Brexit. Camera dei Lords pone nuovo ostacolo nel percorso dell’uscita dall’UE

Michael HeseltineNuovo intervento della Camera dei Lord a svantaggio della corsa alla Brexit del Governo di Theresa May. L’Alta Camera ha, infatti, approvato con 366 voti favorevoli contro 268 contrari l’emendamento, presentato dai laburisti, che stabilisce che l’accordo finale tra il Regno Unito e l’Unione Europea per la Brexit, quando sarà raggiunto, per  entrare in vigore  dovrà  passare per il  voto del Parlamento.  Perché, ha spiegato Lord Michael Heseltine (nella foto a lato), membro della Camera Alta,  è il Parlamento Britannico ad essere “custode della sovranità nazionale”.

La sovranità parlamentare, nonostante  il risultato referendario, era stata ribadita anche dalla sentenza della Corte Suprema del Regno Unito nel gennaio 2017.

L’accordo finale che segnerà la conclusione dei negoziati tra l’Unione Europea e la Gran Bretagna per l’uscita di quest’ultima dall’Unione avverrà, probabilmente, non prima della primavera del 2019.

aggiornamento 8 marzo 2017, h. 08.00

La Camera dei Lords a tutela dei diritti dei residenti stranieri in Gran Bretagna

Camera dei Lords panoramicaLa Camera Alta britannica (House of Lords) frantuma i sogni della premier Theresa May di avviare i negoziati della Brexit il 9 e 10 marzo 2017, data del prossimo vertice UE.
Nel pomeriggio deI 1°  marzo, infatti, la Camera Alta ha votato contro il provvedimento presentato dal Governo May, che prevede l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Il disegno di legge ritorna ora alla Camera dei Comuni, che in prima lettura del l’aveva approvato senza repliche.

La Camera dei Lords inoltre ha introdotto l’emendamento – approvato a maggioranza, 358 voti a favore e 256 contro – che per tutelare i diritti ai cittadini europei residenti nel Regno Unito (circa 3 milioni), inserisce la richiesta che entro 90 giorni siano avanzate proposte affinché sia garantita l’uguaglianza dei diritti degli stranieri europei residenti in Gran Bretagna con i nativi dell’isola.

Come già precedentemente ricordato, Theresa May ha sempre garantito il rispetto dei diritti dei residenti stranieri, nell’ambito, però, di un accordo con l’UE di reciprocità: ovvero valido anche per il milione di britannici che vivono fuori  dalla Gran Bretagna, nel continente europeo.

Il voto della Camera dei Lords, non annulla la Brexit, ma allunga i tempi della sua applicazione.

Il disegno di legge, torna ora al riesame della Camera dei Comuni, la quale esaurita la discussione sull’emendamento la invierà nuovamente alla Camera dei Lords.

Ricordiamo che, comunque,  l’ultima parola spetta alla Camera dei Comuni, essendo di carattere “elettivo”, al contrario della Camera dei Lords.

aggiornato il 2 marzo 2017, h. 16,12

La Gran Bretagna vorrebbe porre fine alla libera circolazione dei cittadini UE

Brexit. Stop libera circolazioneIl premier britannico Theresa May si appresterebbe a porre  fine alla libera circolazione  dei cittadini UE nella Gran Bretagna,  dallo stesso giorno in cui  sarà attivata la Brexit, entro il mese di marzo 2017.

Secondo il quotidiano britannico  Daily Telegraph, dal momento in cui verrà applicato l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, che darà il via ai negoziati formali per l’uscita della Gran Bretagna dall’ Unione Europea, i cittadini UE non avranno più il diritto automatico di rimanere permanentemente nel Regno Unito.

La libera circolazione dei cittadini UE nell’Unione è stato introdotto nel 1992 dal trattato di Maastricht. Le disposizioni in materia  sono attualmente stabilite dalla direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari, di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

Più volte Theresa May ha precisato che l’eventuale stop del Governo Britannico nei confronti della libera circolazione delle persone non riguarderà  gli stranieri che già risiedono nella Gran Bretagna.

Secondo il quotidiano il Sole 24 ore  (dati 2016), gli italiani residenti a Londra sono circa 250mila. La capitale britannica è considerata la “quinta città italiana”, dopo Roma, Milano, Napoli e Torino.

pubblicato 1 marzo 2017, h. 00,14

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