Kimono Meisen. Narrazione dell’incontro tra Estremo Oriente e Occidente

MEISEN BIANCO NERO ROSSOKIMONO BLU Tra i tanti eventi che il Giappone ha organizzato per celebrare  il 150° anniversario dell’avvio  dei rapporti tra il Giappone e l’Italia,  peculiare è la mostra che  l’Istituto di Cultura Nipponico

di Roma ha allestito presso la propria sede; una  mostra  che,  oltre all’innegabile rilevanza culturale,   non marcherà di affascinare le amanti della moda e del costume.
Ci riferiamo alla esposizione “VIVID MEISEN –  La sfavillante moda kimono moderna” , costituita dalla collezione del  Kimono Meisen, ossia “il kimono prêt-àporter  di fattura meisen tinto in filo”,   che ha aperto i battenti il 22 aprile e terminerà il 4 giugno 2016.

Il Kimono Meisen, la cui produzione risale agli anni ’20 del novecento,  indica un abito moderno a prezzo accessibile e la mostra ne esplora le origini, espressione indiscutibile dell’ influenza della cultura  e società occidentale su quella giapponese, in particolare dell’arte europea  d’avanguardia, impressionismo, cubismo, fauve e futurismo italiano, come ben riflettono le fantasie dei tessuti degli abiti esposti.

Una storia quella del Kimono Meisen, coerente con l’anniversario celebrato dall’Istituto Nipponico.  Ma per comprenderne il significato , è necessario accennare  alla storia del Giappone moderno e fare un salto temporale al 1854, l’anno in cui gli Stati Uniti riuscirono, con una prova di forza e dopo vari tentativi, ad aprire il varco commerciale nipponico.

 

La Convenzione di Kanagawa, pone fine alla politica isolazionista 

 

In Giappone, infatti, dal 1641 vigeva il Sakoku, politica prevalentemente autarchica, che regolava gi scambi MEISEN KIMOMO MULTI COLORIcommerciali e i rapporti con i paesi stranieri, che si limitavano alla Corea, alla Cina e all’Olanda e attraverso accessi portuali prestabiliti.

A soffrire della politica commerciale imposta dal Sakoku, erano in modo particolare gli Americani del Nord che fin dalla fine del XVIII secolo, tentavano di violarlo. Ci riuscirono l’8 luglio 1853, quando fecero approdare alla baia di Tokio, precisamente nell’attuale Yokosuka, 4 navi da guerra, passate alla storia come le Navi Nere,  sotto la guida del comandante superiore Matthew Calbraith Perry.

Poteva essere guerra, ma fu sufficiente la sola presenza delle navi e la minaccia di subire il bombardamento, al quale i giapponesi sapevano di non poter fronteggiare, per permettere al comandante Perry di ancorare, scendere dalla nave, proporre  ai giapponesi il trattato di apertura commerciale, proposto dal Presidente Usa  Millard Fillmore.
Quando Perry tornò per ricevere la decisione dei giapponesi,  nel febbraio 1954,  le navi al suo seguito da 4 erano diventate 8, segno che non avrebbe gradito un eventuale rifiuto che, infatti, non ci fu e il 31 marzo dello stesso anno siglò con  lo  shogun  Tokugawa Iesada,  la Convenzione di Kanagawa, con la quale il Giappone poneva fine alla sua politica isolazionista. Infatti, alla Convenzione seguirono, nei cinque anni successivi, i trattati con la Russia, la Francia e la Gran Bretagna.

 

 

A passi veloci verso la modernizzazione

 

KIMONO OCRAKIMONO NERO E VIOLAL’apertura ad Occidente per il  Giappone non fu indolore nell’ambito della politica interna e sociale,  ma nei decenni che seguirono  contribuii a farne  una potenza mondiale. Grazie anche alla restaurazione dell’istituzione imperiale, il Paese visse il Meiji Jidai (per gli occidentali Periodo Meiji”)  “periodo del regno illuminato”, dall’ abile  Imperatore Meiji  (nome personale, Mutsuhito). Quest’ultimo,  nei suoi 44 anni d’impero, riformò il Giappone adottando  numerose istituzioni occidentali,  come  il sistema legale, la struttura dell’ esercito  e il sistema parlamentar, improntato sul modello di quello  britannico, con Hirobumi Ito  eletto Primo Ministro nel 1882.

Arriviamo così alle origini del nostro Kimono Meisen che va di pari passo con la storia del paese. L’impulso propulsivo del Periodo Meiji, investì anche il settore del tessile.  La seta grezza, prodotta in Giappone fin dall’antichità, divenne bene primario di esportazione verso l’Europa e l’America del Nord.  Ma l’incremento della produzione di bozzoli, come spesso avviene, aveva determinato un calo della qualità del prodotto, tanto da ritenere  le pezze di sete, a volte,  non rispondenti agli standard d’esportazione,  Rimanevano , quindi,  in Giappone e vendute per uso familiare.     Nel frattempo l’occidentalizzazione del paese influiva anche sugli usi e costumi della popolazione, che in un primo momento affascinata dalla nuova cultura, aveva messo da parte le abitudini autoctone, kimono compreso, per adottare in todo l’abbigliamento e le mode dell’ovest del mondo.  Un’euforia che durò fino alla fine del 1800, quando smaltita la novità, i giapponesi tornarono alle loro tradizioni e, il Kimono, non solo tornò in kimomo in mostraauge, ma divenne uno dei simboli dell’identità nipponica.
KIMONO VIOLAE il basso costo delle pezze di seta grezza, l’industrializzazione del settore, le stampe fantasie d’ispirazione artistica, che sapevano unire il nuovo con la tradizione, dettero vita al kimono meisen,  una produzione pret – a- porter a costo accessibile, che ha accompagnato la donna giapponese nel corso della  sua emancipazione fino agli anni ’50 del Novecento e, che oggi, suscita l’interesse delle nuove generazioni.

 

L’esposizione  Vivid Meisen

La mostra Vivid Meisen è stata realizzata in collaborazione con l’Ashikaga Museum of Art, della città omonima, famoso centro tessile a 80 chilometri a nord di Tokyo, che con le altre  Isesaki e Chichibu forma il distretto  tessile del centro-nord del Paese e da dove provengono gli abiti della collezione esposti.  Nella mostra gli  abiti sono stati suddivisi in sezioni tematiche: fiori, arti grafiche, motivi tradizionali, fauna, motivi di macchine e macchinari, poster di bellezze d’epoca.
L’ingresso  è libero e le visite guidate sono gratuite.

 

Per ulteriori informazioni:

Istituto Giapponese di Cultura

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