Voucher World. Lavoro accessorio o accessorio per il lavoro

lavorareIl lavoro è una manifestazione sociale e per la maggioranza degli esseri umani costituisce la via di accesso alla comunità, comunità che è sommamente importante perché è l’unica in cui si stabilisce una relazione, a cui ognuno imprime una forma e la modella (“Riflessioni per un dirigente”, Peter Drucker)

L’aumento del limite massimo del reddito “cumulato/cumulabile” tramite i voucher e la riduzione delle tipologie dei contratti previste dal Job Act, siano misure che contribuiscono alla radicalizzazione della precarietà contrattuale? Ancora una volta, l’uso della norma contravviene alla norma stessa. Un breve excursus sui voucher (attivi dal 2003) per capire perché sono additati dai sindacati e dai lavoratori, come minaccia alla tutela del lavoro.

Che cosa sono i voucher

Voucher che in inglese, significa “attestare, garantire” è un termine che deriva dal mondo delle agenzie turistiche e che in questi ultimi anni è stato inglobato nella “retribuzione atipica”.

In ambito previdenziale/assistenziale per voucher, si intende un buono lavoro, erogato dall’INPS come modalità di pagamento per il lavoro accessorio. Vale a dire prestazioni di lavoro occasionali, prive di continuità. Pertanto, come leggiamo nel sito dell’Inps, si tratta di prestazioni lavorative, non riconducibili a contratti di lavoro poiché svolte in modo saltuario. Si possono ricevere sia in modo digitale (viene erogato dall’Inps direttamente sulla card intestata al lavoratore) o dal datore di lavoro che lo acquista presso le tabaccherie).

Il valore netto di un voucher da 10 euro, è di 7,50 euro all’ora per il lavoratore. Viene garantita la copertura previdenziale dell’INPS e quella assicurativa dell’INAIL, contributi che si accomulano anche per la pensione, gestazioni separata Inps. Non sono comprese le misure di sostegno al reddito dell’INPS (disoccupazione, maternità, malattia, assegni familiari ecc.). Il buono non incide sullo stato di disocuppazione/inoccupazione del prestatore d’opera.

Prima dell’inizio dell’attività di lavoro accessorio, (anche il giorno stesso purché prima dell’inizio della prestazione), il committente/datore di lavoro deve effettuare la comunicazione di inizio prestazione all’INPS (valida anche ai fini INAIL).

Cronistoria dei voucher

La riforma Biagi li introdusse nel 2003 per lavori occasionali e per giovani con meno di 25 anni (giardinaggio, lavori domestici, manutenzione). Il voucher viene potenziato con la legge Fornero del 2012 che lo estende alla maggioranza delle tipologia di lavoro, anche al settore agricolo, seppur con alcuni limiti. Con il Jobs Act, è possibile utilizzare i buoni lavoro in tutti i settori di attività e per tutte le categorie di prestatori, tranne in caso di appalto o somministrazione. L’utilizzo dei voucher in caso di società appaltatrici di servizi è consentito esclusivamente nel caso dell’attività di stewarding in manifestazioni calcistiche. Inoltre, aumenta il limite del reddito cumulabile che passa da 5000 euro l’anno a 7000 euro e a 2000 euro, il reddito massimo da parte di un solo committente.

agricolturaParticolarità del settore agricolo

Il lavoro accessorio è ammesso per:

•aziende con volume d’affari superiore a 7.000 euro esclusivamente tramite l’utilizzo di specifiche figure di prestatori (pensionati e giovani con meno di venticinque anni di età,) e – per l’anno 2014 – soggetti percettori di misure di sostegno al reddito, per lo svolgimento di attività agricole di carattere stagionale;

•aziende con volume d’affari inferiore a 7.000 euro che possono utilizzare qualsiasi soggetto in qualunque tipologia di lavoro agricolo, anche se non stagionale purché non sia stato iscritto l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

