Erbil, la città dove i rifugiati siriani sono parte attiva della cittadinanza

Erbil, nel Kurdistan iracheno, a differenze di molte comunità di accoglienza del mondo che hanno accolto i profughi siriani ponendo loro restrizioni, consente loro, se in possesso  delle  qualifiche necessarie di lavorare liberamente.

Il dottor Mohammed, ad esempio, è un medico generico costretto nel 2014 a fuggire con la sua famiglia da Al-Hasakah, nel nord-est della Siria. Stabilitosi ad Erbil svolge la sua professione  nella città irachena  che “ci ha accolto, ci ha rilasciato facilmente permessi di soggiorno e che ha permesso, a me come a tutti nella mia situazione di lavorare. Ed ora la “città è la mia casa”.

Le regione del Kurdistan iracheno  ospita, dall’inizio del conflitto siriano ad oggi,  250mila rifugiati. Circa la metà vive nella provincia di Erbil, gli altri nella città stessa,  la maggiore della regione e importante centro economico.

Erbil fa parte di una rete globale di città che hanno scelto di accogliere i rifugiati e le opportunità che essi offrono. Sindaci, autorità locali, imprese sociali e gruppi di cittadini sono in prima linea nella risposta globale ai rifugiati, promuovendo la coesione sociale e proteggendo e assistendo uomini, donne e bambini costretti alla fuga. Da San Paolo a Vienna queste località, soprannominate  Città di Luce, aprendo loro le porte stanno dando speranza ai più vulnerabili offrendogli  non solo rifugio, ma la possibilità di riprendere in mano la loro vita, entrando a pare parte integrante del tessuto sociale della città.

Nuove culture, nuove idee che arricchiscono le ciittà in diversi modi

“I profughi sono portatori di nuove culture, nuove idee e arricchiscono la città in diversi modi” afferma il governare della provincia di Erbil, Nawzad Hadi Mawllod, premettendo che l’idea dell’accoglienza e scaturita principalmente dalla spinta umanitari.

Permettendo ai rifugiati di muoversi liberamente e di mettere in pratica le loro competenze, la città e la sua comunità locale ne hanno  ricavando vantaggi dei   quali non avrebbero potuto  beneficiare se i  rifugiati fossero stati costretti nei campi profughi, dove si vive di assistenza,  mentre così,  liberi come sono da restrizioni o vincoli per lavorare, fanno affidamento sulle loro capacità. “Sono in tutto e per tutto come gli altri cittadini che vivono ad Erbil”.

Così i siriani fuggiti nella città irachena, persone preparate che in Siria lavoravano in  vari settori, rappresentano un significativo apporto alla società della città: apportando il  valore aggiunto ai nostri talenti, attraverso la loro cultura e le loro nuove idee.  Vero è, riconosce il governatore che “da parte della competizione locale, c’è stata competizione ma non resistenza”.

Il dottor Mohammed Issa sostiene che le politiche aperte di Erbil lo hanno beneficiato più di qualsiasi assistenza umanitaria tradizione. Ha potuto mantenere se stesso e la sua famiglia, senza perdere la sua identità e lo status di rifugiato. “Gli aiuti umanitari non devono essere necessariamente materiali – spiega il medico  – se invece dell’aiuto finanziario, si permette al rifugiato di muoversi liberamente quest’ultimo starà meglio, apporterà il suo contributo e la società ne gioverà risparmiando risorse. “Certo – conclude- senza aiuto finanziario, se non potessi lavorare, non sarei in grado di vivere qui e dovrei tornare in Siria”.

L’approccio aperto di Erbil deriva dalla sua lunga esperienza nell’accogliere un gran numeri di stranieri. Oltre alle centinaia di migliaia di Siriani, nella provincia ospita anche 600mila iracheni sfollati dal altre parti del Paese.

Circa il 60% dei 25,4 milioni di rifugiati nel mondo, c’informa l’UNHCR Italina,  non vive nei campi, ma in città e aree urbane in America, Europa, Medio Oriente, Africa e Asia.

Fotografie by UNHCH Italia – Erbil, dottore Mohammed all’opera; in basso la città di Erbil

 

 

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