Romanae Disputationes. L’arte dell’argomentazione

Romanae DisputationesVenerdi 20 ottobre 2017 alle ore 15.00 nell’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore si dà l’avvio alla quinta edizione di Romanae Disputationes, un concorso nazionale di filosofia per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado che, per il triennio 2018 / 2020, ha ottenuto il riconoscimento ufficiale del Miur.

Si tratta di una manifestazione promossa da ToKalOn – Didattica per l’eccellenza, un’associazione di professori, docenti universitari e liberi professionisti, creata da Marco Ferrari, nata al fine di realizzare percorsi didattici con metodologie d’eccellenza atte ad implementare nei giovani discenti la passione per il sapere.

È possibile iscriversi al concorso fino al 16 dicembre 2017. Per l’apertura dei lavori quest’anno è prevista una lectio magistralis su “la natura del bello” tenuta dal prof. Elio Franzini, docente di estetica dell’Università Statale di Milano.

Possono partecipare all’evento inaugurale sia in presenza che in streaming, tutti gli studenti provenienti dagli istituti secondari di secondo grado dislocati sul  territorio italiano. Quindi, da venerdì si darà il via alle speculazioni sulla specificità e autenticità del bello. Che cosa è la bellezza? Che impiego se ne fa nella contemporaneità?

Tematiche delicate che impongono un non facile esercizio logico e dialogico. Dopo la fase iniziale gli studenti potranno cimentarsi in dissertazioni sotto la guida dei propri docenti e di professori che li supporteranno nella preparazione degli elaborati scritti e dei video. La premiazione e la convention finale è prevista il 16 e 17 marzo 2018 a Roma.

In generale le Romanae Disputationes, richiamando l’attenzione sulla necessità mai impropria per l’essere umano di cercare e ri-cercare la verità, hanno il potere di creare una comunità virtuale e virtuosa, un vero e proprio circolo di senso.

Romanae Disputationes 2Eppure in questo mondo infallibilmente tecnocratico l’esercizio teoretico, nelle sue forme più disparate, sembra aver perso il suo antico valore. Inutile infatti perdere tempo ( e denaro) in astrazioni illogiche, quando la scienza richiede menti informatizzate pronte a programmare dispositivi analogici sempre più sofisticati.  Indubbiamente la questione viene mal posta, laddove ci si ostina a scindere lo scibile umano in sapere scientifico e umanistico, una dicotomia che rende la conoscenza in-ferma.

Per questo appare assai significativa la scelta della tematica di quest’anno: il bello, umano e terreno, con le sue infinite concettualizzazioni supera gli antichi dualismi, chiamando in causa la dimensione razionale, contestuale, corporale, spirituale e psicologica dell’uomo.

Perché siamo esseri viventi capaci di sentire la scossa provocata dalla bellezza fugace inaspettata, uno spaesamento che ci costringe a riflettere sul legame fra l’anima e il corpo, fra i sentimenti e i giudizi, il senso e il non senso. In certo qual modo il bello, sublime per sua natura, ha una potenza evocativa che ci mette di fronte alla nostra destinazione, ci ricorda che siamo il nostro progetto. Chi vogliamo diventare? Cosa vogliamo per il nostro futuro?

Dunque, le Romanae Disputationes  ci rammentano che le domande esistenziali hanno un ruolo di indiscussa centralità nella formazione dei giovani discenti. La conoscenza è un lungo processo analitico, un cammino attra-verso la verità.

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