Storie fuori gioco. Contropiede per una partita vera

…«Scusa Lorenzo, a parte che le “saune” di cui parli tu le hanno praticamente inventate i romani duemila anni fa chiamandole terme, sono posti dove si sta benissimo e ci vanno anche le coppie, quante volte hai fatto sesso tu nella vita?», chiese con pazienza Emilio. (da Storie Fuorigioco di Rosario Coco)

Eurogames, manifestazione sportiva, attiva dal 1992, con 11 discipline che Roma avrà l’onore di  ospitare a giugno del 2019, è aperto a chiunque, indipendentemente dal sesso o dall’età, purché in regola con un tesseramento di una federazione riconosciuta a livello internazionale.

Lo sport è da sempre al centro delle dinamiche socio-culturali, educative ed economiche, veicolo di integrazione o di dis-integrazione a seconda dei valori di fondo che fanno da sostrato alle nostre vite.

La caratteristica che contraddistingue la competizione è lo spirito che la guida: la manifestazione è organizzata dalla comunità LGBT, con l’obiettivo di creare uno spazio sportivo di competizione libera da ogni pre-giudizio, libera nel senso più ampio e profondo del termine, il rispetto per se stessi e per gli altri. Uno spirito che racchiude: “Venite a giocare qualunque sia il vostro orientamento sessuale e la vostra età.” Un orientamento alla vita, intesa come espressione del bene individuale e di quello collettivo.

Ma che fai piangi come una femminuccia?

Ma è davvero necessaria una manifestazione ‘gay friendly’? Non si rischia una ghettizzazione di genere? Domande che rivolgo a me stessa e Rosario Coco, giornalista e scrittore, autore di Storie fuorigioco che ho il piacere di intervistare. Il suo racconto mi rivela le risposte in modo autentico e naturale.

Nonostante viviamo nel Terzo Millennio, orientati alla vita su Marte, continuiamo a vivere e convivere con stereotipi fin dalla prima infanzia: “Ma che fai piangi come una femminuccia? (al maschietto di turno) “Ti comporti come un maschiaccio” (nella lingua inglese, esiste proprio un termine per indicare una ragazza che si comporta da ragazzo “tomboy”). E così, anno dopo anno, si cristallizzano comportamenti, atteggiamenti, pensieri e parole.

Come scardinare gli schemi? Lo sport nella sua dimensione di collettiva ed individuale, nella sua fisicità e nel carico di emozioni che sprigiona sia in chi lo pratica che in chi gode dello spettacolo, può rappresentare una palestra vigorosa di valori condivisi e comportamenti.

Nel suo libro Storie fuorigioco. Omosessualità e altri tabù nel mondo del calcio (Villaggio Maori Edizioni), Rosario Coco ci regala la sua esperienza di calciatore, di scrittore e di formatore: una triade esplosiva per raccontare in modo veritiero storie di tutti i giorni.

Leggiamo nella prefazione di Francesco Lepore: “ Sei storie coinvolgenti. Sei racconti in cui la realtà si mescola alla fantasia. Sei percorsi narrativi in cui orientarsi con una bussola speciale. Quella dell’amore. L’amore passionale tra i protagonisti e le protagoniste di questi récit al di là del loro orientamento sessuale o identità di genere. L’amore amicale che, al dire di Minucio Felice, unisce le persone simili o simili le rende: Amicitia semper aut pares accipit aut facit.”

Coco attualmente “milita” nella squadra Atletico San Lorenzo di Roma, come progettista e formatore, particolarmente attento alle tematiche inclusive e al valore formativo delle stesse. Come ci indica Lepore nella prefazione del libro, Coco è coordinatore dell’importante progetto Outsport che, co-finanziato dalla Commissione europea mediante il programma Erasmus Plus finalizzato a valorizzare il mondo sportivo come luogo di formazione e contrasto all’omo-transfobia in continuità con la scuola e con la famiglia.

