Il ritorno a Sefarad. La riparazione storica della Spagna

Non è mai troppo tardi per riparare ai danni storici. E così la Spagna nel 2015 approvava il decreto con il quale concedeva la cittadinanza – entro il 2019 – ai discendenti degli ebrei sefarditi (dall’ebraico Sefarad, che significa Spagna), vittime della diaspora avvenuta 700 anni fa.

Correva l’anno 1492 quando i re di Castiglia e Aragona emanarono l’Editto di Granada (o Decreto dell’Alhambra) con il quale imponevano agli ebrei la scelta di convertirsi al cattolicesimo o di lasciare il Paese e tutti i loro possedimenti: la disobbedienza sarebbe stata punita con la morte.   Gli furono lasciati 4 mesi di tempo per decidere. In tanti lasciarono la Spagna; chi si convertì al cattolicesimo, non aveva, comunque, vita facile e finiva per partire.

Soltanto dopo 300 l’editto fu revocato. Ma altre situazioni storiche  mantennero gli ebrei lontani da Sefarad, almeno fino al 1986, quando la Spagna riconobbe lo Stato d’Israele.  E giungiamo al 2015, quando, dicevamo, la Spagna ha accettato la richiesta di circa 4mila discendenti delle vittime dei pogrom dei re di Cattolici, di ottenere il passaporto spagnolo, una misura concepita come “riparazione storica”.

Oggi, alla quasi scadenza dei termini, secondo le informazioni diffuse dal Ministero della Giustizia, sono circa 10mila i discendenti di ebrei sefarditi di tutto il mondo che hanno ottenuto la cittadinanza spagnola o stanno per ottenerla,  dopo aver fornito la documentazione genealogica e dimostrato la conoscenza della lingua e della realtà socio culturale della Spagna.

 

Fotografia: Hervás (Spagna) quartiere ebraico

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