Donne in Africa. Oltre l’immaginario stereotipato

Qual è la condizione femminile nella variegata, multiforme e complessa realtà africana? A tracciarne un profilo esaustivo e che la riscatta dai polverosi luoghi comuni è Everjoice Win, che di diritti per le donne si occupa da sempre: dapprima a livello nazionale nella nativa Zimbabwe e, in seguito, a livello globale: dal 2002 responsabile dei programmi internazionali per Action Aid.

La Win si  mostra particolarmente critica nei confronti dell’ immagine tipica, spesso usata dalle stesse ONG,  che rappresenta la donna africana come “povera, indifesa e sempre con i bambini in braccio”. Invece, sottolinea la leader africana, la situazione per le donne del grande Continente è in via di cambiamento e non tanto – o non solo – per gli aiuti umanitari, quanto per l’impegno delle femministe e delle donne stesse a livello individuale, che non si riconoscono nella stereotipata descrizione che di loro fa il mondo Occidentale.

La Win ha lavorato molto sul fronte dei disastri umanitari. Ed è l’esperienza maturata sul campo a renderla voce autorevole, quando afferma che le donne, in tale ambito, sono sempre state  le prime ad accorrere e  soccorrere. All’accadere di  inondazioni   o terremoti sono i team femminili, pronti a recarsi sul posto, a portare i beni di prima necessità, a sgombrare le macerie, a identificare le vittime. Degne esponenti di una leadership che le è stata riconosciuta soltanto dal 2018.

I luoghi comuni

Una spiegazione quella della Win che corrobora l’altro luogo comune della donna africana intesa come “motore dello sviluppo del Continente”.  Niente di più sbagliato. Nella realtà la donna africana non incide sulle decisioni perchè non è riconosciuta come cittadina con i suoi diritti e le sue necessità. La definizione “motore dello sviluppo” non nasce da una prospettiva che mette in evidenza i diritti umani della donna. Così come l’idea consolidata che la donna sia “la spina dorsale dell’agricoltura africana”. Le donne, spiega la Win, hanno avuto accesso alla formazione agraria e con il loro lavoro  raggiungono risultati positivi, ma questo non ha cambiato la loro posizione sociale: non sono ascoltate, la loro esperienza e le loro  conoscenze non vengono tenute in considerazione.

Everjoice Win, classe 1965  laurea in economia presso l’Università dello Zimbabwe, è stata ed è un’attivista femminista: dal 1980 impegnata contro l’eterogeneità di genere.  Giornalista e scrittrice (suo il libro To Live a Better Life), ha lavorato presso organizzazione come la Women’s Action Group, la  Women in Law and Development In Africa e l’AWID (Associazione dei diritti delle donne nello sviluppo): figura tra i fondatori dell’Assemblea costituzionale nazionale dello Zimbabwe ed è stata portavoce della Crisis in Zimbabwe Coalition.  Un impegno costante nei confronti della condizione femminile nei paesi del Sud del mondo, dove il Me Too, racconta oggi, è iniziato 50 anni fa e non si è più fermato.

In organizzazioni femminili o a livello  individuale, le donne africane hanno affrontato  la piaga dell’AIDS,  contrastato la violenze sessuale (come nei campus universitari in Kenya),  difeso i diritti LGBT (in Sudafrica); mentre le sudamericane  hanno preservato  la terra in Guatemala o lottato contro la guerra in Colombia.

Tra presente e futuro

Decenni di impegno che, nonostante le difficoltà ancora in essere, hanno mutato profondamente la condizione femminile sia in Africa sia nel Sud America. Basti pensare al 61,3%  di rappresentanza  femminile  nel Parlamento del Ruanda, seguito da Cuba (53,2) e Bolivia (53,1):  secondo i dati dell’Unione interparlamente mondiale, sono questi i primi 3 classificati nella graduatoria mondiale stilata da Woman in National, dove l’occidentale Italia occupa la 28° posizione,  con il 35,7 del totale dei rappresentanti parlamentari.

Le nuove frontienre per le donne africane sono, oltre al sempiterno contrasto alla violenza sessuale,  l’accesso all’istruzione superiore. Molto è stato fatto per la diffusione dell’istruzione primaria, ora è necessario puntare in alto; alla parificazione salariale, con un’attenzione particolare ai diritti delle donne che lavorano nell’economia informale; alle minoranze sessuali, essendo l’eterosessualità ancora considerata la norma indiscutibile; alla violenza su Internet, sui social media, molto diffusi in quei Paesi dell’Africa dove non è ammessa la libertà di stampa.

E aggiunge la Win, un’attenzione particolare va riservata alle Chiese Pentecostali che hanno conquistato l’Africa compresi molti dei suoi leader politici. Chiese che lanciano  messaggi regressivi, che   mettono in discussione la libertà femminile (come, ad esempio, la posizione anti-aborto) e che potrebbero confluire nelle agende delle politiche sociali. Un fenomeno, “spaventoso” lo definisce Everjoice Win e del quale “non si parla abbastanza”.

Copertina: foto by Unhcr. Sulla pagina dall’alto: 1) Everjoice Win; 3) Parlamento ruandese

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