Luanda. Il paradigma africano

Luanda

Viviamo nell’epoca delle grandi contraddizioni. Un’ulteriore conferma che ci giunge dall’indagine condotta dall’internazionale azienda di consulenza e analisi finanziaria Mercer, che indica Luanda la capitale dell’Angola, Africa centrale, come la città più cara del mondo.  Già da qualche tempo capitale-fenomeno, nel 2015 Luanda era apparsa nelle classifiche mondiali come città eccessivamente costosa per gli stranieri provenienti dalla parte prospera del mondo, in Angola per lavoro.

Nei due anni successivi alla crisi del petrolio, l’inflazione galoppante e la debolezza della valuta locale rispetto al dollaro, l’ha condotta, nella classifica Mercer del 2017, al primato annunciato: il costo della vita a Luanda supera nell’ordine il carovita di Hong Kong, Tokyo, Singapore, Seul, Ginevra, Shangai, New York e Berna. Per avere un termine di paragone riportiamo la classificazione di Roma, la quale, secondo l’analisi Mercer, occupa l’80esimo posto della classifica, prima comunque di Monaco di Baviera (98esima posizione), Francoforte (117esima posizione) e Berlino (120esima posizione).

Indicativi i costi di alcuni prodotti venduti nella capitale africana, riportati dalla Mercer, alcuni dei quali equivalgono ai costi occidentali come ad esempio il valore di un pasto in un locale economico, che arriva a costare 20 euro o un paio di jeans che a Luanda si comprano a circa 150 euro (non viene specificato se firmati oppure no), in altri casi sono nettamente superiore come l’affitto di un appartamento, non di lusso, che può arrivare a costare 4mila euro mensili.

baraccopoli LuandaClassico paradigma africano l’Angola è un paese ricchissimo grazie al petrolio e alle miniere di diamanti (ma detiene giacimenti di altri importanti minerali).

Il 90% delle sue entrate proviene dall’esportazione di queste due materie prime, i cui proventi finiscono nelle mani di pochi; al tempo stesso è costretta a importare molti beni essenziali, acquistandoli con una moneta il kwanza che, come già accennato, nel 2015 ha subito una perdita del 30% del suo valore rispetto al dollaro, mentre il Paese è stato colpito dal 14% d’inflazione.

Il risultato è di un Paese con circa 25 milioni di abitanti (stima del 2014), dei quali 20 milioni vivono in condizioni di estrema povertà, in baraccopoli prive di acqua corrente, che sorgono intorno a Luanda. Si può ben dire che la città più costosa del mondo è la capitale di uno dei paesi più poveri del mondo.

L’indipendenza

L’Angola è stata una colonia portoghese dalla fine del secolo XV al 1975, anno in cui conquistò l’indipendenza, riconosciuta dallo stesso Portogallo come Repubblica Popolare dell’Angola.

Angola guerra civileL’indipendenza ottenuta fu il culmine dei movimenti indipendentisti formatosi fin dagli anni 50 del Novecento, finanziati dalle due super potenze in contrapposizione: da una parte l’allora URSS (Unione Sovietica) che sosteneva il Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola (MPLA); dall’altre parte gli Stati Uniti che appoggiavano il gruppo dell’Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola (UNITA).

I due gruppi indipendentisti ostili fra loro, giunsero alla conciliazione e quando il Paese divenne indipendente, instaurarono un governo di coalizione che vedeva il MPL occupare una posizione predominante. Ma la conciliazione fu di brevissima durata. Nello stesso anno dell’indipendenza scoppiò in Angola una lunga guerra civile che vide contrapporsi nuovamente il MPLA, alle spalle del quale continuava a esserci l’URSS e Cuba, e l’UNITA sempre sostenuto dagli USA ai quali si era affiancato il Sudafrica. Naturalmente oltre gli interessi geopolitici le forze straniere erano fortemente interessate alle due grandi risorse naturali angolane.

La guerra civile

Jose Eudardo Dos SantosLa guerra civile è durata ben 27 anni, terminata, infatti, nell’aprile del 2002. Da rilevare che nel corso del conflitto interno, l’Angola che è una repubblica presidenziale, ha visto soltanto 2 uomini occupare la prima carica dello Stato: Agostino Neto dal 1975 al 1979 e José Eduardo Los Santos (nella foto a lato) dal 10 settembre del 1979 e ancora in carica. Entrambi appartenenti e a guida, durante la presidenza, del MPLA.

Dos Santos nel febbraio del 2017 ha annunciato la sua intenzione di non ricandidarsi per le elezioni previste per il prossimo agosto. Lascerà il potere dopo 38 anni, diventando il presidente più longevo del continente, mentre la figlia, Isabel Dos Santos, come apprendiamo dal quotidiano El Pais, è la donna più ricca dell’Africa. Due primati che potrebbero avere una stretta correlazione.

Il conflitto ha impedito lo sviluppo dell’Angola e provocato la povertà per la maggior parte della popolazione: sviluppo che è esploso una volta deposte le armi.

Il boom economico e la battuta d’arresto

Dal 2002 il governo nazionale si è impegnato nella ricostruzione del Paese.  Attraverso i fondi statali e varando una legge nel 2003 che ha favorito gli investimenti stranieri, da allora e fino al 2013 l’Angola si è caratterizzata per una crescita del 12%, per subire poi una brutta battuta d’arresto a causa del crollo del prezzo del petrolio che ha portato il PIL del Paese (dati 2015) a perdere 10 punti percentuali.

Luanda operaio primo pianoLuanda operaio al lavoroLuanda, la città che ha ricevuto i maggiori fondi statali, in questi anni è stato un frenetico cantiere che ha visto la costruzione d’infrastrutture, ma non ha ancora risolto il problema residenziale del numero di persone concentrate nella città, negli anni della guerra civile.

Secondo la Banca africana dello Sviluppo, la crescita dell’Angola potrebbe migliorare dal 2017 sempre che riuscirà a superare lo squilibrio socio-economico che attanaglia la popolazione, e a provvedere alla diversificazione industriale, in modo da superare un ‘economia dipendente da petrolio e diamanti,  diventando “meno vulnerabile agli shock esterni” e  incrementando il settore agricolo, sfruttando la consistente abbondanza di acqua delle rete fluviale e favorendo, così, il superamento della povertà dei molti, troppi angolani.

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