Brexit. Le regole e i diritti per i 3 milioni di residenti europei in UK

Britain's Prime Minister Theresa May welcomes Head of the European Commission, President Jean-Claude Juncker to Downing Street in London, Britain April 26, 2017. REUTERS/Hannah McKay

Aperti i negoziati tra il Regno Unito e l’Unione Europea per la Brexit (uscita dello stesso Paese dall’Unione Europea) si delinea un futuro, sembrerebbe,  privo di problemi per i 3 milioni di residenti europei sul suolo britannico.
Dopo 4 giorni dall’esordio delle trattative, il 22 giugno 2017 la premier britannica Theresa May ha annunciato che nessun cittadino dell’Unione dovrà lasciare il Regno Unito a causa della Brexit: tutti gli stranieri europei che vivono in Gran Bretagna avranno la possibilità di regolarizzare il proprio status. Un’assicurazione, quella della May, attesa con ansia dai 3 milioni di cittadini europei che vivono nel Regno.

A quest’ultimi la May ha affermato di voler dare ferma certezza. A tutti il Governo britannico darà la possibilità di regolarizzazione la loro posizione – nella data che sarà indicata in seguito e che non sarà anteriore ai negoziati della Brexit –  mentre per coloro che vivono nella Gran Bretagna da almeno cinque anni, potranno acquisire la residenza con diritti pieni.

Per pieni diritti s’intende l’accesso alla sanità e istruzione pubblica, accumulo ed erogazioni delle pensioni e tutti i servizi come se fossero nativi.
Coloro i quali si sono trasferiti nel Regno Unito nella data che sarà specificata o hanno una residenza inferiore ai 5 anni, potranno rimanere in Gran Bretagna fino al loro compimento, per poi chiedere il permesso di soggiorno.
Naturalmente i diritti devono essere reciproci: così come il Regno Unito s’impegna nel rispetto dei diritti dei cittadini non britannici residenti nel proprio suolo, così l’Unione Europea deve impegnarsi nella tutela degli stessi diritti per i cittadini britannici1,2 milioni – residenti nei Paesi comunitari.

Le nuove regole e i nuovi diritti

Come promesso il 26 giugno 2017,  la premier Theresa May ha presentato  alla Camera dei Comuni di Londra il documento scritto. 15 pagine dove le proposte per i residenti europei sono descritte con tutti i dettagli.

I punti principali della proposta del Governo britannico sono:

cittadini UE che vivono in UK dai 5 anni in poi: avranno diritto al “settled status”, ossia uno statuto speciale che garantisce agli europei residenti nel Regno Unito da almeno 5 anni gli stessi diritti dei nativi, compresi i servizi sanitari e previdenziali.  Si ottiene presentando la domanda presso l’Home Office che rilascerà la carta d’identità. Ci sono 2 anni di tempo per presentare formale richiesta del settled status: dal 29 marzo 2017 (inizio delle trattative con l’Unione Europea per uscirne) al 29 marzo 2019 (data di chiusura delle trattative). Inoltre potranno estendere il settled status anche ai loro familiari. Per coloro i quali hanno già diritto allo status, sono implicitamente autorizzati al ricongiungimento familiare;
i cittadini europei che vivono nel Regno Unito da meno dei 5 anni è previsto un permesso temporaneo in attesa di compiere i 5 anni di residenza e richiedere, quindi, il settled status:
status di reciprocità: il Regno Unito chiede per i cittadini britannici residenti nei Paesi dell’Unione gli stessi diritti che riserva ai non britannici europei residenti sul proprio territorio;
studenti: per gli studenti UE che seguiranno un corso di studi nel Regno Unito nell’anno accademico 2018-19, non andranno incontro a nessun tipo di cambiamento.  Non è stato chiarito quel che accadrà dall’anno successivo.
–  tutti i cittadini dell’Unione Europea, a prescindere dalla loro nazionalità, godranno degli stessi diritti tranne  gli irlandesi i quali, grazie  ad  un’intesa bilaterale fra Dublino e Londra, potrebbe usufruire di condizioni più vantaggiose rispetto agli altri cittadini dell’Unione.

Naturalmente chi deciderà di vivere in Gran Bretagna una volta che la stessa sarà fuori dall’Unione Europea,  dovrà seguire norme ancora non stabilite. Governo britannico in merito saranno esposte nel documento specifico che sarà pubblicato con tutti i dettagli il 26 giugno 2017.

Fin dalla prima presentazione Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea, ha considerato le proposte britanniche “un primo passo ma non sufficienti”.

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