Buon compleanno Roma! Malgrado tutto

“O Roma felice, consacrata con il sangue glorioso dei due principi, vìola con il loro sangue a superare tutte le bellezze.” Così veniva cantata in un inno medievale quella che già l’imperatore romano Adriano aveva definito “felice ed eterna”. Ma forse fu Goethe nel 1786 che trovò le parole giuste per descriverla: “Se si considera la sua esistenza che risale ad oltre 2000 anni, appare trasfigurata dalla vicenda dei tempi, mentre sono pur sempre quello stesso suolo, quegli stessi colli,  perfino spesso quelle stesse colonne, le stesse mura, e nella popolazione stessa che si vedono le stimmate del carattere antico così che si finisce col diventare contemporanei dei grandi disegni del destino.”

Ci sembra un biglietto d’auguri vero, sincero ed attualissimo per il compleanno di Roma (21 aprile), la città che tutti riconoscono essere la più bella, la più antica, la più ricca di tesori e con un patrimonio artistico impossibile da trovare altrove. Se essa non esistesse mancherebbe il punto d’incontro per il mondo intero.

Il suo fascino equivale a quello di una bella donna, perché la si riscopre ogni giorno, vestita com’è di storia e leggende, di monumenti straordinari, di arte e di sacralità. La santità di questa urbe si perde nei secoli, qui è nato il cristianesimo e con esso è cresciuto il suo splendore ove l’arte del rinascimento e del barocco hanno raggiunto il massimo fulgore. Michelangelo, Raffaello, Pinturicchio, Caravaggio, le hanno regalato opere senza tempo, ed accanto alle sue vetuste rovine, od al maestoso Colosseo, hanno saputo renderla davvero unica al mondo.

Tuttavia quest’ultimo suo compleanno  è accompagnato da un sommesso chiacchiericcio di malcontento. Non si ode più il rumore delle sue cento fontane, la brezza del ponentino non arriva più dal mare, il profumo delle tradizionali osterie sta scomparendo perché i fast food stanno sostituendo le “Sora Lella” che con il grembiule appizzato da un lato, sulla porta delle trattorie invitavano i turisti ad entrare. L’antica via Appia non è più percorsa dalle botticelle che scendevano dai colli Albani con il loro carico di vino, le ultime carrozzelle “rischiano” incidenti o finiscono con tutte le ruote ed il cavallo nelle buche delle strade. Direte, “ma quest’ultime sono vecchie di quasi 3000 anni!”. Si d’accordo, però!

E qui vorremmo cambiare il proseguo della canzone di Franco Califano, con la frase: “ma tutto non deve essere noia, ma gioia” e con essa accostarsi ai problemi di questa città, un po’ per aiutarla ed imparare a volerle bene. Cosa difficilissima perché è troppo grande (?), perché è gestita da individualismi di quartiere, perché molto diversa tra centro e periferia, perché burocrazia e mal governo riescono a sconfiggere anche le iniziative degli abitanti di buona volontà che si offrono per migliorarla. Risolvere i problemi partendo dal basso, dall’ascoltare non solo le lamentele ma i consigli di coloro che la vivono e la amano profondamente.

Roma è come un tesoro, va protetta, la conservazione dei suoi “gioielli” è dovere prioritario, perché nonostante la sua età resta sempre giovane e continua a stupire per la sua grandezza architettonica e culturale. Qualsiasi turista che viene qui, armato di guide e programma, spesso le dimentica in hotel e vuole andare alla scoperta della città senza un percorso prestabilito. Entra in una chiesa, un museo, percorre una via inciampando negli ultimi sampietrini, guarda gli antichi scavi, i monumenti antichi e più recenti, prende appunti, acquista ricordini, fa foto o registra i rumori di un traffico incontrollato e caotico.

Passa dal bellissimo o bello al brutto, scorge muri imbrattati da scritte, cartelloni divelti, sporcizia lungo i marciapiedi, rami di alberi spezzati che stazionano sui tetti delle macchine, poveri che dormono nelle stazioni delle metropolitane sotto montagne di cartoni. E’ un’immagine che anche altre città del mondo offrono, ma qui il degrado ha un’origine più recente. E’ cambiato tanto, troppo, in questi ultimi decenni.

Il mondo, o meglio alcune parti del mondo sono arrivate sotto casa, ma nel bussare alla nostra porta ci hanno trovati impreparati.  Non manca il volontariato, ed i giovani spesso sono in prima linea in questo servizio.  La grande generosità di Roma, il suo “core”, forse lavora troppo sottovoce ma fa miracoli,  eppure tutto ciò non basta. La città sembra immutabile e dormiente, i cambiamenti sembrano non sfiorarla e nemmeno preoccuparla. Vive di gloria riflessa, troppo bella per non essere pure narcisistica, e si specchia nelle onde del biondo Tevere piangendo di nascosto.

I romani, quelli veri, e non sono più molti, hanno paura, non escono più la sera, non sono più capaci a cantare gli stornelli e tanto meno a fare serenate. Se una chitarra suona mentre un turista sta assaporando ciò che di meglio la cucina trasteverina offre,  le sue  note sono troppo ritmate, il rap comincia a diventare così ripetitvo che alla fine non riesci a capire nemmeno una parola. Addio passeggiate a Trinità dei Monti, al Gianicolo, a Campo dei fiori!  Là impazza la “movida” e non sempre la notte .. finisce bene. Il quadro che abbiamo fatto è poco edificante, ma non è vero che non si può fare nulla.

Manca la volontà di organizzarsi per risolvere i soliti problemi che pesano sulle grandi metropoli. Forse però imitando e studiando come alcune città del nord sono riuscite a proteggere le zone più a rischio, anche la nostra splendida capitale tornerà quella di prima, e nel firmamento dell’Italia e del mondo brillerà la sua stella perché all’immensa sua bellezza nessuno resisterà e l’amerà ancora. Buon compleanno dunque Roma!

 

 

Fotografie: dalla serie Fusioni dell’artista-fotografo Nico Marziali

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