La sostenibile leggerezza delle risorse alternative in ateneo

citta sostenibili

Lo sviluppo sostenibile risponde all’esigenza di conciliare la crescita economica del presente con la prevenzione delle risorse naturali per le generazioni future; quindi deve soddisfare le esigenze della qualità della vita, nel pieno rispetto degli ecosistemi che ci sostengono.

Nella prima metà degli anni 70 del Novecento lo studio Limiti dello sviluppo del Massachusetts Institute of Technology rivelò che la crescita produttiva del modello di vita in atto avrebbe nel tempo portato al consumo totale delle risorse della Terra.

Tuttavia, sosteneva la ricerca, erano possibili modelli di sviluppo alternativi.  Fece breccia l’idea di una crescita economica che consumasse le risorse naturali nei limiti, così da garantire la disponibilità delle stesse risorse per le generazioni future; l’introduzione di un modello di consumo, appunto sostenibile, per il beneficio delle persone e degli ecosistemi.  E nel 1972 l’ONU organizzò la prima Conferenza sull’Ambiente Umano.

La crisi petrolifera degli anni ’70: dalla teoria alla pratica

crisi del petrolio sorry no petrolCaso volle che esattamente un anno dopo, nel 1973, il mondo occidentale fu colpito dalla crisi petrolifera determinata dai Paesi arabi che decisero di limitare l’esportazione di petrolio e di aumentarne il prezzo.

L’aumento del costo del petrolio fece rincarare il costo dell’energia in molti Paese dell’Ovest del mondo, i quali, oltre a dover affrontare la conseguente inflazione, furono costretti ad adottare misure di austerità per limitarne il consumo.   Un brusco passaggio dalla teoria della ricerca dell’Istituto statunitense alla pratica, che portò l’Occidente a prendere seriamente in considerazione l’uso delle fonti rinnovabili al posto dei combustibili fossili.

L’avvio  dell’ approfondimento del concetto di sostenibilità nei decenni seguenti,   portò il World Summit on Sustainable Development di Johannesburg  del 2002, ad individuare tre dimensioni, strettamente collegate tra loro, che permettono l’applicazione integrata dello sviluppo sostenibile, che sono:
–  dimensione economica: intesa come modelli di produzione e consumo;
– dimensione sociale: rispetto delle diversità culturali, rispetto dei diritti e libertà fondamentali, sicurezza e pace;
–  dimensione ambientale: intesa come protezione e gestione delle risorse naturali.

L’innovazione universitaria italiana

studiare la sostenibilitàDalla definizione delle 3 dimensioni si comprende come lo sviluppo sostenibile sia un tema complesso che coinvolge aspetti giuridici, energetici, urbanistici, sociologici, finanziari ed economici. Competenze interdisciplinari che necessitano di figure professionali. Per questo negli ultimi anni si è andata affermando nelle Università un corso specifico interdisciplinare.

Un corso di Sostenibilità, altamente innovativo, è stato introdotto dall’Università di Siena, la quale fa parte del network dell’ONU “Sustainable Development Solutions Network”, nato nel 2012, con l’obiettivo di individuare le soluzioni per lo sviluppo sostenibile. Alla sua quarta edizione, si si prefigge di fornire le basi per comprendere i problemi riferenti alla sostenibilità e di individuare figure professionali di riferimento dell’area. Il docente responsabile è il professore Simone Bastianoni, del dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’Ambiente.

Alla seconda edizione, il Master in Sviluppo Sostenibile, Geo-politica delle risorse e Studi artici, organizzato dalla SIOI (Società italiana per l’Organizzazione Internazionale, Unitelma Sapienza e Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Master specifici e lauree magistrali in architettura, economia, chimica, turismo, agraria, solo alcuni dei settori di studio e ricerca che vengono affrontati da una prospettiva sostenibile e interdisciplinare. Così come la biotecnologia, pensiamo  solo al biorisanamento del terreno o l’ingegneria dei materiali sempre più rivolti alla manipolazione di materiali innovativi, come ad esempio le marmitte catalitiche e a tutti i dispositivi non inquinanti.

Percorsi formativo-professionali, dunque, indirizzati verso la conoscenza di risorse alternative che abbiano un impatto meno invasivo sull’uomo e il suo habitat naturale.

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