Capitano Basile. Eroi dei nostri tempi

BasilePuò capitare che, pur distratta, giunga alle tue orecchie un nome ed in quel momento ti fai subito una domanda:” Ho capito bene?” Quando poi sei certa che la tua mente ha permesso l’ingresso di quel nome, e che esso, pur occupando una spazio minimo, ha avuto una qualche importanza nella tua esistenza, ricostruisci subito i tuoi ricordi ed anche il tuo cuore comincia a battere più forte.

Provi a riflettere ed ancora nasce in te una seconda domanda:” A chi e a che cosa serve scrivere di fatti che adesso a distanza di anni sono ancora in grado di farti accettare un dolore perché nel momento in cui lo hai vissuto ti ha fatto conoscere una persona la cui sensibilità era talmente insita nel suo carattere da fartela apprezzare e mai dimenticare?”

Ecco così che giorni fa, sul finire della giornata, alla tv ha fatto eco il nome del cap. Emanuele Basile, eroe dimenticato, di questa Italia che annovera servitori che perdono la vita per questo Stato, e che forse non li merita nemmeno di annoverarli come figli.

Voglio prendere in prestito questa breve poesia scritta dal poeta Mario Antonietti.“ Quando vedrai due spiagge arcuate al sole, due campanili tra la terra ed il cielo, e sentirai d’arziglio profumare, fermati, chè sei giunto al mio paese.”

Il tenente Basile arriva a Sestri Levante

E proprio al mio paes che il tenente Basile giunse nel 1973. Era ancora un giovane uomo, ma di tale capacità organizzativa che il Comando dei Carabinieri se ne accorse subito. Gli incarichi individuali agli appuntati furono precisi, il controllo del territorio capillare, la collaborazione con il maresciallo Nicola Solinas rapportato ad una intesa reciproca.

E se ne accorsero subito anche i piccoli ladruncoli del posto. Le perlustrazioni notturne nei giardini, la discreta sorveglianza nelle zone centrali piene di negozi, fecero sì che i furti diminuissero ed anzi alcuni poco onesti “operatori” provenienti da fuori provincia furono presi con le mani nel sacco.

A quel tempo la scrivente era corrispondente per un quotidiano, ed ogni giorno, tappa obbligata, doveva recarsi presso il comando della stazione dei carabinieri per avere notizie sulla cronaca nera. Ricordo un fatto che fece molto scalpore, una sparatoria in strada, tra malviventi, in una cittadina limitrofa, e dove ci scappò il morto.

Il ten. Basile, con molta calma, raccontò l’accaduto ed i vari particolari che riguardavano personaggi non proprio “sconosciuti” ma al termine di quell’incontro, come se fosse la cosa più naturale del mondo, disse che il caso era risolto, ed il delinquente che aveva sparato era già stato arrestato. Detto, fatto, nemmeno il tempo di trasmettere la notizia che lo scoop era già da cestinare.

Ma nei tre anni che visse a Sestri Levante, la sua vita non fu fatta solo di lavoro, ma ricca di gioie grandi ed avvenimenti felici. Coronò il suo sogno d’amore sposando Silvana, la sua fidanzata, seppe godere delle bellezze del posto, vide tramonti sul mare, osservò il fiorire delle bionde ginestre, odorò il profumo delle piante dei limoni ed aranci che allora delimitavano le strade della cittadina. Partecipò in prima persona a tutte le celebrazioni liturgiche e nò, di quella che fu definita la perla del Tigullio.

Sicuramente furono gli anni più sereni della sua vita, completati con la nascita della figlia Barbara.

Basile ed io: estremo saluto a Davide

La scrivente lo ricorda per un altro fatto che ha messo in risalto quanto l’uomo Basile fosse umanamente una persona particolare, se non unica. Nel 1974 venne a mancare mio fratello mentre prestava il servizio militare, ed anche se i contorni di quella morte investono altre istituzioni, l’alpino Davide morì mentre faceva il suo dovere presso il 4 Corpo d’Armata caserma Zanichelli.

Il ten. Basile predispose un picchetto d’onore per il funerale al quale presero parte anche il gen. Lorenzo Valditara comandante della 72a Brigata Cadore ed il gen. Franco Andreis comandante del 4 Corpo d’Armata Alpini, a testimonianza di come la persona di mio fratello fosse meritevole di tanto riguardo.

Ma la sua sensibilità raggiunse il massimo quando vennero riportati a Sestri Levante i suoi oggetti personali che erano rimasti nel suo armadietto in Friuli. Per timore di arrecare ancora un dolore ai miei genitori, fui chiamata in Caserma e mi furono consegnate poche cose. Foto, lettere della fidanzata e le ultime cartoline che gli avevamo inviato, oltre agli oggetti personali dei quali aveva fatto uso, come lo specchietto, il pennello per la barba ed il rasoio, e l’ultimo biglietto per assistere a S.Siro alla partita Inter – Genoa, sua squadra del cuore. Mi sono subito detta che quel gesto era proprio la foto del suo cuore. Quella scatola rimase a lungo nascosta, poi piano piano quelle cose vennero riportate alle luce e mamma e papà apprezzarono il tatto del tenente Basile e del maresciallo Solinas.

Basile parte per la Sicilia

Quando lasciò la tenenza e, promosso capitano, fu trasferito prima a Palermo e poi a Monreale, ci venne a salutare e mio padre gli disse:” Ma con quella faccia pulita e da bravo figliolo, deve proprio andare nella tana dei lupi!”

Quello che successe dall’agosto del 1976 in poi è scritto nella storia di questa Italia. Dal nucleo investigativo del capoluogo siciliano, ove collaborò col col. Giuseppe Russo (ucciso nel 1977), passò alla compagnia di Monreale e lì ottenne risultati evidenti, promuovendo indagini sul traffico di droga e sul riciclaggio di denaro.

Scoprì molte cose sulla morte di Boris Giuliano, sia i mandanti che gli esecutori dell’omicidio, e probabilmente questo decretò la sua condanna a morte che avvenne la notte del 4.5.80. Fece però in tempo a consegnare a Paolo Borsellino tutta la documentazione in suo possesso. Aveva solo 31 anni, una brillantissima carriera davanti, e lasciò una moglie ed una bimba di 4 anni che ancora oggi non riesce a perdonare.

Ho voluto, nel raccontare questi brevi flash del passato, mantenere vivo il ricordo di questo grande italiano, servitore dello Stato, e divulgando, anche a distanza di anni, questi suoi gesti così umani, vorrei mi fosse consentito dire che non si deve dimenticare mai quanto si è ricevuto perché solo la memoria di ciò che ci è stato trasmesso è l’unico vero antidoto al male.

La Redazione di Abbanews, ricorda insieme al capitano Basile, il capitano Mario D’Aleo, che insieme a Basile comandava la compagnia dell’Arma di Monreale, uccisi entrambi dalla mafia, a tre anni l’uno dall’altro, Basile il 4 maggio del 1980 e D’Aleo il 13 giugno del 1983, assieme all’appuntato Giuseppe Bommarito e al militare Pietro Morici.

 

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