Chi può usufruirne

  • pensionati
  • studenti in periodi di vacanza (con meno di 25 anni di età e un minimo di 16 anni) iscritti ad un ciclo di studi)percettori di prestazioni integrative del salario o sostegno al reddito: cassintegrati, inoccupati, Mini-ASpl e Mini-ASpl 2012, titolari di indennità di disoccupazione ASPI, disoccupazione speciale per l’edilizia e lavoratori in mobilità. Per queste categorie il limite economico è di 3.000 euro complessivi per anno civile, con riferimento alla totalità di committenti, che corrispondono a 4.000 euro lordi.
  • lavoratori part-time, lavoratori autonomi, lavoratori dipendenti pubblici e privati non presso il datore di lavoro titolare del contratto di lavoro dipendente.
  • prestatori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro e/o studio e se in possesso di un permesso di soggiorno “per attesa occupazione”. Il compenso da lavoro accessorio viene incluso ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno, caratterizzandosi per la sua funzione esclusivamente integrativa.

tracciabilitàTracciabilità, un atto necessario

Gli ultimi dati dell’Istat del mese di gennaio 2016 ci dicono che le assunzioni sono calate del 23% rispetto all’anno precedente (120 mila unità) e del 18% (94 mila unità) rispetto al gennaio 2014, giungendo all’aumento vertiginoso dei voucher venduti del primo bimestre del 2016. (9,2 milioni).

Si è richiesto pertanto un intervento del governo al riguardo. Risulta palese la correlazione tra “boom” dei voucher e diminuzione dei contratti. Si procederà dunque entro il mese di maggio a misure correttive, introducendo dei meccanismi che renderanno il voucher utilizzato dall’impresa più tracciabile onde evitare comportamenti illeciti. Le imprese saranno obbligate a comunicare, in modalità telematica, la data, la durata ed il luogo in cui si svolgerà la prestazione, il nominativo ed il codice fiscale del lavoratore.

Attualmente, il datore di lavoro ha l’obbligo di comunicare i giorni esatti della prestazione solo a bilancio consuntivo, ecco dove si annida il “marchingegno” che può comportare abusi e storture. Inoltre è stato rilevato uno scarto tra voucher acquistati e riscossi. Chi ha acquistato il voucher e afferma di non averlo utilizzato può farselo rimborsare dall’INPS. Purtroppo guardando le statistiche, L’aumento del reddito cumulabile viene visto come una misura che favorisce l’uso-abuso degli stessi. Tuttavia, se utilizzato nel modo corretto, potrebbe essere un vantaggio sia per i lavoratori che per i committenti.

Una misura dunque “potenziata” per favorire l’emersione del lavoro nero, è stata colta da una parte del mondo imprenditoriale come un escamotage “a-contrattuale. Un modo di sottopagare il lavoratore che non può più essere assunto con le forme di lavoro classiche del precariato. La precarizzazione della precarietà.

L’utilità, un bene comune

Una norma tesa a regolarizzare una pratica del nero, specialmente in alcuni settori, non può che essere salutata in modo positivo dalla società, il punto è la sua modalità di attuazione. Se si converte in cortina di ferro per celare prestazioni di lavoro continuativo è un uso improprio del mezzo e la disincentivazione all’uso è d’obbligo, ma sul banco degli imputati allora non sale il buono lavoro, ma il committente e, a volte, lo stesso prestatore d’opera che per calcoli contributivi/assistenziali, presta il fianco al sommerso.

Da un punto di vista teorico/intenzionale non dovrebbe sussistere una correlazione, ma piuttosto un'”appropriazione indebita” da parte del datore di lavoro/committente. Dall’altra parte, è anche vero che se non si porta avanti una politica concreta di abbassamento del costo del lavoro, si continuerà ad essere invischiati in un circolo vizioso.

Si impone un imperativo categorico: una cultura diffusa della legalità e politiche attive del lavoro in un’ottica datoriale e sindacale non anacronistica, ma di promozione del benessere comune in una società in piena tras-formazione socio-economica e culturale. Appellandoci ad una sorta di utilitarismo etico, in cui la moralità di un’azione dipende esclusivamente dalla valutazione delle sue conseguenze, oseremmo dire che l’utilità per il maggior numero di individui, la tutela dei lavoratori in accordo con il benessere dell’impresa, è un utilità per tutta la società.

L’estrema precarizzazione del lavoro comporta effetti negativi sull’economia in generale. Che ben vengano i voucher ma nel loro uso originario: regolarizzazione di una prestazione d’opera effettivamente accessoria.

Per informazioni sulle procedure di utilizzo dei voucher, visitare il sito dell’Inps.

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