Talaq, talaq, talaq e non mi ripudi più

India - annullato il triplice Talaq manifestazione“Talaq, talaq, talaq” pronunciato per 3 volte permette agli uomini musulmani di ripudiare la propria moglie. In modo unilaterale pronunciando la parola araba talaq per 3 volte, tra una formula e l’altra e con un intervallo ben preciso  detto idda, il ripudio diventa giuridicamente valido: un divorzio effettivo.

Un diritto che spetta soltanto agli uomini. India, dopo il Pakistan e il Bangladesh, che spettava soltanto agli uomini, perché la Corte Suprema del grande Paese asiatico, il 22 agosto 2017, ha dichiarato incostituzionale la pratica del triplice talaq.

La sentenza è stata pronunciata da un tribunale composto da 5 giudici delle seguenti 5 religioni: induista sikh, cristiana, zoroastriana e musulmana.  In India, infatti, le comunità indù, musulmane e cristiane sono autorizzate a seguire i propri precetti in merito ad ambiti civili come il matrimonio, divorzio, l’adozione e l’eredità.

La motivazione del pronunciamento dell’Alta Corte si basa sul principio che il divorzio unilaterale con la triplice pronuncia “viola la moralità costituzionale” non è “essenziale per la pratica religiosa” è “manifestamente arbitrario” e permette agli uomini di mandare all’aria un matrimonio soltanto per “proprio capriccio”. Quindi, hanno concluso i giudici clericali è una pratica “peccaminosa” e ciò che è peccaminoso per la religione non può essere valido per la legge.

La resistenza dei tribunali islamici e il favore di Modi

La sentenza della Suprema Corte è stata salutata dalle donne musulmane come un momento storico ma ora attendono, con trepidazione, che la stessa sentenza si converta in legge, considerato che gruppi islamici tradizionalisti si oppongono al divieto della triplice ṭalaq.

Modi primo ministro indianoNel merito, comunque, fa ben sperare il giudizio molto favorevole espresso su Twitter e Facebook dal primo ministro indiano Nerandra Modi (nella foto a sinistra), il quale oltre a rimarcare la valenza storica della sentenza l’ha salutata come elemento in grado di “garantire l’uguaglianza alle donne musulmane” e di rappresentare una “misura potente l’emancipazione femminile”.  Il Governo centrale di Modi, d’altronde, spinge verso un codice civile uniforme.

L’India è un paese a maggioranza induista ma secondo il centro studi statunitense Pew Research Center il 14% della popolazione – pari a 180 milioni di persone, 90 milioni di sesso femminile – è musulmana.

Le donne appartenenti alla comunità musulmana e vittime di questa pratica, per decenni hanno combattuto e manifestato affinché la triplice talaq fosse abolita.  Bharatiya Mahila Andolan (BMMA), il movimento indiano delle donne musulmane nel 2015 ha condotto un sondaggio nazionale intervistando 4.710 musulmane, dal quale è risultato che 1 su 11, dopo aver subito la triplice talaq non riceve alcun indennizzo e/o forma di mantenimento.

Molti gli attivisti dei diritti umani che sono ricorsi ai tribunali indiani per sostenere donne che da un giorno all’altro si sono ritrovate sole con i figli, senza casa e mezzi di sopravvivenza; considerando inoltre che, per la legge laica indiana, una donna divorziata con prole ha diritto a un terzo dello stipendio dell’ex marito.

E adesso al più presto una legge

Talaq per postaPer di più la pratica del ripudio negli ultimi anni, oltre a subire un incremento si è accelerata: la tecnologia non ha giocato a favore delle ripudiate, da quando i tribunali islamici hanno deciso di riconoscere la validità del termine talaq anche se dichiarato per posta, sms o per email.

Se la sentenza della Corte Suprema dovesse diventare legge, le donne ripudiate dalla triplice talaq risulteranno ancora legittimamente sposate. Per questo, come apprendiamo dal britannico The Guardian, il BMMA si affretta ad inviare al Governo centrale un progetto di legge elaborato dalla stesso movimento.

Foto di copertina: by Altaf Qadri/AP 

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