Air France. Volare a capo coperto

Sindacati contro il velo. Ovvero: contro le imposizioni che Air France si appresta a fare sulla pelle (anzi, sulla testa) delle proprie dipendenti che presteranno servizio sulla tratta Parigi – Teheran, in riapertura il prossimo 17 aprile 2016.

L’inizio di questa notizia è un’altra news, ben più felice (ed anche di portata evidentemente assai diversa): l’accordo sul nucleare iraniano e la conseguente fine delle sanzioni contro Teheran. Questa “distensione” ha provocato la conseguente, lenta riapertura di tutti i canali “normali” di congiunzione tra Paesi che non si considerano più nemici o pericolosi l’uno per l’altro. A partire, ovviamente, dai mezzi di trasporto.

air-franceTorniamo alla vertenza, e ribadiamo il motivo del contendere: il 17 aprile, lo dicevamo, salperà il primo volo da Parigi direzione Iran. Paese nel quale, nonostante il riavvicinamento con l’Occidente, permangono in vigore leggi come quella che vieta alle donne di uscire in pubblico a capo scoperto. Da qui, ecco vergata nero su bianco la norma interna di Air France che obbliga il proprio personale femminile a vestire (“Non per tutto il volo, ma solo fuori dall’aereo”, quindi, nel solo scalo di Teheran, appunto) con pantaloni lunghi e abiti larghi, e soprattutto indossando “accorgimenti atti a coprire il capo”.

Eccolo, il casus belli. I sindacati che si sono messi sul piede di guerra ovviamente non ce l’hanno direttamente con le leggi iraniane (sulle quali i sindacalisti francesi non hanno giurisprudenza né competenza) quanto con la norma interna redatta e sventolata dall’azienda nella quale le loro assistite lavorano, azienda che tra l’altro opera ammantandosi del vessillo tricolore della République, stato mitologicamente laico di cui Air France è compagnia di bandiera.

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Da qui la richiesta di non rendere obbligatorio il servizio sulla tratta incriminata per il personale femminile. A Teheran i sindacati vorrebbero far volare solo uomini, così da bypassare (e turlupinare) la legge iraniana, ovviamente non restrittiva verso gli esseri umani di sesso forte.

Dal canto suo Air France par non intendere, capitilisticamente, ineccepibili ragioni: la norma del regolamento interno è atta a proteggere il personale femminile dall’incappare in sanzioni penali del Paese in cui si trovi ad operare: “Il personale di Air France – tuonano dalla compagnia – non può e non deve violare le leggi dei Paesi nei quali si trovi a lavorare”. Di conseguenza, i dirigenti del vettore sembrano del tutto intenzionati a “regolare allo stesso modo in cui sono regolati i turni di lavoro sulle altre tratte” anche la Parigi – Teheran,  ricordando tra l’altro come le norme attaccate del regolamento interno siano già in vigore ed operative su altre tratte verso Paesi con regole simili, come l’Arabia Saudita, e come già lo fossero sino al 2008 sulla medesima tratta, fino a quando cioè non fu sospesa per dar luogo alle sanzioni contro l’allora riottoso regime iraniano.

Ovviamente, il motivo d’interesse è ben altro rispetto al sapere se le hostess transalpine voleranno con il velo oppure no. Il motivo per il quale questa è una notizia è perché parla di come sarà il mondo domani, e come già è oggi: un luogo nel quale inconcepibili differenze si incontrano e si incontreranno sempre di più. Con effetti, , talvolta tragicomici…

 

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