Guerra o pace

Guerra o pceOdio, risentimento e spirito di vendetta, queste le parole chiave per gettare uno sguardo sulle vicende degli ultimi giorni. Il 19 giugno 2017 un uomo a Londra ha lanciato un veicolo contro dei musulmani, emulando una nefasta consuetudine. Qualcuno inneggia alla legittima difesa, altri parlano di coraggio, la forza di reagire. Che si tratti di rispondere al terrorismo o a qualsiasi atto di violenza comunque l’inno dei tempi richiama verosimilmente un vecchio adagio “occhio per occhio, dente per dente” Stiamo davvero vivendo in una società regolata da una morale dell’in-civiltà?

Parte del dibattito corrente nelle fila dell’opinione pubblica, patteggia per un giustificazionalismo tout court, improntando arringhe in nome di un narcisismo della violenza. Così, la legittima difesa diviene un assolutismo ideologico. Intoccabile. Perfino è possibile rispondere con il fuoco ad una rapina, legittima difesa anche se si spara alle spalle mentre il delinquente sta fuggendo. La libertà di reagire si traduce in un caposaldo del comportamento quotidiano. Il pericolo è il garante preposto a valutare la gravità o meno di un omicidio singolo o collettivo.

Cosa stiamo cambiando? L’Italia, paese membro dell’Europa, non è più in grado di chiudere il cassetto dell’odio e della paura. L’Unione europea, poi, sorta appunto come comunità per sedare le ostilità del vecchio secolo, sembra vedere sgretolarsi il concetto di pace. Questo dimostra quanto sia difficile rimuovere le macerie del passato.

Eppure, noi siamo cresciuti negli anni degli ideali e abbiamo conosciuto l’Europa attraverso le parole dei nostri genitori; noi abbiamo ben a mente la resistenza di uno Stato, l’Italia, che ha saputo sconfiggere i focolai del proprio terrorismo; noi, nati nelle ultime decadi del secolo scorso, restiamo basiti dinnanzi al sorgere di nuove ideologie. Sappiamo bene che esistono virus che contagiano le logiche del potere e insanguinano le nostre abitudini. Ci sentiamo insicuri dinnanzi a questo dramma senza onore. Parimenti siamo consci di quanto sia insano rispondere alle barbarie con altrettanta violenza.

Perché incendiare gli animi non risolve i conflitti, anzi. Addirittura, il rischio reale delle nuove fobie potrebbe essere la devastazione definitiva dell’idea di civiltà, di libertà, di modernità.

Nonostante siano plausibili i corsi e i ricorsi storici, un ritorno alle atrocità di vecchia memoria non sarebbe auspicabile. Sicché burocratizzare la guerra attraverso l’idea malsana che basti un calcolo per redimere la violenza, non lenirebbe la paura, non cancellerebbe comunque il terrore scaturito dal terrorismo.

L’Europa è ancora sostenibile purché non dimentichi la propria appartenenza culturale, politica, religiosa: una storia secolare segnata da tante atrocità e tuttavia la sua volontà e il suo cammino è di pace. E le iscrizioni di sangue lasciano segni indelebili, privi di qualsivoglia deificazione.

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