L’eredità dei nonni per la costruzione di un mondo migliore

Ed i nonni se ne vanno…..senza un saluto, un abbraccio, una stretta di mano, o quel lieve bacio sulla fronte che loro ci regalavano prima di allontanarsi, magari appoggiandosi ad un bastone. E con loro se ne vanno i racconti del loro passato. Sì, erano i grandi libri della nostra storia.

Quella che ci raccontavano in prima persona perché i protagonisti erano proprio loro. Nel descriverci gli anni della prima guerra mondiale, con quella terribile epidemia chiamata spagnola era come vedere in uno specchio, loro, che con le scarpe affondante nel fango, si passavano l’un altro una sigaretta, nascosti in strette e buie trincee, oppure che sbattevano contro i lati delle gavette di ferro, alla ricerca di un pezzo di carne in quella brodaglia insipida e fredda.  Il mio di nonno, era un’enciclopedia di storie e nelle lunghe sere, prima di andare a letto, teneva banco, come si usa dire, e mai i suoi racconti erano noiosi.

Poi c’erano le storie più leggere e frivole, come quella di quando cadde rincorrendo una bella ragazza, e con il naso rotto avvolto in un fazzoletto riuscì a farla sorridere a tal punto che alla fine quell’incontro li vide sposi. Aveva la passione per i cappelli, ed impiegava giorni per scegliere quello giusto quando doveva partire per Montecatini, ed alla fine, un ‘borsalino’, di paglia di Firenze, come diceva lui, era immancabile sulla sua testa. Il raccontarci delle imprese di Girardengo, Ganna ed in ultimo di Coppi e Bartali, erano motivi per ritardare al massino la nostra andata a letto. Aveva la passione per la lirica, credo che pur non conoscendo le note, la chiave di violino o di basso, i testi e le parole di quasi tutte le opere le conoscesse a memoria.

Il grammofono che avevamo in casa era un mobile in noce americana, lucido, occupava un posto importante, sormontato da un antico orologio a pendolo, anch’esso in noce, che veniva sempre fermato, per non interferire sui suoni, quando sulla piattaforma girevole veniva posto il disco di vinile con le romanze o le canzoni di Caruso. Ricordo benissimo quelle serate, e non ringrazierò mai abbastanza nonno Davide (classe 1877) che mi ha fatto conoscere Verdi, Puccini, Rossini, Mascagni e tutti gli altri autori di quella musica che non cadrà mai nell’oblio.

Nonna Rosa, (classe 1884) l’altro ramo della mia famiglia, era una donna speciale, vedova in giovane età aveva “tirato su” 4 figli insegnando loro come comportarsi, come lavorare, come fare di conto e risparmiare, e nel descrivere i tempi duri della seconda guerra mondiale provava ancora brividi se nominava l’aereo militare “Pippo” che solcando i cieli avvertiva di un possibile imminente bombardamento. Ero appena nata e lei mi cullava tra le braccia cantando a voce alta affinché io non udissi il rombo di quel motore. La ricordo, più tardi, in piedi davanti ad una stufa con un lungo grembiule a fiori  che le arrivava alle caviglie e le copriva il sempre suo abito nero, e che girava senza sosta, con un consumato cucchiaio di legno una zuppa fatta di pasta scura (chiamati bricchetti di Londra) e cipolle. Era talmente buona e saporita che ancora ne sento il profumo.

Da lei ho imparato tante cose che ancor oggi fanno parte del mio bagaglio di vita,  tra le quali quella necessità di sognare, come facevamo insieme, ogni anno, il 10 di agosto, quando dal terrazzo, con il naso volto all’insù, attendavamo la caduta delle stelle, e chiedevamo in silenzio che si avverassero i nostri desideri.

Sono tutti semplici ricordi ma che oggi mi tornano in mente, li rivivo come  fossero favole, e cerco così di riempire questo silenzio che il 2020 ci costringe a conoscere più da vicino. Chissà se domani riusciremo e riusciranno a capire quanto questa prova ci ha cambiato e ha mutato il nostro modo di vivere?

Oggi, coloro ai quali è stato tolto il nonno o la nonna debbono riflettere, e il tempo per farlo non manca. Mancheranno, le carezze, i gesti di affetto, quei piccoli regali che non riceveranno più, ma solo domani scopriranno che non potranno più leggere o vivere le storie loro raccontate, e quei libri non si apriranno più.

Una, due, mille storie sono giunte alla fine e questa parola verrà ricordata con un’altra: Covid 19, terribile, cattiva, disumana, capace di fare chiudere gli occhi a tante persone, a far sgorgare da altri un fiume di lacrime, ma anche a formare in tutti, speriamo, una coscienza migliore, paragonabile a quella che i nostri nonni ci avevano voluto insegnare. Essere così uomini più consapevoli e dotati di un amore verso gli altri ed il mondo, perché l’uomo che si crede infallibile è invece fragile e dal deserto che oggi ci circonda, possa nascere un fiore: quello della fede, della carità e della speranza.

 

Immagine: Murale di Banksy

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.