Proprio in relazione ad Outsport apprendiamo dall’Appendice del libro che: …”Nonostante le evidenze, i fatti scientifici e i coming out eccellenti1 ̶ come quello del nuotatore Ian Thorpe e del tuffatore Tom Daley ̶ fino ad arrivare alle aperture del campione Paul Pogba , le resistenze nello sport sull’inclusione delle persone LGBTI sono ancora fortissime, in particolare nello sport di base e, più in generale, nell’immaginario collettivo che ruota intorno al fenomeno sportivo. Nell’estate 2017, anche l’UEFA ha iniziato ad affrontare il tema, nell’ambito della campagna Equal Game, che affronta in maniera complessiva tutte le forme di esclusione”.

Omofobia. Mistificazione della realtà

Coco evidenzia come l’omofobia che scorre nello sport e, in particolare, nel mondo del calcio, è atavica e rispecchia la parte più viscerale di una cultura maschilista che paradossalmente nel calcio femminile, vuole che tutte le giocatrici siano lesbiche; nelle pagine del libro, Coco cita la malaugurata frase di un dirigente sportivo “basta dare soldi a quattro lesbiche”. La violenza e l’ignoranza che sottendono a questa affermazione fa male, e sono rivelatori di quell’immaginario collettivo che è necessario“riscrivere”.

Diamo voce a uno dei personaggi delle storie di Rosario: “Caspita! Io gioco a basket invece, mi piace tantissimo! Ma fammi capire, è una squadra dove siete tutti gay?”, disse Mattia con fare malizioso. «Non tutti, lo sono i promotori, che fanno parte dell’associazione che l’ha creata, Gaycs. Poi è aperta a tutti, basta essere contro l’omofobia e per l’uguaglianza dei diritti, mettendoci la faccia. Ci sono molti ragazzi etero. Considera che quest’anno hanno organizzato anche gli Italian Gaymes, i giochi italiani dedicati a questa battaglia”.

Il coming out nello sport. Oasi o miraggio?

Il coming out nello sport, e, nello specifico, nel calcio per gli uomini è ancora un miraggio, poiché legato strettamente a ragioni commerciali, alle analisi di mercato degli sponsor che raccolgono tutto l’humus socio-culturale di chi segue il calcio, mi spiega lo scrittore. “Il libro parte dalla “semplice” questione dell’omofobia nel calcio – continua Coco – ma non è che la punta dell’iceberg di tutte le false rappresentazioni della sessualità; una delle storie ricorda racconta come un adolescente venga apostrofato come colui che ha gli occhiali da frocio (occhiali di gomma)”.

Quante mistificazioni e repressioni  straripano, come dal vaso di Pandora, nello spogliatoio, inteso sia come spazio fisico, sia come spazio conviviale in cui cadono i tabù e ci si confronta; uno spazio che al momento del coming out di un compagno di squadra può rappresentare diffidenza e una malcelata tolleranza, ma superato il primo momento come è accaduto allo stesso Coco, si converte in uno spazio di incontro e di com-prensione. Lo spogliatoio è lo spazio in cui la persona si confronta con l’altro.

L’omosessuale del gruppo diventa una sorta di sessuologo della squadra, andando a scardinare tutti quei luoghi comuni e falsi miti del mondo della sessualità relativi a ogni orientamento e identità, le barriere si infrangono e ci si incontra. La stessa doccia diventa luogo di aggregazione e di ironia: “Se mi casca l’occhio vuol dire che c’è qualcosa da guardare”, una frase tra il serio e il faceto, lanciata in tono buffo e scherzoso, diventa liberatoria per tutti.

 Emozioni e fisicità, l’essenza dello sport

Lo sport vissuto in modo sano favorisce anche il rapporto con il proprio corpo, il proprio esserci. Con orgoglio, Coco, parla della sua squadra, l’Atletico San Lorenzo, il suo essere all’avanguardia ed aprirsi al mondo in tutte le sue pieghe.

Emozioni e fisicità sono gli elementi cardini del tessuto sportivo. In nessun altro luogo ci si imbatta con questi 2 elementi, “conditi” inoltre dall’esperienza della competizione. “Se io compagno di squadra, ce l’ho con te, emerge anche nel gioco”, sottolinea Coco.

