Immigrazione in Italia. Una sfida per una crescita inclusiva

Il “Dossier Statistico Immigrazione 2017” offre un interessante spunto per riflettere sull’evoluzione della società italiana e sul ruolo degli stranieri in Italia.  Oggi il numero dei residenti di origine straniera nel nostro Paese è quasi identico a quello degli italiani all’estero: oltre 5 milioni e 300 mila. Non solo, secondo le stime ISTAT, tra 50 anni un terzo della popolazione italiana sarà di origine straniera.

La pubblicazione, curata dal Centro Studi e Ricerche IDOS e il Centro Studi Confronti, è giunta alla 27a edizione.  Al 31 dicembre 2016, il numero degli stranieri residenti in Italia è di 5.047.028 ed essi incidono nella percentuale di 8,3 su tutti i residenti. Sono poco meno di 200 le nazionalità degli stranieri che abitano nel Bel Paese. I cittadini comunitari costituiscono soltanto il 30,5% (si tratta di 1.537.223 persone, di cui la stragrande maggioranza sono romeni), mentre 1,1 milioni provengono dall’Europa non comunitaria. Africani e asiatici sono, rispettivamente, poco più di un milione. Solo 13 paesi hanno più di 100mila residenti: Romania, Albania, Marocco, Cina, Ucraina, Filippine, India, Moldavia, Bangladesh, Egitto, Pakistan, Sri Lanka e Senegal.

“Il Dossier” calcola la presenza straniera “regolare” in Italia in base alle statistiche. Non tiene conto, per esempio, i numerosi stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana. Prende in considerazione, quindi, soltanto gli immigrati residenti con permesso di soggiorno o iscrizione anagrafica per i comunitari. Il voluminoso libro (479 pagine) presenta un contesto sociale in cui gli immigrati e i loro figli assumono una sempre maggiore importanza dal punto di vista demografico, economico, occupazionale e socio-culturale.

Risulta evidente che la composizione della società residente in Italia subisca graduali cambiamenti grazie alla presenza degli stranieri. Nel 2016, tra i cittadini italiani, le morti sono prevalse sulle nascite di 204.675 unità e questa tendenza è in corso da diversi anni. L’intera popolazione residente (italiani e stranieri) è diminuita di oltre 76mila persone. La differenza si è contenuta grazie ai nuovi arrivi dall’estero (per quanto meno numerosi rispetto al passato) e alle nascite da genitori stranieri (69.379 ovvero il 14,7% del totale).

Secondo le previsioni demografiche dell’ISTAT, tra 50 anni la popolazione residente in Italia non diminuirà, ma sarà molto diversa la sua composizione: l’incidenza degli stranieri man mano aumenterà. L’Istat stima che potranno essere 14,1 milioni i residenti stranieri e 7,6 milioni di cittadini di origine straniera: nell’insieme più di un terzo della popolazione!
Quale potrebbe essere, quindi, la composizione di una classe media di 30 alunni tra 50 anni, in base all’andamento demografico ipotizzato dall’ISTAT? Venti scolari sarebbero italiani e dieci stranieri, di cui 4 figli dei genitori provenienti da un altro Paese dell’Unione europea (per lo più romeni), 2 europei provenienti dai paesi che oggi non fanno parte dell’Unione europea, 2 africani e 2 asiatici.

Tuttavia, indipendentemente da come sarà la composizione futura del quadro demografico nazionale, il dato certo è che il reddito prodotto dai lavoratori stranieri avrà un’incidenza sempre più significativa sul prodotto interno lordo.
Nel 2015 i lavoratori stranieri hanno prodotto una ricchezza di 127 miliardi di euro, vale a dire l’8,8% del Pil. Hanno dichiarato in media redditi di 11.752 euro annui a testa, pari a un totale di 27,3 miliardi di euro. Inoltre, hanno versato Irpef per 3,2 miliardi, in media 2.265 euro a testa (gli italiani 5.178). “Continua così a essere notevole – rileva il Dossier – il beneficio finanziario assicurato dagli immigrati ai conti pubblici, compreso tra 2,1 e 2,8 miliardi di euro a seconda del metodo di calcolo”.

Il Dossier riporta anche i dati Eurostat riguardanti i crimini degli stranieri: il tasso di criminalità per 100mila abitanti è più basso tra gli stranieri che tra gli italiani.

La grande sfida dell’Italia sarà di saper integrare i cittadini provenienti dall’estero. I problemi che devono affrontare una volta giunti su suolo italiano restano sempre numerosi, come quelli legati alle difficoltà di apprendimento della lingua, nonché al disbrigo delle questioni burocratiche, come ad esempio il riconoscimento dei titoli di studio ottenuti nei Paesi d’origine.

Molti si devono adattare a accontentare e svolgere mansioni al di sotto delle loro qualifiche, per non restare indietro e conseguire condizioni di vita dignitose. Per instaurare in tutto il paese una pacifica convivenza tra le diverse etnie e tra queste ed i cittadini italiani, sarà cruciale ridurre al minimo, da parte delle Istituzioni, i problemi di deficit occupazionale, adottando politiche lungimiranti e meritocratiche tese a garantire a tutti uguali possibilità ed opportunità di inserimento.

Un paese multiculturale e italico che guarda al futuro con entusiasmo e capacità di integrazione, una sfida da cogliere e accogliere tutti insieme, italiani, stranieri e italiani senza cittadinanza in attesa dei loro diritti.

 

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