L’arte della defocalizzazione

L’arte della defocalizzazione: spostare l’attenzione, alterando la sostanza dei fatti, lasciando all’opinione pubblica solo la percezione di un fenomeno, non la sua essenza; con una tale forza di convincimento da non lasciare spazio al contraddittorio.

Come si può argomentare una tesi che si basa su fondamenta completamente fuori asse: non resta che tralasciarla, accantonarla. Ma il vento dell’approssimazione, del più becero qualunquismo, della retorica avventizia e ipocrita soffia forte e tra-volge intere masse e singoli.

Il lutto di Genova che saluta i morti innocenti, vittime di una situazione socio-politica, economica e culturale, ha coinvolto famiglie italiane e non italiane di religione e culture diverse; echi lontani, remoti di un’italianità consunta dagli stereotipi e gli ingannevoli dardi puntati verso “lo straniero” e i “poteri forti” sembrano appartenere a una farsa grottesca e aliena.

Non si tratta di puntare il dito contro presunti colpevoli, ma di ripercorrere con estrema serietà, attraverso le indagini della magistratura e la perizia dei tecnici, le fasi di un crollo annunciato e di come gestire condizioni attuali affini. Con serietà e profonda umiltà, laddove cori populisti, non curanti del progresso sostenibile, continuano una anacronistica e pericolosissima caccia alle streghe.

Chi accoglie le istanze emozionali delle persone senza filtri, senza riflessioni, senza elaborazioni, non è degno di prendere decisioni che coinvolgono il destino dei milioni di persone.

E intanto un fischio sulla spiaggia invita a fondersi con la natura e la vita che non c’è più.

 

 

Foto di copertina: Ponte di Eraclito, tela di René Magritte 

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