Un universo di situazioni che emergono. Lo sport è quel luogo non luogo, dove si parla delle proprie esperienze in modo diretto, senza veli, specie, sulla relazioni con l’altro sesso, nascondendosi dietro ai luoghi comuni, molto spesso; un universo rigidamente diviso in genere, le categorie sono essenzialmente maschili e femminili, non c’è commissione tra generi nelle gare o nelle manifestazioni sportive. “Lo sport: uno spazio di apertura, siamo esposti e facile preda degli stereotipi. Il calcio si confronta con la parte più profonda della società”.

“Il libro ha un limite fisiologico – mi dice Coco con estrema umiltà – poiché è soprattutto frutto di esperienza dirette in ambito maschile”.

Ascoltando il giovane scrittore, mi viene voglia di indossare una maglietta bicolore e gettarmi nel primo campo sportivo che trovo: proprio io, da sempre quasi inadatta a qualsiasi prestazione fisica. Nelle sue parole rivedo mio padre, grande sportivo e grande tifoso, e tutti coloro che abbracciano lo sport con veemenza, autenticità, ma soprattutto con sano spirito competitivo e amore incondizionato per la disciplina sportiva.

Quel mondo possibile, in cui l’agonismo e il dilettantismo hanno tratti comuni, rappresentazione simbolica di una collettività che accoglie e non che respinge, che potenzia e sfida in modo etico.

Tuttavia, tornando ad oggi, il cammino è ancora lungo ma l’importante è il movimento, l’andare verso l’equità e la “smart society”, non perché digitalizzata, ma perché sinceramente solidale.

“Il coming out negli sport individuali è più “semplice”, vedi il nuoto o la scherma, perchè manca la dimensione della squadra” rileva Coco, rammentando l’intervista del grande Olivier Giroud, attaccante del Chelsea, vicino ai diritti degli omossessuali, che ha confessato senza reticenze come nel calcio sia impossibile dichiararsi omosessuale, ricordando il sofferto coming out di Thomas Hitzlsperger, ex calciatore tedesco ed ex centrocampista della Lazio.

Eppure, piccoli segnali illuminano il percorso, anche in modo del tutto naturale, senza proclami, semplicemente vivendo.come è successo recentemente  a una giocatrice di pallavolo, il cui coming out è avvenuto  in modo naturale,  rispondendo  alla domanda di un giornalista: “Chi hai chiamato per consolarti?” “Ho chiamato la mia ragazza”. Ulteriori spiragli di vento amico, la prefazione dell’allenatore Prandelli a Il campione innamorato di Cecchi Paone, citata in una storia.

Genesi delle storie

Come nasce il libro, chiedo a Coco. “ Il libro nasce dell’editore che voluto investire sul tema e sulla mia esperienza, perché da anni collaboro per la sensibilizzazione di queste tematiche, la volontà di raccontare il gioco e il pallone, il calcio generalista, rivelatore di una società in cui è in potenza, già l’atto del cambiamento“.

Come ci ricorda F. Lepore nella prefazione  “l’amore in tutte le sue sfaccettature  è sempre in gioco ed entra sempre in campo nella vita come nello sport. Già, perché anche nello sport non è possibile farne a meno. Perché quando se ne fa a meno scompare l’aspetto ludico, l’aspetto gioioso, l’aspetto sanamente competitivo dell’attività sportiva e si lascia aperta la porta alla sopraffazione, alla violenza, alla discriminazione.

Racconti brevi, “exempla” dei nostri tempi. affinché si comprenda quante sovrastrutture, pregiudizi, false credenze abitano il nostro quotidiano, farcito spesso di ipocrisia che distorce la sessualità “sana” in ogni sua manifestazione, celando invece perversioni emotive e fisiche.

Una lettura godibilissima, mentre aspettiamo che in campo entrino tacchi e tacchetti da calcio. Solo così avremmo fatto tutti goal.

 

Fotografie dall’alto verso il basso: 1) presentazione Eurogames 2019; 2) Rosario Coco; 3 – 4) Logo e componenti dell’Atletico San Lorenzo; 5) Olivier Giroud; 6) copertina del libro  ‘Storie fuorigioco. Omosessualità e altri tabù nel mondo del calcio’

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