’Afghanistan piange la morte di zio Murad

Tetsu Nakamura, il medico giapponese volontario, vincitore del 2003 del Ramon Magsaysay Award – per la pace e la comprensione internazionale – è stato ucciso il 4 dicembre 2019 in un attento in Afghanistan, il secondo, riporta l’Ansa, ai danni degli operatori umanitari in 2 settimane.

Settantatreenne, Nakamura era partito per l’Afghanistan e il Pakistan,  negli anni Ottanta, per curare i malati di lebbra. Capace di grande empatia, generosità e dedizione, che gli erano valsi l’affettuoso soprannome di zio Murad, aveva fondato l’organizzazione Peace Japan Medical Services.

Ma non si era limitato a curare le malattie. Quando si rese conto che la “siccità stava uccidendo più persone di quante la sua organizzazione potesse salvare” scrive il New York Times, il medico giapponese ideò il progetto d’irrigazione, adattandogli vecchie tecniche giapponesi per supplire alla mancanza di mezzi e tecnologia e riuscendo a costruire una rete di canali in grado di soddisfare le esigenze di quasi un milione di persone, salvandogli la vita.

Tetsu Nakamura era nato nella prefettura di Fukuoka in Giappone nel 1946. Secondo la biografia pubblicata sul sito del Ramon Magsavsav Award (l’equivalente asiatico del Nobel), è stato l’amore per gli insetti (coltivato fin da ragazzo nelle montagne di Kyushu) a condurre Nakamura, appena laureato in medicina, a viaggiare nell’Afghanistan orientale, per trovare conferma che il coleottero e la farfalla giapponese ha lo stesso antenato di quella terra di confine tra l’Afghanistan e il Pakistan.

Ma quando il giovane medico  giunse in quell’aspra regione asiatica nel 1978 , trovò qualcosa e qualcuno di molto diverso e molto “più fragile” delle creaturine che avrebbero dovuto soddisfare la sua curiosità entomologica.  Diffusasi la notizia della presenza di un medico nella zona, Nakamura fu circondato dai malati che chiedevano la sua assistenza, ma era inerme perché le medicine a disposizione erano riservate per la squadra di esplorazione. Un comportamento “deplorevole” da parte di un medico, racconterà più tardi Nakamura che, tornato in Giappone, non riuscì a dimenticare i volti di quelle persone sofferenti e nel 1982 decise di tornare a Peshawar, città pakistana di confine, come medico volontario.

A Pashawar Nakamura contribuì alla costruzione di un ospedale con 70 posti letti e di 3 centri medici satellitari a Nangarhar in Afghanistan i quali, oltre a curare la popolazione locale, accoglievano i rifugiati in fuga dalla guerra sovietica.

Ma i suoi pazienti non soffrivano soltanto per la malnutrizione ma, soprattutto,  per la mancanza di acqua potabile che provocava il colera e altre malattie infettive. Nakamura comprese che non bastava offrire assistenza medica: era necessario garantire cibo e acqua, risolvendo il problema della siccità periodica.  Mobilitando molti degli abitanti dei villaggi afghani si dedicò al progetto della costruzione di canali da fonti d’acqua esistenti per irrigare le zone aride. E posto che mancavano le attrezzature necessarie, ed era necessario il lavoro manuale, decise di procedere seguendo la tecnica impiegata 200 anni prima nella sua città natale in Giappone.

In 6 anni, mobilitando la popolazione dei villaggi colpiti dalla siccità, è stato costruito un canale principale di 24 chilometri (15 miglia) e la diramazione in canali minori in 4 distretti, irrigando 60mila acri di terra e salvando la vita a circa 1 milione di persone.

L’attentato in cui è rimasto vittima l’ha sorpreso mentre viaggiava in macchina per la città di Jalalabad per seguire il progetto d’irrigazione dei villaggi.  Con Nakamura sono rimasti uccisi le sue 3 guardie del corpo, l’autista e un suo collaboratore.

Grande il dolore degli afghani per la morte di zio Murad. Sul video che sovrastava l’omaggio funebre pubblico dedicato a Nakamura hanno scritto “Perdonaci per non essere stati capaci di proteggerti. Perdonaci Giappone!”.

 

 

Fotografie dall’alto: Afghanistan – 1) Tetsu Nakamura; 2) Omaggio funebre a Tetsu Nakamura, ucciso nell’attento il 4 dicembre 2019 – foto tratta da aljazeera.com

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