Religione islamica nelle scuole. La pedagogia dell’inter-culturalità

educacion-islamica-en-ceutaIl Ministero dell’Istruzione spagnolo ( Ministerio de Educación, Cultura y Deporte) ha varato una risoluzione in cui si introduce l”insegnamento della religione islamica nei curricula della Scuola dell’Infanzia.

La norma si basa sulla legge 26/1992, Accordo di Cooperazione tra lo Stato Spagnolo e la Commissione Islamica di Spagna che garantisce agli alunni mussulmani, ai genitori e agli organi scolastici di governo che lo richiedano, il diritto dei primi a ricevere l’insegnamento religioso islamico nei centri scolastici pubblici e privati, sempre che non entri in contrasto con il carattere proprio del centro (Educazione d’infanzia, Educazione Primaria e Secondaria). Altresì, si sancisce che i docenti siano designati dalla Comunità islamica in conformità alla Federazione a cui appartengono.

La suddetta legge si ispira all’art. 27.3 della Costituzione spagnola (Titolo 1 “Diritti e doveri fondamentali”) che recita “I poteri pubblici garantiscono il diritto che assiste i genitori affinché i suoi figli ricevano la formazione religiosa e morale in accordo con le proprie convinzioni.

Che la religione sia di competenza delle rispettive autorità religiose è stato ribadito dalla Legge Organica 2/2006 sull’Istruzione, la determinazione dei curricula e degli standard di apprendimento.

Nello specifico, la risoluzione si dirige alla Scuola dell’Infanzia, vale a dire, ai bambini dai 3 ai 5 anni. La misura presenta una forte valenza socio-educativa ed emozionale in quanto evidenzia come sia fondamentale l’organizzazione della grande quantità e varietà delle conoscenze, necessità, motivazioni, credenze, atteggiamenti e valori che costituisce la pratica religiosa. Componenti che si scinderanno per facilitare l’esperienza e lo sviluppo del bambino.

Lo spirito della norma è animato da una profonda attenzione pedagogica e integrazione socio culturale , come lo dimostra l’accento che si pone sul lavoro che si dovrà fare sui contenuti trasversali: educazione democratica, cittadinanza attiva, convivenza pacifica, stimolo alla libertà, supporto, lavoro cooperativo; uguaglianza dei sessi rispetto a condizioni, diritti e obblighi, rifiuto di qualsiasi forma di intolleranza, violenza e discriminazione, protezione e rispetto per l’ambiente, consumo salutare e attività fisica, educazione stradale.

Per quanto riguarda, gli insegnamenti specificatamente religiosi, si promuoverà l’interesse verso le buone azioni, la partecipazione alle feste e agli eventi e che conoscano i dialoghi e i personaggi coranici, Muhammad (P.B.) e Dio (Al-lah).

Congiuntamente a questi insegnamenti, i valori emozionali, le abitudini comportamentali e atteggiamenti di validità universale, faranno parte del processo generale di formazione come essere umani, indipendentemente dalle credenze religiose individuali. L’aspetto religioso e universale favorirà lo sviluppo integrale dei bambini e delle bambine in ambito morale, affettivo e cognitivo.

Particolarmente interessante la rilevanza che si dà al corpo nell’uso comunicativo dei codici religiosi e al riconoscimento delle emozioni. Si evidenzia molto l’uguaglianza ed il rispetto reciproco in ogni settore della vita dall’abbigliamento all’alimentazione e all’igiene, alla ri-conoscimento della natura che ci circonda.

Sempre in accordo alla legge del ’92, due anni fa, è stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale ( Boletín Oficial de Estado) il curriculum dell’insegnamento della religione islamica nella Scuola Primaria.

Leggiamo nel quotidiano spagnolo ABC, versione online che probabilmente si attiveranno corsi di religione islamica anche nella scuola primaria della città di Soria, il cui presidente della Comunità islamica locale Ahmed El Boutaybi afferma che è meglio che gli alunni ricevano gli insegnamenti della propria religione attraverso “percorsi corretti” e non per canali come Internet. “Non tutti i genitori hanno il tempo o la preparazione per dare questo tipo di educazione. Chi ha commesso gli attentati terroristici in Europa sono ragazzi nati in Europa, privi conoscenze religiose, che interpretano l’Islam attraverso i radicali con cui entrano in contatto, spesso mediante il web”.

El Boutaybi ricorda come il curriculum scolastico, recentemente approvato sia molto completo in quanto riunisce molti contenuti sociali, come i diritti della donna, la pace nell’Islam e la convivenza tra con i non mussulmani.

Una legge dunque che risale a più di 25 anni fa e che in questi ultimi anni si sta articolando sui diversi cicli dell’istruzione. Un modello giuridico che prende atto del cambiamento socio-culturale e di quanto l’educazione della diversità, sia educazione alla diversità, elemento educativo essenziale per lo sviluppo dell’individuo.

Uno studio della religione che si fa conoscenza personale e dell’altro; mediazione culturale e invito al dialogo interculturale. Valori basici di ogni società. Ancora una volta l’educazione/istruzione evidenzia il suo prezioso potenziale di “costruttore” delle fondamenta di una società aperta e tollerante, mediante una pedagogia dell’inter-cultura e della conoscenza del sé.

 

Potrebbero interessarti anche...

Una risposta

  1. Paola ha detto:

    L’essenziale è che sia un momento di inclusione e non di separazione: bisognerebbe che i docenti fossero presenti entrambi e favorissero il confronto e la conoscenza. Dubito molto che la nostra chiesa confessionale sia capace di tanto !!!

Rispondi a Paola Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *