Davide contro Golia. E il referendum di Cajamarca fa scuola

Si a la vida no a la mina6. 165 persone hanno preso una decisione che avrà ripercussioni per i restanti 45 e oltre milioni di connazionalisconfitto (per ora) una grande società mineraria, la sudafricana AngloGold Ashanti. Una sorta di Davide contro Golia.

È accaduto in Colombia il 26 marzo 2017, quando la popolazione della località di Cajamarca (20mila abitanti) è stata chiamata alle urne per rispondere al seguente quesito referendario: volete o no che nel vostro comune si realizzi il progetto della compagnia di sfruttamento del giacimento aurifero e si eseguano le attività minerarie?

Come informa El Pais Internacional, su 16.312 votanti, 6.165 hanno risposto: “No”, contro 76 favorevoli.  Il voto ha fermato la realizzazione del progetto “La Colosa” di uno dei maggiori giacimenti  auriferi della Colombia, decidendo il corso futuro delle politiche ambientali nella propria regione e aprendo il dibattito nazionale sulle esplorazioni già in atto, nel resto del Paese. E ha annullato le autorizzazioni concesse dallo Stato che aveva ritenuto il progetto sostenibile.

Cajamarca è una località preziosa per tutta la Colombia perché è la sua dispensa agricola e idrica. Da qui la particolare attenzione che il progetto ha destato  tra gli  ambientalisti  e le associazioni civiche e giuridiche. Quest’ultime schierandosi a fianco dei piccoli minatori artigianali locali, ai quali, secondo i sostenitori, il progetto dell’ AngloGold Ashanti avrebbe sottratto il lavoro.

Furente con il risultato del referendum, invece,  è l’Associazione degli Imprenditori colombiani. Il presidente Bruce Mac Master ha affermato che è assurdo bloccare progetti considerati ecosostenibili, danneggiando l’economia di tutto il Paese, posto che l’industria mineraria genera a sua volta quella edile, la metallurgica e l’agrochimica.  Quindi, crea molti posti di lavoro.  Eppure i cittadini di Cajamarca hanno preferito salvaguardare l’ambiente, prima ancora dell’occupazione.   Inoltre, per la prima volta dal 1991, la convocazione del referendum di iniziativa popolare e, per di più su un tema ambientale come quello del 27 marzo, ha dimostrato che è possibile realizzare un principio costituzionale, fino ad ora rimasto solo sulla carta.

Gracias CajamarcaTuttavia gli ambientalisti credono di aver vinto una battaglia, ma non la “guerra”; non si sentiranno  sicuri fino a quando la compagnia rimarrà  in Colombia.  Il No del 27 marzo è soltanto un primo passo.
Il referendum, infatti, è passato attraverso 2 sentenze della Corte Costituzionale. La prima  aveva impedito la consultazione popolare;  in nome di un articolo del Codice Minerario,  aveva decretato che i Comuni non possono deliberare in materia di miniere. La seconda sentenza, invece, nell’ottobre del 2016, ha stabilito che le tutte le consultazioni popolari, anche per le decisioni delle miniere, sono costituzionali.

Per questo gli ambientalisti si apprestano a “blindare” la seconda sentenza della Corte.  Con l’appoggio dell’Associazione Interamericana per la Difesa dell’Ambiente, la quale conferma che le pratiche per le esplorazioni delle miniere sono nocive sia per le persone sia per l’ambiente, a causa degli esplosivi usati a cielo aperto che contaminano l’aria e l’acqua sprigionando i metalli pesanti presenti nel sottosuolo.  Ma esalta l’importanza del risultato del referendum, destinato a fare scuola per tutti i Paesi coinvolti in conflitti ambientali.

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