Stenosi aortica. Bisturi appeso al chiodo grazie alla nuova tecnica già in essere

Il 18 dicembre ha termine a Roma il 78° Congresso di Cardiologia.  Durante i lavori iniziati il giorno 15 sono emersi gli importanti progressi raggiunti dalla branca cardiologica.  Come l’intervento sugli anziani affetti da stenosi della valvola aortica non più chirurgico ma attraverso l’interventistica strutturale.  Per interventistica strutturale s’intende la riparazione o sostituzione della valvola cardiaca per via percutanea, ossia attraverso un piccolo accesso vascolare o toracico, senza ricorrere al bisturi: una terapia alternativa minimamente invasiva denominata Tavi.

La stenosi aortica degenerativa è una malattia che colpisce le persone in età avanzata. La sua diffusione si deve all’aumento della vita media. Non essendo pervenuta a oggi, nessuna terapia farmacologica, l’intervento per via percutanea assume grande importanza, perché elimina il trauma dell’operazione per quel che comporta: anestesia generale e apertura del torace.

Introdotta 15 anni fa, la Tavi è stata applicata finora a pazienti ad alto rischio chirurgico.  Ma oggi, come rivelato dalle nuove guide europee e della Società Italiana di Cardiologia, successivi studi e progressi permettono l’impianto della valvola cardiaca anche dall’arteria femorale. Un nuovo traguardo che riduce gli effetti collaterali della Tavi, rendendola idonea anche a pazienti con rischio chirurgico intermedio.

Purtroppo in Italia, la tecnica della Tavi è sottoutilizzata, oltre a variare da Regione a Regione.  Nel nostro Paese la percentuale dei pazienti trattati con la Tavi è pari a 68 per milione di abitanti, mentre la media europea arriva a 87 pazienti per milione di abitanti.  Si registra, dicevamo, la consueta disparità regionale: dagli oltre 100 della Lombardia, si scende ai circa 25 del Lazio. Complessivamente, quindi, come emerge dal Congresso, in Italia la Tavi continua a essere adottata soltanto nei casi di pazienti ad alto rischio chirurgico. Mentre nel resto del mondo occidentale, la tecnica si va sempre più affermando.

“In conclusione molti più pazienti dovrebbero essere oggi trattati con questa innovativa possibilità terapeutica” spiega Ciro Indolfi, Presidente della SIC “in considerazione degli ottimi risultati raggiunti in termini di allungamento della speranza di vita e della minore invasività e maggiore efficacia rispetto alla tecnica chirurgica”.

 

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